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For Honor – Recensione

For Honor – Recensione

Uscito lo scorso 14 febbraio, For Honor porta una ventata d’aria fresca nel mondo dei picchiaduro di taglio medievaleggiante. Il titolo ci catapulta sin da subito in un altro tempo, dove i più amati e inflazionati eroi nell’immaginario pop del Medioevo si scontrano in un’unica grande arena. Cavalieri, Samurai e Vichinghi si affrontano per la gloria in un conflitto che porta a noi giocatori uno dei combat system più appaganti dell’ultimo periodo. For Honor non vuole essere un gioco semplice da comprendere e facile da padroneggiare in poco tempo, anzi, ogni classe richiede ore di gioco per essere compresa in ogni suo aspetto.

In queste settimane abbiamo snocciolato il titolo e ora è giunto il momento delle considerazioni.

 

 

Ambientazione

L’ambientazione di For Honor non è nulla di nuovo nel mondo videoludico che ci ha già abituati a diversi prodotti in cui il Medioevo, in tutte le sue salse, è protagonista. Ubisoft riesce però a renderci un’idea diversa di questo mondo, mette da parte il classicismo e condisce i tre schieramenti in gioco di abbondante tamarragine e modernità in un tentativo (riuscito) di avvicinare queste personalità a noi e al nostro modo di vedere il mondo. Sensorialmente tutto quel che circonda il nostro personaggio è appagante e i dettagli visivi e sonori non fanno altro che aumentare lo stupore e il furore che dovrebbero accompagnare giochi di questo genere. Perché, diciamocelo, non bastano le botte se non c’è immedesimazione e coinvolgimento.

A livello narrativo For Honor è palesemente carente, non introducendo in modo soddisfacente il mondo di gioco. Sappiamo ben poco della storia dei tre schieramenti se non qualche informazione utile a giustificare perché da secoli si stiano mazzulando a vicenda. Ciononostante vengono mantenuti intatti i principi su cui si basano le tre fazioni: i Vichinghi razziano, i Cavalieri prestano giuramenti e i Samurai cercano di rimanere in disparte. Questo aiuta a familiarizzare più velocemente con i nostri nuovi amici senza dover passare da background profondi e storie travagliate che avrebbero potuto mesmerizzare le nostre convinzioni storiche. Inutile risulta anche cercare di ricostruire la storia dietro le macchinazioni di Apollyon, deus ex machina delle vicende, perché la delusione è dietro l’angolo: sono infatti poche e frammentarie le informazioni che fuoriescono dalla campagna single player.

 

For Honor

Single player

La campagna si articola in tre capitoli (uno per ogni fazione) con sei sottocapitoli ognuno. A livello contenutistico la modalità risulta povera, mentre la narrazione non è nulla di eclatante. Anche aumentando la difficoltà le sfide non diventano particolarmente appaganti, e non vale la pena di spendere tempo nella ricerca dei pochi collezionabili presenti. L’idea che traspare è quella di un tutorial scanzonato che fa da aperitivo verso la vera esperienza di gioco, quella multiplayer. La campagna infatti risulta carente di sfida e varietà (vista una missione, viste tutte). Forse sarebbe stato più apprezzabile un semplice insight su ogni classe invece che una modalità carente sotto più punti di vista. Le dinamiche dei personaggi che andremo ad utilizzare non vengono approfondite e anche la loro personalizzazione è molto limitata. Lodevole è l’interazione ambientale, aumentata rispetto alla modalità multiplayer, così come la possibilità, tramite particolari scorci, di godere appieno dei paesaggi e degli ambienti proposti senza rischiare di essere trucidati impunemente dai nostri avversari.

Poco altro si può aggiungere su questa modalità data la mancanza oggettiva di contenuti su cui potersi dilungare. Ubisoft è stata timida nella realizzazione della campagna e così com’è non si riesce ad intuire se ci fosse un progetto più completo e complesso sotto la superficie o se, semplicemente, sia stato un buco nell’acqua.

