THE ELDER SCROLLS ONLINE: HORNS OF THE REACH – RECENSIONE

THE ELDER SCROLLS ONLINE: HORNS OF THE REACH – RECENSIONE

Abbiamo provato per voi l’ultimo DLC uscito per The Elder Scrolls Online: Horns of the Reach. Disponibile su PC, PlayStation 4 e Xbox One nelle due versioni da 1500 e 3500 Crown (pari a 12,99€ e circa 24,00€), come tutti gli altri DLC è incluso nel pacchetto dell’abbonamento ESO Plus.

La versione Collector oltre ai contenuti di quella normale include una cavalcatura lupo, un pet complementare e cinque pergamene XP. I contenuti per chi acquista Horns of the Reach sono fondamentalmente due dungeon inediti, Falkreath Hold e Bloodroot Forge, entrambi raggiungibili a piedi da Craglorn o direttamente con il Group Finder. Questi dungeon forniscono accesso a un totale di sei nuovi set, due per categoria di armatura, e due nuovi monster set, dedicati principalmente a damage dealer e healer, anche se il set da curatore può risultare utile anche ad alcune build da tank.

Veniamo quindi ai contenuti del DLC.

 

 

La Rocca del Falkreath

Falkreath Hold rappresenta una città-fortezza sotto attacco dagli uomini del Reach e dei loro cornuti alleati, i Minotauri. Sarà quindi compito dei giocatori spezzare l’assedio e riuscire a salvare lo Jarl. Tuttavia non mancheranno gli imprevisti ed i colpi di scena, in una scenografia complessivamente superiore ai dungeon del gioco base.

Anche se la narrazione è drammatica e incalzante questo dungeon risulta tuttavia breve per un dungeon da DLC. Gli incontri sono vari e non sanno di già visto, costringono a sfruttare l’ambiente circostante per sopravvivere, e la difficoltà non è banale nemmeno nella versione normale. Soprattutto il boss finale!

 

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Le Radici di Sangue

Nella Bloodroot Forge troveremo invece una miniera tra i monti di Craglorn, invasa dal Deadhorn Clan il quale ha schiavizzato i Nord presenti per farli lavorare al suo servizio e darli in nutrimento alle piante lì presenti. Durante questo dungeon troveremo molti elementi platform che lo renderanno divertente, e pure l’ambientazione risulterà parecchio suggestiva, forte dei validi effetti di illuminazione del gioco, qui sfruttati appieno. Gli incontri coi boss saranno un crescendo di difficoltà tuttavia, avendo ben chiari gli elementi del boss, questo non risulterà mai troppo impegnativo.

Non vi resta quindi che buttarvi a capofitto in questi dungeon, anche se, potendo dare un suggerimento, a livello narrativo avrei preferito giocare prima Bloodroot Forge piuttosto che Falkreath Hold, cosa che secondo me aggiunge drammaticità al secondo e in generale alla storia.

 

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