MMO.it

Dragon Ball FighterZ – Recensione

Dragon Ball FighterZ – Recensione

Non sono molti i giapponesi che hanno saputo, nel tempo, costruirsi una reputazione mondiale tale da rendere il proprio nome scolpito nella storia per sempre. Akira Toriyama ci è riuscito, mettendo il proprio nome accanto a quello della sua opera più riuscita: Dragon Ball. Con l’avvento della nuova serie, Super, il brand del mangaka ha ricevuto una nuova, seppur breve, giovinezza e dopo anni si torna a parlare ancora di Goku, sfere del drago, Freezer, Cell e Majin Bu.

Bandai Namco, che gestisce praticamente il monopolio di tutti i copyright legati agli anime e manga più amati, ovviamente non è stata a guardare e ha cavalcato l’onda, proponendo – a poco più di 10 anni di distanza dall’ultimo Budokai Tenkaichi – un nuovo picchiaduro che, ammettiamo, ha attirato la nostra attenzione già dal primo trailer di annuncio. Stiamo ovviamente parlando di Dragon Ball FighterZ, che abbiamo avuto modo di giocare a fondo affinché potessimo recensirlo per voi.

 

Kame…

Alla regia di questo nuovo picchiaduro troviamo i ragazzi di Arc System Works (quelli di Guilty Gears e BlazBlue, per intenderci), i quali garantiscono un’enorme esperienza nel genere, che riversano abilmente all’interno di una struttura armoniosamente amalgamata con Saiyan, Namecciani e quant’altro. Tuttavia non è dalle meccaniche del gameplay che vogliamo iniziare la nostra analisi, quanto piuttosto dall’offerta ludica, ossia i contenuti.

In Dragon Ball FighterZ ci sono 24 personaggi giocabili, di cui solo 3 da sbloccare giocando (Goku e Vegeta nelle loro versioni da Super Saiyan Blue e l’originale Cyborg N°21, che fa il suo debutto nella serie). Oltre agli ovvi incontri di esibizione, abbiamo a disposizione varie attività. Partendo da quelle offline, troviamo le modalità Allenamento, Arcade e Storia. Per l’Allenamento, approfondiremo anche questo aspetto quando sarà il turno del gameplay, mentre per la modalità Arcade si tratta essenzialmente di una modalità con tre diverse sfide (da 3, 5 e 7 battaglie) da affrontare in sequenza e con il miglior punteggio possibile. Oltretutto, proprio completando le ultime due a difficile sarà possibile sbloccare le versioni SSGSS di Goku e Vegeta, a meno che non li abbiate già in dotazione con il preorder del gioco oppure vogliate sbloccarli automaticamente una volta raggiunto un certo numero di monete (Zeni) giocando in ogni modalità. La parte più interessante, almeno in teoria, è rappresentata dalla modalità Storia.

 

Dragon Ball FighterZ recensione

La Storia è costituita da tre archi narrativi, che raccontano all’incirca lo stesso plot ma partendo da premesse e prospettive leggermente diverse. Così vedremo anche evolvere gli eventi in maniera differente, oltre che scoprire dettagli e retroscena che solo completando il terzo arco riusciranno a completare l’intero puzzle della trama. Non parliamo ovviamente di una narrativa particolarmente brillante, anzi. Spesso i fan di Dragon Ball noteranno citazioni o riadattamenti di avvenimenti e dialoghi presi, quasi paro paro, dall’opera originale. La sola novità è rappresentata dal già nominato Cyborg 21, l’ultima creazione del Red Ribbon e del dottor Gelo, che porterà scompiglio sulla terra e tra i nostri eroi, addirittura riportando in vita alcuni tra i nemici più temibili che Goku e gli altri abbiano dovuto affrontare: Freezer, con tanto di squadra Genew a seguito, e Cell.

