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The Elder Scrolls Online: considerazioni sull’housing – Speciale

The Elder Scrolls Online: considerazioni sull’housing – Speciale

Dopo il recente reveal di Matt Firor oggi torno a parlare dell’housing per The Elder Scrolls Online, cercando di riunire tutte le informazioni uscite finora e aggiungendoci un po’ di considerazioni personali. A detta del game director il cosiddetto player housing verrà introdotto nel MMORPG di ZeniMax con un update all’inizio del prossimo anno. Non sappiamo ancora se l’aggiornamento sarà gratuito o a pagamento, ma non è improbabile un DLC da acquistare nel Crown Store.

Sono convinto che l’housing sia un’ottima novità, un’aggiunta di cui c’è bisogno. Come ho già detto in altre occasioni, infatti, The Elder Scrolls Online ha un disperato bisogno di attività alternative al questing e al combattimento. L’housing è sempre stato un aspetto importante di ogni Elder Scrolls, e a maggior ragione diventa fondamentale in un MMORPG per dare una sensazione di presenza e permanenza nel mondo virtuale. Se vogliamo, è anche una questione di credibilità: com’è possibile che il nostro personaggio, leggendario salvatore di Tamriel, non abbia neanche una casa in cui dormire alla stregua dei barboni? Questa domanda senza risposta potrebbe finalmente cessare di essere all’inizio del 2017.

 

This one is very happy

Il video diffuso dalla software house americana mostra una serie di case, diverse per razza (ogni razza presenta un modello di abitazione differente in base alla sua cultura) e dimensione (tre le dimensioni disponibili: small, medium e large). Da quanto si vede nel video queste abitazioni sembrano già precostituite, ma non si può escludere un sistema modulare a là Heartfire, in cui il giocatore può aggiungere o rimuovere stanze dalle strutture, upgradarle nel tempo o sbloccarle completando delle quest (che sarebbe sicuramente apprezzabile). Probabilmente le case in questione non sorgeranno in regioni inedite, dato che dopo l’uscita di One Tamriel numerosi edifici nel mondo di gioco risultano chiusi o inaccessibili in attesa di “rinnovo”. Sebbene però Firor non l’abbia detto esplicitamente si può dare per assodato che l’housing sarà istanziato (“You can own a piece of Tamriel”), anche se non è ancora chiaro quanto pesantemente.

 

housing

Heartfire è un DLC di Skyrim dedicato alla possibilità di costruire una casa e metter su famiglia.

Questo non è per forza un aspetto negativo: certo, sarebbe un po’ il sogno di tutti vedere città costruite dai player all’interno del mondo di gioco come in Star Wars Galaxies, ma questa impostazione è molto complicata da realizzare con una popolazione giocante così massiccia (l’housing non istanziato in un MMO con milioni di utenti sarebbe il caos più totale), nonché poco consona al gameplay degli Elder Scrolls. Nella saga singleplayer ogni giocatore impersona un eroe, cosa che è stata trasposta anche nel MMORPG, e di conseguenza avrebbe forse poco senso vedere ovunque grandi magioni e residenze degne di un re. Inoltre l’ambientazione di The Elder Scrolls, fatta di città iconiche come Whiterun e Riften, mal si adatta a città create a mano dai giocatori. D’altronde fin dal day-one The Elder Scrolls Online ha fatto pesante affidamento su phasing e istanze (pure troppo), per cui tanto vale continuare su questa strada.

 

Tra WildStar e Star Wars Galaxies

Partiamo dalle basi: il possesso di case sarà account-bound. La scelta di ZeniMax di non legare l’housing al singolo PG ma a tutto l’account, un po’ come i champion point, è sacrosanta. È anche importante la conferma che le case andranno comprate con i gold e, almeno all’inizio, non con le Crown: Firor ha infatti dichiarato che completando una quest si potrà ottenere gratuitamente un appartamento iniziale, mentre le case più grandi andranno acquistate con la valuta del gioco. Questo è ottimo per due motivi: innanzitutto allontana il gioco dallo spettro del pay to win (cioè dal rischio che le case migliori possano essere comprate con moneta reale) e poi consente di ridurre l’inflazione in-game. Storicamente, infatti, l’housing è un ottimo sistema di gold sink nei MMORPG, dato che permette ai giocatori di spendere denaro per arredi e case costose.

