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Elden Ring – Recensione

Elden Ring – Recensione

L’ultima fatica di FromSoftware è probabilmente IL titolo di questo 2022. Dopo aver rilasciato quell’altro capolavoro chiamato Sekiro: Shadows Die Twice, che si discosta dalla classica formula soulslike in favore di un approccio più action/stealth e concentrato su battaglie dove parate e contrattacchi decidono tutto, il team giapponese capitanato da Hidetaka Miyazaki ha portato alla luce un action RPG che molto richiama la fortunata serie Dark Souls, ma sia per la natura open world che per una serie di idee raccolte in più di dieci anni dello studio, riesce a riportare nei cuori dei giocatori la gioia dell’esplorazione, della scoperta e della conquista di ogni singolo centimetro di pianura, bosco, maniero in rovina, caverna, vulcano e picco innevato (e quanti ancora ne dovrei dire!), a suon di morte e crescente consapevolezza.

Questo è Elden Ring, disponibile su PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox One, Xbox Series X/S e su PC tramite Steam o lo Store Bandai Namco.

 

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Le meraviglie dell’Interregno

Dopo aver scelto una classe e aver dato forma al nostro personaggio con il consueto creator, un’epica cutscene introduce la storia e alcune delle importanti personalità del mondo di gioco ed infine (proprio come i non morti della serie Dark Souls), il nostro umile Senzaluce si risveglia dall’oblio con l’obiettivo di diventare il nuovo Lord di queste terre.

Ci risvegliamo in una caverna oscura, ed un silenzioso spirito ci indica quello che è di fatto un non proprio chiaro percorso tutorial. Prendiamo confidenza con l’equipaggiamento scarno di cui siamo in possesso, ci facciamo strada sino dinanzi un grande portale che spingiamo con entrambe le braccia e così il nostro piccolo Senzaluce con le ambizioni di un Lord viene investito da una veduta maestosa. Le terre verdeggianti e ventose di Sepolcride si estendono fin dove l’occhio vede, sovrastate a nord dal castello di Grantempesta e ancora oltre, leggermente ad est, si staglia immenso l’Albero Madre, nostro obiettivo ultimo.

Era necessario attardarsi nell’introduzione del mondo di Elden Ring per parlare di quanto questo sia importante e rappresenti di fatto il vero protagonista del gioco. L’esplorazione della prima area di gioco è quasi soverchiante, ed in senso positivo, per la quantità di luoghi, oggetti e nemici che andremo ad incontrare. Questa è l’area dove capire come muovere i primi passi ed è più dilatata ed accogliente (per quanto possa esserlo, stiamo sempre parlando di un soulslike), rispetto ad altre zone più avanzate del titolo.

Risulta abbastanza chiaro dopo breve tempo che seguire il primo obiettivo della nostra quest per diventare Lord richiede una maggior comprensione del mondo nel quale stiamo muovendo i primi passi. Ed è dopo questa considerazione che Elden Ring mostra tutto il suo potenziale inizialmente nascosto.

Solo dopo aver sconfitto il boss nel Castello Grantempesta ci rendiamo conto che tutta la strada fatta in ogni direzione cardinale, i nemici sparsi a Sepolcride e tutta una serie di meccaniche incontrate sino a quel punto hanno svolto solo il ruolo di tutorial. Elden Ring impone, in ogni aspetto della progressione, i suoi tempi. In questo modo anche il mondo di gioco diventa un gigantesco nemico da imparare a conoscere e padroneggiare, al pari di quelli armati che incontriamo ad ogni piè sospinto, ed esattamente come loro continua a stupire fino alla fine.

L’introduzione della mappa è un elemento che funge da catalizzatore per un’esplorazione compulsiva. Il mondo è così pieno di caverne, miniere, castelli, chiese e piccole rocche in rovina che quando si rinviene un frammento di mappa del mondo, scoprendo cosa il nostro sguardo non raggiunge, veniamo nuovamente solleticati dalla curiosità e dalla meraviglia della scoperta.

Il cavallo, di nome Torrente, è un’altra risorsa che viene fornita al nostro Senzaluce poco tempo dopo l’inizio dell’avventura. Questi permette, oltre ad una maggior mobilità ed un’agevolazione negli scontri (di cui parleremo meglio più avanti), di utilizzare delle correnti ascensionali sparse per la mappa chiamate Fonti Spiritiche, per effettuare dei salti in grado di superare enormi ostacoli o raggiungere luoghi sopraelevati altrimenti irraggiungibili.

L’altro elemento che svincola dalla limitata verticalità delle mappe dei vecchi Souls è il salto. Parrà poco per un non avvezzo al genere ma questa azione, sdoganata dal team dopo Sekiro, aumenta il dinamismo dell’esplorazione e ha dato modo agli sviluppatori di sbizzarrirsi ulteriormente nel level design.

