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MMO-Question: Preferite un free-to-play con microtransazioni o un gioco a prezzo pieno senza?

MMO-Question: Preferite un free-to-play con microtransazioni o un gioco a prezzo pieno senza?

Allora ragazzi, come sapete il discorso sulle microtransazioni nei videogiochi, con tutte le relative polemiche, continua a tenere banco.

Star Wars Battlefront 2 è stato letteralmente massacrato dall’utenza, con una ferocia e una durezza che finora non si erano mai viste. Tuttora il gioco presenta su Metacritic uno score dell’utenza veramente infimo, 0.9. I giocatori hanno mostrato nel modo più chiaro possibile che dinamiche pay-to-win e meccanismi da titolo mobile in un gioco venduto a prezzo pieno non sono ben apprezzate (e ci mancherebbe), al punto da spingere EA a bloccare momentaneamente le microtransazioni nel gioco.

Il discorso è persino arrivato sul piano politico, al punto che adesso i vari governi iniziano a chiedersi se le loot box possano essere considerate gioco d’azzardo e da più parti viene chiesta una regolamentazione del fenomeno. Insomma, con Battlefront 2 si è proprio scoperchiato il vaso di Pandora.

Pur senza negare le pesanti responsabilità di EA e DICE sulla vicenda, bisogna comunque dire che è difficile trovare un modello di business che accontenti tutti. Gli unici esempi che mi vengono in mente sono Warframe e Path of Exile, che pur essendo F2P riescono ad autosostenersi con supporter pack e microtransazioni cosmetiche. Sicuramente si tratta di due modelli virtuosi, che in questi quattro anni (entrambi sono approdati in open beta nel 2013) sono stati aggiornati con decine di update ed espansioni gratuite che ne hanno aumentato considerevolmente le feature e i contenuti disponibili.

Come vi abbiamo riportato pochi giorni fa gli stessi sviluppatori di Warframe, i Digital Extremes, hanno dichiarato di voler puntare su un sistema di monetizzazione onesto e trasparente, che è una cosa che molti dicono a parole, ma in pochi dimostrano con i fatti.

Tuttavia, se escludiamo queste eccezioni di indubbia qualità oggi gran parte dei free-to-play integrano al loro interno acquisti di vario tipo, tra boost, casse premio, sblocchi temporali e carte che forniscono nuovi poteri e abilità. Talvolta, nei casi di pay-to-win più conclamato, si possono direttamente acquistare armi e armature con moneta reale.

Dall’altra parte ci sono i tripla A prodotti da Electronic Arts, Ubisoft, Activision, Warner Bros e compagnia cantante, che solitamente si fanno pagare (e non poco). Oggigiorno è ancora difficile vedere un prodotto tripla A che non sia venduto a prezzo pieno: da Call of Duty WWII a Destiny 2, passando per Assassin’s Creed: Origins e Middle-Earth: Shadow of War, nessun publisher sembra essere disposto a rinunciare alle entrate garantite dal costo della scatola (o della key). E questo ovviamente senza considerare eventuali season pass e DLC a pagamento per i contenuti post-lancio.

Ma lasciamo perdere i casi di avidità estrema, e per semplicità tralasciamo anche forme di pagamento alternative come il canone mensile. Mettiamo che stia per uscire un gioco che vi interessa assai: preferite smollargli i 70€ e potervelo godere senza distrazioni nella sua interezza (in stile The Legend of Zelda: Breath of the Wild) o preferite iniziare a giocare senza pagare nulla, accettando di vedere acquisti in-game e di dover poi sborsare qualcosa per avanzare in tempi umani (come ad esempio in Hearthstone)?

Sintentizzando al massimo la domanda: potendo scegliere, preferite un free-to-play con loot box e microtransazioni o un gioco a prezzo pieno senza niente di tutto ciò?

Dite la vostra!

 

microtransazioni loot box

 

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