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Kenshi – Recensione versione 1.0

Kenshi – Recensione versione 1.0

“Sembrava impossibile, ma alla fine ce l’ha fatta” è il tipico pensiero che passa per la testa quando un gioco in lavorazione da anni esce dall’Early Access. Kenshi in questo è il maestro. Dopo dodici anni di gestazione finalmente anch’esso vede la luce: l’RPG single player post-apocalittico sviluppato da Lo-Fi Games è ufficialmente disponibile dal 6 dicembre su Steam al prezzo di 26,99€.

Nel corso del tempo Kenshi è riuscito a far parlare di sé, raccogliendo moltissimi pareri positivi. L’idea alla base del titolo è davvero interessante e ben riuscita: ci ritroviamo catapultati in 870 chilometri quadrati di sabbia e desolazione, con accampamenti quasi distrutti e improvvisati, ed è qui che la nostra avventura ha inizio. L’esperienza di gioco che Kenshi regala è un colpo di labirintite: ci sentiamo persi e desiderosi di trovare uno scopo per i nostri personaggi.

 

L’inizio del viaggio

Una volta scelta la difficoltà di gioco con cui avventurarci in queste pericolose terre, e con essa il background del personaggio (o personaggi), è il momento di fare i conti con la schermata che permette di personalizzarli: vi sono numerosi cursori con cui modificare il loro aspetto fisico e ben quattro razze disponibili, ciascuna caratterizzata da incrementi e diminuzioni di varie statistiche, difficilmente interpretabili nella prima partita. Si sarà comunque costretti, per via della difficoltà, a fare più di una run, avendo così la possibilità di provare nuove razze, comprendere i background e l’impatto che le statistiche hanno.

 

Kenshi recensione steam

Kenshi non è un RPG convenzionale: il titolo infatti non presenta una vera main quest. Ci sono piccole quest secondarie che imbastiscono e preparano il terreno alla comprensione del lore, ma sono poche e non vengono indicate sulla mappa. Principalmente è il giocatore a dover trovare il proprio scopo, il movente all’interno del mondo virtuale (insomma è un sandbox, NdPlinious). Diventare mercanti, minatori o predoni delle dune è una scelta completamente personale e una non esclude l’altra. È infatti possibile avere più di un personaggio contemporaneamente: ogni PG può essere controllato tramite i comandi tipici di un gestionale o di uno strategico, con tanto di visuale isometrica.

Kenshi non è un gioco facile: bisogna prestare continuamente attenzione ai parametri dei propri companion, mantenerli nutriti e in salute. Il titolo fa pesare molto le condizioni di sopravvivenza dei membri del gruppo e mette costante pressione attraverso le innumerevoli fazioni presenti nella mappa. Diversi gruppi di banditi possono tentare di estorcere del denaro per continuare a vendere la loro protezione, mentre gruppi religiosi possono imporre il proprio credo pena la condanna a morte per eresia.

Kenshi dà alla morte un significato particolare: la dipartita di ogni personaggio pesa gravemente a causa della permadeath e incentiva il giocatore a non commettere più determinati tipi di errori poiché questi hanno conseguenze, nella maggior parte dei casi, irreversibili. È opportuno valutare con molta calma le scelte da prendere, utilizzando la barra spaziatrice per mettere in pausa il gioco e analizzando la situazione circostante e lo status dei nostri personaggi. Il gameplay di Kenshi è dunque molto lento, tanto che il completamento di una minuscola task rappresenta già una grandissima conquista.

 

Uno scatolone di sabbia

La prima impressione che si può avere dell’ambiente di gioco è sicuramente paragonabile a quella che i soldati italiani hanno provato nella loro prima esperienza in Libia: uno scatolone di sabbia. Ma questo scatolone possiede nella sua conformazione una grande varietà di ambienti che garantiscono molte ore di esplorazione, soprattutto ai giocatori più curiosi. La mappa di Kenshi, come ricordato nella nostra intervista al lead developer Chris Hunt, rappresenta il mondo di gioco più ampio dai tempi di The Elder Scrolls II: Daggerfall.

A rovinare questo maestoso quanto pericoloso paesaggio post-atomico è, purtroppo, il motore grafico, che in dodici anni di sviluppo non è arrivato ad un punto stabile. Modelli e texture hanno un aspetto molto datato e l’ottimizzazione non è delle migliori. A completare il quadro si aggiungono tanti caricamenti fra le aree della mappa, che rallentano il ritmo di un gameplay già particolarmente lento. Tuttavia, considerando l’ambizione sconfinata e la natura indie del titolo, la cosa era prevedibile.