Se poi da un lato, nell’esplorazione del mondo aperto ci viene lasciato maggior respiro con la possibilità di tornare facilmente presso una grazia (checkpoint come i falò di Dark Souls) e recuperare fiaschette per le cure sbaragliando gruppi di nemici, dall’altro lato l’esperienza di Elden Ring si fa più tesa ed impegnativa quando ci avventuriamo nei grandi punti di interesse come il maniero di Grantempesta o la capitale, caratterizzati da spazi angusti, colmi di nemici nascosti dietro ogni angolo. Qui l’economia delle ampolle di cura torna ad essere di estrema importanza (senza possibilità di recupero se non presso le grazie), e la progressione si allinea a quella dei precedenti Souls.

Unica sbavatura di questo mondo affascinante e pieno di sorprese si trova nelle fasi avanzate del gioco, quasi verso l’endgame, dove alcune aree risultano più spoglie e realizzate più sbrigativamente di altre appartenenti alla prima metà del gioco. Viene da chiedersi se gli sviluppatori si siano trovati a corto di tempo nella creazione del mondo virtuale o se magari alcune aree più spoglie vedranno aggiornamenti futuri legati ad eventuali DLC.

 

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Un gameplay variegato

Affrontando il tema del gameplay, arriva sulla bocca di tutti la domanda: “Ma quanto è difficile questo gioco?”. Come tutti i precedenti Souls, Elden Ring mantiene abbastanza alto il livello di difficoltà poiché chiede di saper valutare le situazioni e trovare le migliori strategie di approccio negli scontri e nell’esplorazione delle aree chiuse, ma è altrettanto vero che si tratta forse del titolo più accessibile di casa FromSoftware.

Le Ceneri di Guerra e le lame per l’affilatura offrono grande versatilità nella modifica delle proprie armi, con diversi moveset speciali, infusioni con i vari elementi e status e la possibilità di cambiare le caratteristiche legate allo scaling dell’armamento. Le ceneri spiritiche sono delle evocazioni attivabili quasi sempre nelle boss fight inscritte in un’arena. Come le armi queste possono essere potenziate con dei materiali, e offrono un grande aiuto se ci si trova in difficoltà.

Con un po’ di attenzione anche i meno avvezzi al genere possono creare, dopo poche ore di gioco, delle build difensive in grado di garantire una progressione più serena. Oltre a ciò, laddove possibile, anche combattere a cavallo può facilitare grandemente alcuni scontri ostici, specie se con bersagli multipli. Inoltre la natura open world del titolo garantisce un alleggerimento in termini di difficoltà, lasciando sempre la possibilità di volgere lo sguardo altrove, quando bloccati in un area, per potenziarsi, scoprire altri luoghi, quest e magari altre strade di cui non si era a conoscenza.

In aggiunta ci sono altre due azioni di combattimento che sono state introdotte in Elden Ring: il sopraccitato salto, oltre a fungere da elemento inedito per l’esplorazione, permette anche di effettuare un attacco pesante in caduta, mentre se si effettua una parata con uno scudo e si preme l’attacco pesante subito dopo il nostro PG contrattaccherà infliggendo maggior danno che con un attacco normale. Entrambe le tecniche sono utili anche per danneggiare in modo significativo l’equilibrio avversario, con la possibilità di stordirlo temporaneamente.

Per tutti questi fattori, risultato dell’esperienza dei vari Dark Souls, Bloodborne e Sekiro, è evidente che Elden Ring non sia semplicemente un seguito di Dark Souls con un mondo più vasto, ma è molto di più.

Ad ogni modo chi è in cerca di sfida negli scontri non resterà assolutamente deluso da Elden Ring. Il gioco propone un enorme quantità di boss obbligatori e facoltativi, molti dei quali rintracciabili nel mondo aperto solo nelle ore notturne. Talvolta, presso i dungeon sotterranei disseminati per l’Interregno, è possibile incontrare dei boss riciclati con poche differenze, ma il livello generale è comunque altissimo e gli scontri non mancano mai di sorprendere.

Anche sotto questo aspetto gli sviluppatori non accompagnano per mano l’utente disponendo i boss secondo un criterio assoluto di difficoltà crescente, ma lasciano che sia il giocatore a sperimentare e rischiare, dando così maggior valore ad ogni azione e scelta che può costarci un bel numero di rune per salire di livello.

 

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Stessa cosa si può dire per la raccolta degli oggetti per il crafting, che è utile, ma non si avverte necessariamente come un obbligo. Offre la possibilità di sperimentare nuovi approcci con i nemici, grazie al fatto che alcuni oggetti (come ad esempio i vasi rituali), possiedono uno scaling sulle caratteristiche del nostro personaggio e possono affiancare e completare alcune delle build che possiamo creare.

