PlayerUnknown’s Battlegrounds – Recensione

PlayerUnknown’s Battlegrounds – Recensione

Quest’anno PlayerUnknown’s Battlegrounds, per gli amici PUBG, ha ricevuto la candidatura al Game of the Year nei VGA. Non capita spesso che un gioco in Early Access su Steam riesca a riscuotere un enorme successo. Ad essere totalmente sinceri, non capita nemmeno che un videogame riesca ad uscire dall’accesso anticipato così frequentemente. PUBG invece entra a pieno diritto in entrambe queste categorie e dallo scorso 21 dicembre si presenta al pubblico con la sua versione ufficiale 1.0, con varie aggiunte e migliorie.

Vi avevamo già parlato del divertente battle royale firmato Bluehole qualche mese fa in un articolo di anteprima, ma è qui che troverete il nostro insidacabile verdetto.

 

PlayerUnknown's Battlegrounds PUBG steam

Benvenuti negli hunger games

Per chi non ha voglia di rileggere il nostro primo articolo, faremo una breve panoramica sul succo di PUBG. In ogni sessione di gioco un massimo di 100 giocatori si lanciano da un aereo su un’isola e devono riuscire a sopravvivere a tutti gli altri, trovando l’equipaggiamento necessario sul campo o dai corpi dei nemici caduti. Ad intervalli di tempo regolari la mappa inizia a restringersi attraverso un cilindro di radiazioni, che si chiude ogni volta in un punto diverso della mappa che, insieme alle redzone dove avvengono bombardamenti, aumenta così la casualità di ogni partita e lascia ai giocatori l’onere di studiare sempre strategie nuove, o semplicemente improvvisare seguendo il proprio istinto. Sta poi nella bravura e, perché no, anche nella fortuna decretare il giocatore, o la squadra, che potrà gustare il famoso “chicken dinner”, ormai diventato un meme del web.

Partiamo dall’inventario, che è il cuore pulsante di PUBG. Oltre a slot di equipaggiamenti assolutamente cosmetici (come indumenti, maschere e occhiali), troviamo tre categorie che ci interessano maggiormente: innanzitutto quelli “quasi cosmetici” (che vedremo nel dettaglio tra un attimo), poi gli slot dell’inventario dove stivare colpi, cure e accessori delle armi, e infine ovviamente le armi stesse.

Gli slot che oltre che a cambiare l’aspetto del personaggio ci forniranno preziosi power up sono per i giubbotti antiproiettili, gli zaini che aumentano il carico trasportabile e i cappelli, di cui possiamo trovare sia quelli estetici, inutili ai fini di gameplay, ma anche tre livelli di caschetti militari che proteggono, almeno in parte, dai letali headshot. Le armi trasportabili invece sono un massimo di cinque, divise tra due principali, una da fianco, una da mischia e una da lancio. Nella categoria delle armi principali troviamo mitragliette, fucili d’assalto, a pompa e di precisione di vario genere. Per le armi da fianco troviamo per lo più pistole e, solo dall’ultima patch, dei piccoli fucili a pompa. Tutte queste armi sfruttano diversi tipi di munizioni, che variano a seconda del calibro, e quasi tutte possono essere trovate sul campo, ad eccezione dell’AWM, un potente fucile da cecchino che può essere lootato solo negli air drop e con i suoi proiettili specifici. Per le armi da mischia possiamo trovare machete, falcetti e piedi di porco, ma la regina prediletta è sicuramente sua maestà la Padella, l’unica arma in grado di deflettere colpi mentre non è equipaggiata, aumentando così anche se solo di un minimo le proprie difese. Per le armi da lancio non ci sono grosse novità: granate a frammentazione, stordenti e fumogeni, oltre che le molotov.

Ogni giocatore, secondo la propria esperienza, tenderà ad affezionarsi più a determinate armi preferendole ad altre, anche se c’è da dire che molto spesso la scelta generale cade su quelle 5-6 con poche variazioni.