 

HUD e inventario

Non tutta l’interfaccia è immediatamente comprensibile: alcune funzioni si riescono a capire e ad utilizzare in maniera efficiente solo andando avanti con il gioco. Mi riferisco principalmente alla parte destra dell’HUD, che controlla tutte le funzionalità di tipo gestionale. Prendendo in esame il tasto “Jobs”, è possibile settare una scala di priorità di lavori che il personaggio deve svolgere. Tutte le altre funzioni si riferiscono all’approccio che i personaggi devono avere nei confronti degli NPC. In quella parte del menu è anche possibile aumentare la velocità di gioco con due diversi gradi di intensità oppure fermare il tempo.

In aiuto del giocatore, comunque, compaiono dei pop-up abbastanza discreti che spiegano le varie meccaniche di base a mano a mano che queste vengono affrontate nel corso delle sessioni di gioco. Sulla parte sinistra vi è invece un fitto elenco di indicatori che rappresentano la fame del personaggio e i punti salute massimi per ogni parte del corpo. È necessario controllare spesso quegli indicatori durante i combattimenti con i nemici.

 

Kenshi recensione steam

A tal proposito, Kenshi non ha meccaniche action o a turni: la risoluzione dei combattimenti è completamente controllata dall’IA. L’unica azione diretta che si può effettuare è il targeting del nemico, ma per il resto la risoluzione del conflitto è tutta in mano alla statistica. L’abilità del giocatore risiede nel saper valutare quando è adeguato far parlare le armi e quando, invece, è meglio negoziare una soluzione pacifica.

Passando all’inventario, questo possiede non soltanto un indicatore di peso massimo che il PG può trasportare, ma anche una griglia in stile Deus Ex in cui bisogna incastrare gli oggetti che si comprano o si lootano. Vengono contati quindi sia il peso che lo spazio occupato dagli oggetti, due fattori che rendono particolarmente ponderata anche la scelta di materiali o oggetti da lasciarsi indietro.

 

Il nostro insediamento

La possibilità di creare il nostro accampamento, espandibile e fortificabile, rappresenta un punto cardine del gameplay di Kenshi. La meccanica sandbox è infatti in grado di regalare una discreta varietà di costruzioni, tutte accessibili attraverso un’interfaccia intuitiva e di facile comprensione. Queste caratteristiche lo rendono un gioco adatto sia agli amanti degli RPG hardcore che ai neofiti del genere.

Il sistema di crafting è molto intuitivo per via dell’utilizzo esclusivo, per le prime tipologie di costruzione, dei cosiddetti “building materials”, di facile reperibilità. Kenshi riesce dunque ad impostare un grado di difficoltà che si adatta bene al progredire dell’apprendimento del giocatore, almeno in questa meccanica un po’ più elaborata.

 

Kenshi recensione steamCostruire un accampamento o una città presenta i suoi rischi, come tutto. Mantenere una posizione fissa nella mappa permette a tutte le fazioni di poter trovare il giocatore con estrema facilità e di poter esercitare su di lui un potere di ricatto enorme. Queste, infatti, distruggeranno senza rimorso l’accampamento e uccideranno tutti i PG se si decide di non accondiscendere alle loro richieste, o quantomeno di negoziarle nella schermata di dialogo.

Suddetti dialoghi sono a scelta multipla e purtroppo risultano poco elaborati rispetto ad altri RPG contemporanei. Nelle conversazioni il numero di possibili reazioni degli NPC alle proprie risposte è solitamente limitato: sono pochi i companion o NPC con cui è possibile avere una conversazione degna di questo nome.

Durante il corso dell’avventura è comunque possibile interagire con diversi NPC: commercianti di vario tipo, rappresentanti di fazioni, personaggi assoldabili per la nostra squadra oppure mercenari professionisti che, se pagati giornalmente, possono proteggere la propria città e regalare qualche giorno di tranquillità in più.

Il denaro però scarseggia, sempre. Non importa quanto si riesce a guadagnare da giorni di lavoro passati a raccogliere il rame spaccandosi la schiena: i soldi che si fanno sono comunque pochi, e la fame molta. La vita in Kenshi non è dura, di più.

 

Kenshi recensione steam

3

Considerazioni finali

Nonostante un’ottimizzazione altalenante e qualche bug Kenshi si dimostra un titolo dalle grandissime potenzialità. Un gioco adatto agli amanti del genere RPG e, seppur con uno scoglio iniziale da superare, anche ai neofiti del genere. Kenshi spaventa e disorienta, ma una volta compreso il funzionamento il tutto viene da sé ed è più facile godersi la cruda esperienza di gioco in queste terre desolate e pericolose.

Il titolo richiede la pazienza e la capacità di capire che le scelte avventate possono essere letali, per cui in ogni momento è necessario valutare la situazione e cercare di guadagnarne il massimo. Ponderate ogni azione, perché in Kenshi ogni errore potrebbe essere l’ultimo.

La nostra scala di valutazione

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2 pensieri su “Kenshi – Recensione versione 1.0

  1. Skur Main

    Mi sembra una calderone di buone intenzioni, ma se non si usano alcuni ingredienti fondamentali, non solo non si innova ma nin si da nessun sapore al titolo.

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