Sotto il punto di vista delle armi tra pugnali, spade lunghe, spadoni, spadoni colossali, asce, alabarde, lance, martelli, bastoni per stregonerie, per incantesimi divini e scudi delle più svariate dimensioni e peso, Elden Ring offre una quantità ed una varietà incredibile. Il gioco oltretutto risulta discretamente generoso nel concedere materiali per il potenziamento, ragione per cui il giocatore si sente spinto, anche su questo fronte, alla sperimentazione di tutto ciò che è in grado di reperire.

È opportuno fare notare però che, forse anche a causa dell’elevata quantità di armi e abilità a disposizione, il gioco (che ha ricevuto svariate patch atte a correggere diversi problemi), risulta ancora impreciso dal punto di vista del bilanciamento, con armi dalle abilità veloci e un altissimo DPS ed altre di grossa taglia che vengono penalizzate dalla loro ridotta velocità di attacco. Purtroppo FromSoftware ha cercato di punire maggiormente determinate build aumentando il danno di alcuni nemici, che possono oneshottare i nostri PG.

Come nei precedenti Souls, Elden Ring presenta una serie di quest secondarie legate ai diversi NPC che incontreremo nell’arco della nostra avventura. Il completamento di alcune di queste offrirà anche l’accesso ad uno dei sei diversi finali del gioco, pur rimanendo appunto facoltative e, in alcuni casi, anche piuttosto criptiche e complesse da portare avanti.

Con il rilascio di alcune patch il team di sviluppo è venuto incontro alla community mostrando nella mappa i segnali di posizione degli NPC che sono stati già incontrati. A tal proposito si potrebbe lamentare una certa pigrizia o cocciutaggine autoriale, nel voler mantenere una progressione decisamente “statica” delle quest degli NPC. A partire da Demon Souls la progressione delle quest ha (quasi) sempre visto il nostro eroe interagire con personaggi statici che ci raccontavano qualcosa in modo classicamente enigmatico ed ermetico. Dopodiché, esauriti i dialoghi di quella posizione, al primo caricamento dell’area (sedendosi al falò), l’NPC si “teletrasportava” alla sua prossima posizione dove ci avrebbe aggiornato sui suoi sviluppi. Tutto ciò veniva ripetuto un tot di volte sino a quando il suddetto NPC ci regalava un qualche oggetto, diventava ostile o lo si trovava morto. Questo metodo di progressione narrativa è piuttosto classico e di per sé non è sbagliato, ma potendo approfittare questa volta di un vasto mondo aperto sarebbero stati più interessanti NPC erranti o con la possibilità di accompagnare il nostro PG per brevi tratti. Tanto più che, se nella serie di Dark Souls l’evocazione degli NPC e degli altri giocatori era giustificata narrativamente da uno scorrere del tempo distorto e diverse dimensioni che viaggiavano in parallelo, in Elden Ring questo espediente non trova collocazione nella lore del titolo e pare solo trovare come motivazione un grandissimo “perché sì”.

In generale, la gestione della mole di quest ed NPC, più vasta e sparsa che nei precedenti capitoli, avrebbe probabilmente giovato di una sorta di quest journal o di una semplice schermata di appunti, così da evitare di perdersi del contenuto quando un NPC aveva cripticamente detto qualcosa di fondamentale quaranta ore di gameplay prima, che si è ovviamente dimenticato.

 

recensione

Comparto multiplayer

La componente multiplayer di Elden Ring è piuttosto simile a quanto visto nei precedenti titoli FromSoftware. Il gioco presenta bacini di evocazione in corrispondenza di ogni boss d’area, all’ingresso dei dungeon e così via. Esistono patti, legati all’equipaggiamento di anelli, che permettono l’evocazione in aiuto di altri giocatori che subiscono delle invasioni avversarie, così come è possibile lasciare un proprio segno di evocazione per essere richiamati in aiuto, così da sconfiggere un certo nemico. Non si deve pensare comunque che la natura open world abbia dato il via libera alla possibilità di affrontare l’intera avventura in compagnia di amici: è più da vedere come la possibilità di ricevere un aiuto nei momenti più bui.

In questo senso sembrano un po’ contradditorie alcune scelte, in particolare il mantenere la possibilità di evocare gli altri giocatori soltanto prima di aver sconfitto il boss di zona. In un open world ben fatto come questo, che senso ha vincolare la possibilità di giocare con gli amici ad una progressione che spesso non è neppure evidente, perché non sempre è chiaro quale sia effettivamente il boss di zona?

Il PvP porta con sé, come il multiplayer in generale, tutti i pregi e difetti del passato: sicuramente la quantità di loot disponibile in Elden Ring offre la possibilità di incontrare gli avversari più disparati, ma i tipici problemi di latenza nella risposta su schermo e le hitbox di determinate armi o magie sono un problema che hanno ormai abituato -male- l’utenza, che quasi difende certe meccaniche. Da capire, ancora, qual è il soul-level meta: al momento gli utenti si dividono tra chi intende localizzarlo al 120-130, ed altri che invece ritengono che per la natura enorme del titolo sia necessario arrivare almeno al 150.

