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The Elder Scrolls Online: Wolfhunter – Recensione

The Elder Scrolls Online: Wolfhunter – Recensione

Dal 13 agosto è live il nuovo DLC a tema licantropia di The Elder Scrolls OnlineWolfhunter. Come da tradizione esso è disponibile gratuitamente per tutti i giocatori con l’ESO Plus attivo, oppure può essere acquistato tramite il Crown Store.

Wolfhunter è sostanzialmente un dungeon pack, poiché aggiunge due nuovi dungeon all’attuale comparto dei 32 disponibili (trial escluse, ma contando tutti i DLC): questi sono March of Sacrifices e Moon Hunter Keep. Come tutti i precedenti dungeon DLC Wolfhunter arriva ad un prezzo non troppo competitivo di 12,99€ tradotti in Crown sonanti, fornendo i soliti contenuti che ci si aspetta ormai da questo tipo di DLC di ESO: cioè nuovi set armature, nuove skin a tema, nonché cavalcature e pet per chi aspirasse all’edizione Collector (circa 28€) a tema Silver Dawn.

Insieme al DLC arriva inoltre l’Update 19, che aggiunge un nuovo Battleground (l’Istirus Outpost), modifiche all’Alliance War di Cyrodiil, un nuovo sistema di respec delle abilità e vari miglioramenti ai lupi mannari.

 

 

La Marcia dei Sacrifici

Il reame di Hircine in cui entreremo per dimostrarci degni dei suoi favori è sicuramente un luogo dall’aspetto non alieno per essere un reame daedrico. Il nostro tragitto si snoderà lungo tutti gli Hunting Ground (uno dei tanti Ground per dir la verità) e inizieremo il percorso assieme a molti altri sedicenti cacciatori NPC, oltre che tre fidati compagni giocanti. In questo non ho potuto non notare un richiamo alla mitologia celtica con la caccia al cervo bianco o, più comunemente ritrovato in lingua di Albione, White Stag. Ci si poteva sforzare forse un po’ di più in questo senso, anche se resta il fatto che la trama è perfettamente funzionale al dungeon ed al suo tema.

Percorrendo la marcia dovremo confrontarci con diversi boss, come le sorelle Wyrd, spriggan, altri cacciatori ed il fantomatico cervo che tuttavia non rappresenterà l’ultima delle nostre fatiche, ma non continuiamo oltre per non svelare troppo sulla trama di March of Sacrifices.

L’ambiente del dungeon è studiato e ben curato: non ci si perde mai attraversando la foresta, tuttavia non si ha nemmeno l’impressione di essere in un corridoio. Hircine sarà sempre ad osservarci come presenza costante. Gli avversari sono nella norma, spronando il giocatore ad impegnarsi ma senza risultare difficili o punitivi. Invece i boss richiedono, specie alcuni, di osservare bene le meccaniche con il rischio di perdere lo scontro o allungarlo a dismisura. La prima volta che ho affrontato le tre sorelle Wyrd, come tank, ho trovato decisamente bruttina l’implementazione dello spazio ristretto per cui è studiato lo scontro. In parole povere, in questo spazio ristretto il tank deve gestire i posizionamenti delle tre sorelle mantenendole separate tra loro, tuttavia se si entra in acqua lasciando l’isolotto l’incontro resetta parzialmente o totalmente. Molto divertente il primo incontro con il cervo, con meccaniche varie e intriganti, anche se una volta che si conosce lo scontro la sensazione diventa di noia e lungaggine. Peccato. Gli altri boss hanno poco o nulla di originale, eccetto l’ultimo con un’interessante meccanica di kiting.

March of Sacrifices nel complesso è vario e interessante ma a tratti sfocia nel banale o noioso, specie se farmato assiduamente. Fortunatamente non è un dungeon che richiede complessivamente molto tempo e quindi lascia un buon feeling globale, pur non avvicinandosi lontanamente al mio personale podio dei migliori di ESO.

 

The Elder Scrolls Online Wolfhunter recensione - March of Sacrifices

Rocca dei Cacciatori della Luna

Il secondo dungeon, Moon Hunter Keep appunto, è ambientato in una fortezza di cacciatori del Silver Dawn che è caduta nelle mani di un potente clan di licantropi guidati dalla matriarca Vykosa, una Khajiit licantropo. In perfetta tradizione Bethesda/ZeniMax, inizieremo il percorso da una cella (ricordate tutti Oblivion, vero?). Ben presto però ne usciremo per arrivare nel complesso fortilizio del Silver Dawn, proseguendo via via in una salita che ricorda molto da vicino esperienze simili, anche a livello tematico, come Shadowfang Keep di World of Warcraft. Insomma, anche questo dungeon a livello di originalità pura non rappresenta nulla di mai visto o già letto da qualche parte.

La fortezza e il dungeon hanno un design che ho apprezzato molto, con percorsi alternativi senza mai sfociare nel dispersivo. I “nuovi” NPC sono interessanti ma non fan certo urlare alla novità, tuttavia come trash mob funzionano bene. I boss hanno meccaniche ben calibrate, in quanto non impegnativi se affrontati correttamente ma punitivi in caso contrario. Inoltre non risultano monotoni, grazie anche ad alcune particolarità, dando ai diversi scontri una connotazione fortemente incentrata sul posizionamento corretto e sui movimenti del party. Nel complesso un dungeon ben curato, che sta sicuramente un passo sopra al suo compagno di DLC e alla pari con gli altri disponibili nel gioco.

 

The Elder Scrolls Online Wolfhunter - Moon Hunter Keep

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