Ogni capitolo è composto da una o più mappe, suddivise in isolette e reticolati in cui ci si può muovere di una casella a turno. Spostarsi in una casella occupata da nemici avvierà un combattimento. Ogni mappa ha ben visibile sempre una sola casella di interesse principale, riconoscibile dall’icona battaglia, che è spesso anche la più difficile da raggiungere. A volte è possibile trovare alcune caselle, opzionali e non, con un altro simbolo, quello del salvataggio, dove la vittoria verrà ricompensata con l’aggiunta di un nuovo personaggio da aggiungere in squadra. Ogni personaggio ha un suo livello e al team è possibile aggiungere fino a tre perk, acquisibili dopo ogni vittoria, per piccoli boost durante le battaglie. Tuttavia ci è un po’ dispiaciuto constatare che il livello non incide sulla difficoltà, né affrontare una battaglia con un dislivello molto accentuato, se non in minima parte. I combattimenti inizieranno a diventare leggermente più ostici soltanto dall’ultima parte del secondo atto, senza comunque mai rappresentare una reale difficoltà anche al giocatore più casual.

Simpatica l’idea di utilizzare tutto il primo arco narrativo per introdurre anche delle piccole lezioni prese dal tutorial, che aiutano i giocatori novelli a prendere dimestichezza con quasi tutte le meccaniche di base.

Ogni arco narrativo è completabile in 2-3 ore, per un totale di circa 8, ma tutto diventa fastidiosamente ripetitivo già prima della conclusione del primo atto. In tutta sincerità, avremmo fatto anche a meno di rivedere la storia per tre volte, nonostante le sostanziali differenze, se non fosse stato per il premio finale: aggiungere il nuovo personaggio al roster giocabile. Tuttavia, per i giocatori super appassionati della serie e del completismo in generale, si hanno a disposizione ben più delle 8 ore suddette, per livellare ogni personaggio, sbloccare tutti i dialoghi e la modalità difficile. Un’operazione lunghissima e, probabilmente, per la stragrande maggioranza dei videogiocatori di un tedio allucinante, ma che contestualizzata rappresenta comunque un contenuto accessorio, più o meno curato, ma che non rappresenta affatto il vero fulcro della produzione.

 

Dragon Ball FighterZ recensione

… Hame…

Ciò che realmente può definirsi la vera essenza di Dragon Ball FighterZ è proprio il gioco stesso. Se siete abituati ad un sistema di combattimento molto intuitivo e semplificato come quello di Xenoverse o della serie Naruto Ultimate Ninja, vi troverete completamente spiazzati. La bravura degli sviluppatori, però, è stata eccezionale nel saper impacchettare un sistema di combattimento con i fiocchi e particolarmente scalabile, il che lo rende adatto un po’ a tutti. Una licenza importante come quella dell’opera di Toriyama è ovvio che stuzzichi l’interesse di un bacino d’utenza che va ben oltre quello degli appassionati hardcore di picchiaduro che, ritrovandosi davanti un prodotto estremamente tecnico e di nicchia come sono quelli che Arc System è solita creare, si sarebbero certamente sentiti tagliati fuori, rovinando sia la loro possibilità di fruizione che di divertimento. In sostanza, un fallimento annunciato.

Gli stessi sviluppatori, invece, sono riusciti ad andare ben oltre questo concetto, proponendo ai loro utenti delle meccaniche semplici e immediate da approcciare ma assurdamente complesse e tecniche da padroneggiare a dovere. In questo, Dragon Ball FighterZ si dimostra come un dei videogame meglio stratificati in circolazione, sfruttando al massimo l’enorme occasione messa a disposizione da un’etichetta con un richiamo così particolare.

