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Thronebreaker: The Witcher Tales – Recensione

Thronebreaker: The Witcher Tales – Recensione

Thronebreaker: The Witcher Tales è la campagna single player stand-alone di Gwent: The Witcher Card Game, prodotta da CD Projekt Red, nota software house polacca che ha curato la serie videoludica The Witcher.

Thronebreaker è disponibile dal 23 ottobre sulla piattaforma GOG Galaxy, e dal 9 novembre su Steam, al prezzo di 25,89€. Il gioco arriverà anche su Playstation 4 e Xbox One con il lancio ufficiale di Gwent su console, il prossimo 4 dicembre.

Prima di analizzare il titolo vi rimando alla nostra recensione di Gwent, dove sono specificate le meccaniche di base che si applicano anche agli scontri presenti in Thronebreaker, discorsi che non non verranno ripetuti in questo articolo.

 

L’ennesimo DCCG?

In Thronebreaker il giocatore veste i panni di Meve, impavida regina di Lyria e Rivia, e ne controllerà i movimenti attraverso le varie mappe, rese in una visuale isometrica. Disseminati per la mappa vi sono risorse che si possono raccogliere, quali oro e legno, e alcuni specifici posti per il reclutamento di truppe. Questi tre tipi di risorse saranno utili durante la storia e serviranno principalmente per tre cose. In primo luogo si potrà ampliare l’accampamento e le sue strutture, quali l’officina, la taverna e il campo di addestramento. La seconda funzione delle risorse è invece correlata alla prima. Ad esempio, ampliando l’officina si potenzieranno in automatico alcune carte già in nostro possesso, e si avrà la possibilità di crearne altre da inserire nel mazzo. Infine le risorse si potranno utilizzare durante il viaggio, quando la regina dovrà compiere alcune scelte. Di fronte ad un ponte diroccato, ad esempio, si potrà scegliere se farlo riparare ai soldati, pagandoli o meno, o trovare un’altra via.

Collegato a quest’ultimo esempio vi è un’altra meccanica: il morale. Le truppe infatti reagiranno in un certo modo agli ordini della regina, e più essa tratterà bene le truppe, remunerandole per il loro lavoro, più il morale rimarrà alto. Viceversa, se i soldati verranno trattati come schiavi il morale diminuirà. Ciò avrà un impatto negli scontri: con un morale alto le carte avranno una vita maggiore, con un morale basso una inferiore.

Oltre a questi eventi minori il gioco propone varie scelte morali: in base alle risposte date il morale delle truppe potrebbe alzarsi o abbassarsi, e il giocatore stesso potrebbe ricevere una ricompensa futura, oppure avere un’amara sorpresa. Non sempre il male minore è la via giusta da percorrere.

Tolto l’aspetto più gestionale, durante la perlustrazione della mappa il giocatore si imbatterà anche in alcuni puzzle game, per i quali vengono fornite delle carte apposite e si richiede il conseguimento di un determinato obiettivo. Le ricompense di questi scontri sono solitamente risorse e carte da aggiungere alla propria collezione, ma il giocatore più arguto imparerà anche efficaci combo e meccaniche di cui ricordarsi.

 

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Le missioni iniziano sempre con un po’ di storia!

Lato tecnico e artistico

Viste queste aggiunte rispetto ad una campagna fatta di soli scontri, è giunta l’ora di passare ad analizzare altri aspetti delle meccaniche e del lato tecnico di Thronebreaker. Sin qui ho parlato anche delle scelte morali, alle quali CD Projekt ci aveva abituato con la saga The Witcher: coerentemente con queste scelte, il giocatore potrà guadagnare o perdere alcune carte. Se abbiamo una certa unità, aiutare i mostri o gli Scoia’tael farà scattare determinati eventi, e potremmo persino perdere quella carta, visto che il personaggio si sarà allontanato dal esercito di Meve. Questo aumenta molto l’immersione, oltre a far capire al giocatore che le carte che ha nel mazzo sono solo la trasfigurazione delle truppe della regina, e che una partita a carte rispecchia la situazione del campo di battaglia.

Gameplay a parte, se si presta attenzione al campo di battaglia in cui si posizionano le carte, oppure ai suoni che si sentono in queste situazioni, ci si rende conto della meticolosità dello studio polacco. Se capita un evento in una taverna tra le montagne il campo di gioco avrà le sembianze di un tavolo e si sentiranno rumori tipici da taverna, oltre ad un vento impetuoso in sottofondo. Sempre legati al comparto sonoro vi sono i dialoghi, resi con grande cura in modo da dare spessore ai personaggi, caratterizzandoli con un certo modo di parlare, sempre coerente con l’ambientazione fantasy della saga dello Strigo.

Concentrandosi invece sulla grafica, si può notare che il gioco è stato reso in due modi diversi. Il primo, quello che vediamo nella mappa e nei dialoghi, assomiglia ad uno stile cartoonesco occidentale. Il secondo invece è quello tipico di Gwent, che si ha durante le battaglie, ben curato e molto più realistico.

 

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I nani, per quanto piccoli, sono maestri di architettura gigante.

Longevità

La storia è composta in totale da 5 atti, di cui solo l’ultimo risulta un po’ più breve. Voler finire la campagna al 100%, tra quest secondarie, esplorazione della mappa e puzzle game, ci impegnerà per circa 30 ore di gioco, mentre chi andrà più spedito potrà arrivare ai titoli di coda in una ventina di ore. Si tratta di una buona longevità, considerando che i contenuti sono tutti di qualità molto alta.

Problemi

Come quasi tutti i giochi anche Thronebreaker non è esente da problemi, ma bisogna osservare che questi difetti sono perlopiù soggettivi o poco rilevanti.

Il primo problema che ho riscontrato (e questa è assolutamente una cosa personale) è l’utilizzo del mouse per spostare il personaggio. Avrei preferito di gran lunga poter utilizzare la tastiera e il solito WASD per muovere Meve nella mappa: in primis perché sarebbe stato più preciso lo spostamento, in secundis perché capita che, cliccando dietro ad una staccionata, Meve non riesca ad andarci autonomamente per via di una grande distanza da compiere.

Una minuzia invece la si può rilevare quando inizia una partita a carte. Sebbene per Meve si possano equipaggiare delle carte che “cambiano” l’arma della regina, il modello 3D a bordo campo mostrerà sempre e soltanto l’iconica spada, anche se il potere è aggiornato.

Per finire, non ho apprezzato molto il fatto di aver completato l’ampliamento di tutte le strutture dell’accampamento già verso la metà del terzo atto. Sarebbe stata auspicabile una sfida in più su quel versante, visto che successivamente raccogliere le risorse diventa quasi inutile.

 

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Le mappe sono grandi, e c’è persino il viaggio veloce!

4.5

Considerazioni finali

Thronebreaker: The Witcher Tales è un titolo solido, consigliato agli appassionati di giochi di carte digitali e anche a chi ama la serie The Witcher. Il gameplay variegato, con side quest, enigmi ed tutto il lato gestionale rende gradevole l’esperienza di gioco, senza appesantirla o renderla alienante. La presenza di tre livelli di difficoltà va incontro alle esigenze dei vari giocatori, da coloro che sceglieranno il livello più basso, dove si possono saltare gli scontri per godersi la storia, a chi invece vuole dare sfoggio delle sue capacità e stracciare anche il computer più intelligente.

Infine, se siete interessati a questo titolo e volete provare anche Gwent, consiglio di cominciare da Thronebreaker, che ha un tutorial molto più corposo e va a completare le mancanze del titolo free-to-play di CD Projekt.

La nostra scala di valutazione

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