Il discorso è molto simile anche per i cosiddetti attachment, ossia tutti quegli accessori che è possibile montare sulle proprie armi stock. Troviamo flash hider e silenziatori per risultare più furtivi, caricatori aumentati di capienza e/o più veloci da sostituire, o semplici supporti per migliorare la stabilità del rinculo, in un modo o nell’altro. Non dimentichiamo anche i mirini, che variano da quello olografico al red hot, fino ad arrivare al 4x e 8x, mentre per il 15x bisognerà solo sperare nella fortuna e pescarlo dal giusto airdrop.

Ma cosa sono questi citati airdrop? Sostanzialmente ogni tot di tempo un aero sorvola casualmente la mappa e, con altrettanta casualità, lascia cadere un piccolo container che può contenere o equipaggiamento di alto livello (zaini, giubbotti e caschi livello 3) o armi rare (come il kar di precisione) o armi uniche (come il già citato AWM o altri fucili e mitragliatori pesanti che non è possibile trovare in giro).

 

Dalla tundra alle steppe

Per tutto il suo periodo in accesso anticipato, PUBG ha avuto come teatro di innumerevoli battaglie una sola mappa, di ispirazione nord-est europea. Pur riuscendo a ricreare varie situazioni (dalla zona portuale a quella boschiva, da quella pianeggiante fino a quella montuosa, e così via), questa mappa riusciva comunque a tenere una certa coerenza ma soprattutto un più che discreto level design, alternando nuclei cittadini a grosse distese incontaminate, luoghi ricchi di ripari e dislivelli ad altri completamente esposti in campo aperto.

Dopo un certo numero di partite, il giocatore inizia a familiarizzare un po’ con tutti i luoghi e soprattutto ad adattare il proprio stile di gioco all’ambiente circostante. Spesso però, a causa della grossa estensione dell’isolotta, è necessario trovare un mezzo a motore (barca, auto o moto) per riuscire a salvarsi dalle radiazioni, nel malaugurato caso che chiudano proprio nell’angolo opposto… cosa che, per inciso, non capita poi così raramente. Con l’arrivo della versione completa, però, le mappe sono diventate due.

La nuova arrivata, Miramar, cambia totalmente stile ispirandosi alle zone del centro America, con un’estesa area desertica ma piena di altopiani. Morfologicamente questa mappa sembra molto più ostica per i giocatori, che potrebbero essere favoriti o pesantemente danneggiati a seconda della posizione rispetto all’avversario. Anche i ripari sono gestiti in maniera differente, lasciando tantissime zone scoperte in campo aperto. Le città sono per lo più molto estese, con tanti caseggiati spesso posti su più livelli che, oltretutto, tendono a svilupparsi maggiormente in altezza rispetto a quanto visto nella mappa classica.

Se da una parte queste differenze possono certamente aumentare la casualità delle partite, dall’altra – anche considerando che non è semplice trovare luoghi ricchi di loot – potrebbero compromettere una volta per tutte le ambizioni di PUBG nel campo degli eSport, su cui anche noi nutriamo grosse perplessità. L’aspetto più positivo è che non sembrano esserci asset riciclati dalla prima mappa: su Miramar troviamo strutture peculiari molto differenti sia dal punto di vista strutturale che architettonico, eliminando quasi del tutto il senso di già visto. Persino i veicoli e qualche arma sono esclusivi dell’una e dell’altra mappa, così da accentuare ancor di più le diversità.

Spiace che non ci sia modo di impostare una preferenza, ma che ogni volta si venga matchati a caso su una delle due mappe. L’unico modo sarebbe quello di creare partite custom, presenti ma pesantemente limitate dagli sviluppatori. Chi è abilitato a creare partite custom, private o no, può scegliere tra una miriade di modificatori per aumentare ancor di più le variabili e il divertimento, ma purtroppo si tratta solo di pochi influencer di spicco che hanno richiesto e ottenuto l’abilitazione direttamente dagli sviluppatori. Ci auguriamo che, con il miglioramento dei server, vengano aperti i custom game a tutti, ma al momento ci sembra qualcosa di quantomeno molto lontano nel tempo.