Discorsi economici a parte, l’housing potrebbe anche alleviare il problema atavico dello spazio nell’inventario, sempre troppo ristretto (in particolare se si intraprendono più professioni di crafting). Avere abitazioni, fornite magari di bauli, in cui poter riporre oggetti e collezionabili di ogni sorta sarebbe una manna dal cielo per molti avventurieri di Tamriel. Per evitare inoltre che diventi una feature inutile ci devono esserci incentivi sensati per l’housing, come ad esempio uno status di “rested” con bonus all’exp se si fa il log out in casa.

 

housing

Mi sa che ho esagerato…

ZeniMax deve insomma dar vita a un sistema di housing sensato e, soprattutto, interattivo. In altre parole, ci devono essere un sacco di opzioni di personalizzazione e oggetti con cui poter interagire. Ricordate l’housing di WildStar, con la possibilità di customizzare ogni più piccolo dettaglio del proprio rifugio virtuale? Ecco. L’introduzione della skill di crafting “furniture” (arredamento) promette bene in tal senso: si verrà così a creare una nuova professione a Tamriel, che ricorda tantissimo quella di Star Wars Galaxies (gira e rigira, SWG torna sempre). Già m’immagino che gli arredatori più bravi saranno particolarmente richiesti per via dei mobili e delle decorazioni con cui potranno arricchire le case virtuali. E questa potrebbe rivelarsi una cosa estremamente positiva per la cementificazione di una community viva e partecipativa. Ma, perchè ciò accada, c’è innanzitutto bisogno che lo spazio dell’housing sia uno spazio “sociale” e, quindi, condiviso dai giocatori.

 

Bene ma non benissimo

Questo è l’aspetto su cui al momento nutro più dubbi per il DLC. Per evitare infatti che l’housing in The Elder Scrolls Online diventi come le guarnigioni di Warlords of Draenor, in cui i giocatori finivano per isolarsi senza più uscire dalla propria istanza, è importante che si spinga sul lato sociale, stimolando i player a incontrarsi e interagire. Firor ha detto che l’housing, proprio come One Tamriel, “is about being social”, eppure questo non basta a tranquillizzarmi del tutto. Il game designer ha infatti dichiarato che si potranno invitare in casa altri player e che ci sono abitazioni molto grandi in cui le gilde potranno incontrarsi, ma senza parlare esplicitamente di guild hall.

Ora, io spero che questa sia una feature che verrà svelata da ZeniMax nei prossimi mesi, perchè le sedi di gilda non possono assolutamente mancare. Trovarsi tutti a casa di un amico con una dimora spaziosa non basta: le guild hall sono un luogo fondamentale di aggregazione e crescita della community. Nei MMORPG non c’è sensazione più bella di costruire insieme una grande casa condivisa con i propri amici e compagni di gioco: per conferma chiedere agli ex-giocatori di Vanguard: Saga of Heroes, dove era possibile edificare enormi guild hall.

 

housing

Andatelo a dire a un ex-giocatore di Vanguard: Saga of Heroes che le sedi di gilda non sono importanti…

La soluzione migliore (e al tempo stesso fattibile) sarebbe dunque far sorgere queste strutture in aree istanziate, in cui tuttavia all’interno della stessa zona ci siano le case dei giocatori e la relativa sede di gilda. Se non sbaglio funziona così in Lord of the Rings Online, per restare nell’ambito dei themepark di cui TESO fa parte (ma non sono molto esperto di LOTRO, quindi qualcuno mi corregga pure se sbaglio).

In conclusione, l’housing verrà introdotto a inizio 2017 e potrebbe segnare una svolta per The Elder Scrolls Online. La carne al fuoco è tanta, ma se ZeniMax dimostrerà di saperla cuocere bene è la volta che trasloco a Tamriel. Chissà se lì si paga l’IMU.

 

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