Se per fare una combo completa, leggera, media o pesante basta premere in ripetizione lo stesso identico tasto (su PlayStation rispettivamente quadrato, triangolo e cerchio) e lo stesso vale per le combo di attacchi energetici semplici (con x), per quasi ogni mossa speciale in rarissimi casi si va oltre la pressione di oltre tre tasti. Solitamente la combinazione più usata prevede un quarto di circonferenza con i tasti di movimento (da giù avanti o giù indietro, come se volessimo fare un Hadouken per intenderci) e la pressione di un tasto di attacco per concretizzare la tecnica. Nulla di più semplice. I dorsali destri, in particolare, vengono usati sia per concludere le mosse caratteristiche dei vari personaggi (giù avanti + R1 per l’onda energetica o + R2 per la versione più potente, utilizzando ad esempio Goku), mentre nel normale combattimento combinano dei dash verso l’avversario spezzaguardia, che innescano un’altra particolare combo.

Destino diverso invece per i dorsali di sinistra (L1/L2 o LB/LT) che vengono usati per gestire gli alleati. In FighterZ i combattimenti prevedono squadre fino a tre elementi, di cui uno ovviamente in campo e fino a due pronti a subentrare o a dare il loro supporto, cooldown permettendo. Ogni dorsale sinistro corrisponde a un alleato (L1 per il primo e L2 per il secondo) e in base alla pressione esercitata possono essere gestiti in modo diverso. Tappare uno dei due tasti con una pressione veloce farà sì che il nostro alleato si aggiunga per pochi istanti al combattimento, attaccando il nemico con una sua signature move oppure, se richiamato col giusto tempismo durante una combo culminante con un attacco energetico, contribuiranno a loro volta con la loro mossa speciale in aggiunta a quella già eseguita dal giocatore. Premerli per un tempo prolungato, invece, provoca il tag con l’elemento attivo, che farà posto in un lampo al compagno, già pronto in carica per ingaggiare il diretto avversario, anche al culmine o nel bel mezzo di una combo.

 

Dragon Ball FighterZ recensione

Questa, però, non è che una descrizione abbastanza elementale dei vari “tasti”, delle combo basilari e delle feature principali presenti, a cui oltretutto andrebbe aggiunta la gestione dell’aura, ossia le barre caricate fino a un massimo di 7 che permettono, spendendone una o più a seconda della combo, di eseguire i colpi più potenti come onde energetiche, teletrasporti e finisher distruttive. L’aura si accumula sia attaccando, sia soprattutto subendo gli attacchi o, avversario permettendo, tenendo premuti contemporaneamente due tasti (su PS x e cerchio, A e B su Xbox). Tutto così illustrato sembrerebbe in realtà niente di più e niente di meno dei soliti picchiaduro con licenza di qualche anime famoso, molto casual e adatti a tutti.

Ciò che differenzia enormemente questa da altre produzioni è la maniacalità che c’è dietro a tutte le meccaniche. Ognuna delle combo già menzionate può essere concatenata o mixata con altre ben precise, che oltretutto variano a seconda dei personaggi, restando fedeli a tutte le animazioni con enorme coerenza. Una ricetta precisa che tiene conto di tutto: ogni pugno, ogni presa, ogni tecnica e ogni tag ha delle animazioni rifinite frame per frame, come pezzi di più puzzle che possono incastrarsi solo se utilizzati con la giusta dose di intelligenza. Padroneggiare completamente le meccaniche di gioco non darà modo ad un giocatore di stuprare virtualmente un altro concatenando combo in un’unica chain in grado di cancellare la barra della vita all’avversario senza dargli minimamente possibilità di reazione ma, ovviamente, permette non solo di avere un potere offensivo maggiore, con un output di danno esteso da una combo di più colpi, ma anche un maggior numero di possibilità difensive, specie se si utilizzano gli alleati nel modo più furbo possibile.

Per riuscire ad assimilare tutte queste nozioni, ci viene fortunatamente in aiuto la già citata modalità Allenamento, che presenta non solo gli stessi esercizi base proposti durante tutto il primo arco narrativo della storia, ma anche una sezione dedicata ai singoli personaggi e a come riuscire a combinare animazioni diverse in un’unica e più efficiente sequenza distruttiva. Sfortunatamente, anche in questo caso, gli esercizi proposti non vanno molto oltre le cose più essenziali, anche se di un livello più avanzato, e questo lascia l’onere al giocatore stesso di essere unico e solo artefice del proprio destino, nonché della propria crescita videoludica. Si rende, dunque, di fondamentale importanza riuscire a “masterare” le basi per poter osservare, e quindi capire e imparare, ciò che resta o sfidando la CPU a difficoltà più alta oppure, e sicuramente è la scelta raccomandabile, confrontandosi con altre persone, sia in locale che online.