 

 

Tra arte e tecnica

Sul lato artistico, come abbiamo già lasciato intendere parlando del mondo di gioco, Elden Ring offre un’art direction incredibilmente ispirata, che lascia sbigottiti per i panorami che riesce ad offrire. L’esplorazione dell’Interregno riporta (per chi l’ha vissuta) a mondi coinvolgenti come quelli di Skyrim o The Legend of Zelda: Breath of the Wild, capaci di raccontare qualcosa anche nel silenzio e nella solitudine del viaggio.

Per l’incredibile varietà e cura che è stata riposta nella caratterizzazione dei vari ambienti, tra l’altro, è quasi un delitto che non sia presente una Photo Mode all’interno del gioco.

Elden Ring mostra leggermente il fianco sul lato audio, dove forse tra le produzioni FromSoftware Bloodborne è stato l’apice da questo punto di vista. Qui le aree aperte hanno sempre un loro tema di fondo che cambia in caso di scontro con nemici, mentre gli scontri con i boss da arena sono sempre muniti di un loro tema unico o legato ad una tipologia di nemico, come ad esempio i Sacriderma, che hanno forse uno dei temi più trainanti della produzione.

Per quanto riguarda il lato tecnico in molti si sono stupiti dei requisiti di sistema annunciati poco prima del lancio, ed in effetti Elden Ring si è spinto molto più in là di quanto ci si aspettava sul lato tecnico, il quale è sempre stato un po’ il tallone d’Achille degli sviluppatori. Su PC il gioco gira molto bene, se non per qualche sporadico crash e alcuni scatti legati a caricamenti di asset dell’area. È possibile giocare a 60 fps senza cali anche nei momenti più affollati e la profondità di campo è notevole.

Sfortunatamente uno dei più grandi nemici del gioco, come ormai è tradizione nei prodotti From, è la telecamera. In spazi ristretti o quando si va a lockare un nemico colossale o che magari spicca il volo, la telecamera rende la comprensione di ciò che accade su schermo davvero complicata. In alcuni casi il problema sarebbe risolvibile con un distanziamento o avvicinamento del nostro punto di vista al PG, ma per il momento questo rimane (assieme alla gravità) uno dei grandi boss del gioco.

Il ciclo giorno/notte e conseguenti effetti sono molto suggestivi, e aggiungo che sarebbe stato ulteriormente interessante trovare un utilizzo più approfondito di questa meccanica in altri aspetti del titolo.

Il gioco risulta gestibile sia pad alla mano che mediante l’utilizzo di mouse e tastiera e, come di consueto (ad eccezione delle esclusive PlayStation), presenta i sottotitoli in italiano ma non il doppiaggio, che è rimasto in inglese.

Per quanto riguarda la longevità Elden Ring è un gioco davvero enorme, in grado di esigere almeno 100 ore per essere completato appieno. Come di consueto per questo genere, è possibile ripartire con il proprio personaggio con un New Game Plus mantenendo livello e tutti gli oggetti ad esclusione di quelli chiave, sia per provare nuovi finali che per lanciarsi in folli combinazioni di equip che, come mostrato dal lancio dalla community, possono portare a risultati davvero incredibili.

 

 

  • Voto finale
4.5

Considerazioni finali

Elden Ring è uno di quei fenomeni che scuote l’industria e, si spera, sia in grado di dare suggerimenti alle grandi software house affinché realizzino prodotti con un’identità più forte e coraggiosa. Prodotti con un carattere e, perché no, spigoli fastidiosi ai quali l’utente che si avvicina deve abituarsi.

La difficoltà tanto millantata di questi titoli è in realtà una scelta autoriale chiara e che accetta pochi compromessi, in antitesi con un certo modo di far videogiochi che lascia i cervelli spenti e gli utenti appagati.

FromSoftware dimostra colpo su colpo di ascoltare i propri utenti e le proprie criticità interne e, come già detto, Elden Ring rappresenta il coronamento di quanto appreso in più di dieci anni di carriera a sviluppare giochi di questo genere.

Esistono qua e là degli aspetti che necessiterebbero di una piccola correzione, ma abbiamo di fronte uno di quei grandi action RPG open world così ben caratterizzati, sotto diversi punti di vista, che risulta d’obbligo inserire questo titolo tra le esperienze videoludiche imperdibili.

 

La nostra scala di valutazione

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Recensioni stupenda, mi è venuta voglia di continuare la mia avventura solo a leggerla, sono quasi alla fine dopo più di 120 ore di gioco. Gioco maestoso.

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