 

PlayerUnknown's Battlegrounds PUBG steam

Teoria e pratica

PUBG offre svariate modalità, anche se la sostanza è praticamente sempre identica. Si può giocare in solo, in coppia o in team da 3-4 giocatori, oppure si può provare la 1 vs squad, dove si parte da soli in una partita contro dei team, dedicata ai giocatori più esperti che possono così mettersi alla prova con un livello di difficoltà più elevato. Pur potendo alternare liberamente tra terza e prima persona nelle partite normali, ci sono anche quelle limitate alla visuale in soggettiva, dove non è possibile passare in terza persona, cosa che restituisce un feeling diverso anche solo per il cambio di prospettiva.

Per quanto riguarda il comparto tecnico, la versione ufficiale del gioco porta con sé grosse aggiunte al gameplay per l’utilizzo di armi e determinati accessori (soprattutto i mirini), ma soprattutto spicca finalmente la possibilità di scavalcare piccoli muretti, finestre e sporgenze alla propria portata. L’animazione è volutamente più lenta via via che l’altezza aumenta, e questo rende completamente esposti per tutti i secondi dell’animazione. Ora inoltre si può entrare e uscire dalle finestre in modo adeguato, mentre prima era possibile solo sfruttando un bug, premendo contemporaneamente il tasto per accucciarsi e quello per saltare (tanto da non rompere nemmeno i vetri delle finestre ma semplicemente passandoci attraverso).

Purtroppo bisogna segnalare enormi problemi di qualità e stabilità dei server. Spesso abbiamo riscontrato fenomeni di lag importanti, che hanno causato teletrasporti in serie sia nostri che di altri giocatori sul campo. Il disastro però riguarda in particolare il tickrate dei server, che influisce negativamente sulla godibilità dell’esperienza perché compromette quel che è di fatto il perno principale di questo titolo: le sparatorie. Se da client il calcolo delle traiettorie dei proiettili non è preciso, tanto per usare un eufemismo, ogni scontro a fuoco si risolve spesso in modo casuale o addirittura assurdo. Tutto ciò, abbinato al fatto che per il momento la qualità dei server europei sembra lasciar fortemente a desiderare, dimostra la difficoltà del team di sviluppo nel gestire un successo planetario così prorompente. Non potendo offrire agli utenti il giusto supporto lato server, troppe partite risultano afflitte da problemi fastidiosi e irritanti. Meglio si dimostrano i server nordamericani, ma resta per noi il problema di un ping troppo elevato a causa della distanza e, dunque, il problema di fondo rimane più o meno immutato.

Buono il lavoro svolto sull’audio, che è sempre oggetto di modifiche e accortezze in ogni aggiornamento. In un gioco del genere è fondamentale sapersi orientare affidandosi al proprio udito e, anche se c’è ancora molto da migliorare e perfezionare, con un buon paio di cuffie è già possibile individuare la direzione più o meno precisa di determinate fonti di rumore, mentre per la distanza ci sono ancora dei problemi da risolvere.

Se invece vogliamo analizzare l’ottimizzazione pura e semplice di PUBG, anche qui la situazione è molto preoccupante. Nonostante a livello grafico non siamo certo davanti ad un miracolo della tecnologia, il titolo risulta abbastanza pesante anche su PC di fascia medio-alta, gravando su processore e soprattutto RAM, ben oltre ciò che sarebbe lecito aspettarsi. Anche bug di varia natura sono sempre dietro l’angolo, che talvolta possono persino costare una partita senza alcun preavviso.

Fortunatamente è stato risolto, a furor di popolo, un problema abbastanza odioso: spesso e volentieri ci si ritrovava morti per un colpo alla testa arrivato dal nulla, cosa che ha alimentato dubbi e sospetti circa eventuali furbacchioni (o cheater, che dir si voglia). Infine è stata messa a disposizione la killcam, così che si possano riportare eventuali comportamenti sospetti e, soprattutto, ci si possa mettere l’anima in pace per essersi fatti beccare – è il caso di dirlo – come un pollo.

 

 

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