 

Dragon Ball FighterZ recensione

… HAAAA!!

Parlando di online, parliamo quindi dell’aspetto più tecnico del prodotto, partendo però proprio dall’elemento che meno siamo riusciti a testare e che non ci ha convinto ancora del tutto. Sia per problemi interni del PSN che per difficoltà proprie dei server di gioco, già oltretutto ben messe in evidenza durante la fase di beta che ha preceduto di qualche giorno l’uscita ufficiale, spesso e volentieri ci siamo ritrovati a navigare per la graziosa hub, in stile chibi, in modalità offline. Online è possibile comunque partecipare a tre tipi di competizione: classificate, non classificate e private. Se per i primi due ci sono gli stand appositi presso cui “prenotarsi” per poter combattere, in qualsiasi momento è possibile aprire una propria sessione privata, mettendo eventualmente particolari modificatori a piacere, in cui possono sfidarsi contemporaneamente fino a due coppie di giocatori mentre gli altri restano in attesa del proprio turno. Il tutto senza la necessità di slegare l’operazione dall’hub in un menù apposito, poiché una sessione privata è ben visibile a tutti gli altri giocatori come una specie di circonferenza che si estende attorno all’avatar dell’organizzatore e basta semplicemente interagire avvicinandosi per partecipare.

Resta comunque ancora tutta da verificare la stabilità dei server e la facilità di fruizione di tutte le partite, poiché la nostra più grande preoccupazione riguarda il limite di 64 giocatori per ogni istanza di gioco, forse un po’ pochini per permettere a chiunque di trovare in pochi secondi un avversario, specie se si apre una coda con limitazioni al matchmaking al livello di esperienza o di connessione.

Ci ha invece convinto di più l’aspetto grafico e sonoro. Il particolare cel-shading utilizzato restituisce un feeling visivo quantomai in linea con l’anime e valorizza ogni singola animazione e ogni attacco speciale. Il titolo riesce a girare praticamente sempre in maniera fluida e stabile e ogni combattimento risulta assolutamente immersivo: un’esplosione di colori e di onde energetiche che vi farà rivivere senza difficoltà i fasti della serie animata.

Anche dal lato audio le cose sono ben riprodotte e curate fin nel minimo dettaglio. Gli effetti sonori durante i combattimenti sono esattamente come quelli ormai iconici dell’anime, ogni testo è doppiato con le voci ufficiali (anche se solo in giapponese e in inglese, manca la localizzazione audio in italiano) e la colonna sonora riesce a reinterpretare le musiche tipiche in chiave picchiaduro, con quella sferzata leggermente più rock.

L’unico elemento un po’ controverso di Dragon Ball FighterZ può essere trovato nella sua struttura in stile loot box per i collezionabili. In ogni caso si tratta esclusivamente di elementi cosmetici che riguardano soltanto l’hub di gioco, come l’avatar in stile chibi e le sue colorazioni, decorazioni per le targhette del giocatore e via così. Per acquistarli è necessario spendere solo valuta di gioco, gli Zeni, e ogni doppione viene automaticamente tramutato in una moneta con il bel faccione di Mr. Satan, dei quali basterà spenderne a loro volta dieci per ottenere un altro oggetto, sicuramente non già presente nel nostro inventario. Nulla che incentivi le microtransazioni, per una volta, quanto piuttosto ore e ore a giocare, soprattutto nella modalità Storia, per poter farmare quante più monete possibili e trovare tutti i collezionabili che più interessano.

 

 

Powered by WP Review

Placeholder for advertising