 

For Honor

Multiplayer

Finalmente arriviamo al cuore pulsante di For Honor: il comparto multigiocatore. Scelta la fazione per cui combattere e dopo essere entrati nella mappa del mondo, davanti a noi si apre un’intera regione con svariate zone di guerra tra cui scegliere. Al primo accesso una voce ci spiegherà chiaramente come destreggiarci tra le varie funzionalità presenti e dei pratici menù a tendina ci guideranno nelle nostre scelte di gioco, illustrando brevemente quel che andremo a provare. Dalla closed beta, di cui abbiamo parlato con un’anteprima dedicata, poche cose sono state modificate: le modalità presentate sulla mappa rimangono le stesse con l’aggiunta delle già annunciate Schermaglia ed Eliminazione che aggiungono del sano deathmatch a squadre alla già variegata esperienza.

Scelta la modalità ed entrati nella schermata pre-partita si notano subito i lunghi caricamenti necessari a trovare gli otto giocatori e quelli, ancor più lunghi, per iniziare a giocare realmente. La schermata di scelta del campione è semplice ma ben delineata: troviamo esclusivamente l’essenziale e le poche interazioni in-game per personalizzare il nostro eroe, come scelta delle tecniche secondarie e riepilogo delle mosse, senza possibilità di cambiare equipaggiamento. Sufficienti le informazioni fornite sugli avversari: possiamo conoscere il loro livello armatura, la notorietà e la classe scelta.

Finita la selezione degli eroi ed entrando finalmente in partita non si possono non notare le frequenti disconnessioni dei giocatori, con conseguente blocco della partita per alcuni fastidiosi secondi, che spezzano il ritmo del gioco avvantaggiando alle volte il giocatore in difficoltà che trova il tempo di sistemare la guardia.

Il combat system invece è assolutamente eccezionale: con un sistema di attacco/guardia a 3 punti, ogni scontro è imprevedibile e sembra sempre diverso da quello precedente, grazie a un’ampia varietà di combo disponibili. I movimenti sono fluidi e le animazioni, precise e ben delineate, sono state migliorate rispetto alla beta dove talvolta si vedevano asce o spade fluttuanti a mezz’aria. Il feedback dei colpi è ottimo e le armi restituiscono un senso di fisicità e pesantezza incredibili, soprattutto durante le spettacolari finisher.

Unica pecca nel combattimento è rappresentata dalle spinte che a volte interagiscono in maniera anomala con l’ambiente circostante (l’animazione sembra concludersi, il nostro personaggio si sta rimettendo in piedi ma essendo troppo vicino ad un muro viene scaraventato violentemente su di esso) compromettendo l’esito di uno scontro.

Il multiplayer comunque risulta fresco e divertente per giocatori navigati, mentre inizialmente può essere causa di frustrazione per chi si trova costantemente eliminato da utenti più esperti, anche a causa di un sistema di matchmaking che non differenzia i giocatori nuovi dai veterani.

 

For Honor

Classi e bilanciamento

Ad oggi ogni fazione in gioco conta quattro classi con caratteristiche e specifiche diverse per un totale quindi di dodici eroi suddivisi in quattro categorie: avanguardia, pesante, ibrido, assassino. Gli eroi avanguardia (Guardiano, Razziatore e Kensei) sono i più adatti per stare al fronte: perfettamente bilanciati, hanno sia una solida difesa che un buon attacco. Le loro movenze sono equilibrate e difficilmente un attacco vi porta a scoprirvi o a consumare troppa stamina. Gli effetti dei loro poteri secondari si concentrano principalmente su funzioni di supporto, potenziamento e danni ad area, utili soprattutto per ripulire le corsie in cui vi sono i soldati semplici, ma riescono a destreggiarsi discretamente anche con più di un nemico.

Gli eroi pesanti (Conquistatore, Condottiero e Shugoki) sono i tank della situazione: lenti nei movimenti, non sono certamente campioni di corsa ma i loro piedi ben piantati a terra e la loro difesa a tutto tondo li rende dei bersagli difficili da eliminare. Le loro tecniche si concentrano sull’incrementare ulteriormente la difesa e potenziare i colpi. Queste classi sono lente anche nell’attacco ma i loro colpi tolgono non poca vita e vi faranno risuonare come campane. Peccano in resistenza, due colpi di fila e potreste ritrovarvi privi di stamina.

Gli assassini (Pacificatrice, Berserker e Orochi) sono i fetenti del gioco: veloci e scattanti, sono abili nelle ritirate e nell’eliminare bersagli isolati sfruttando mezzi come il veleno. La velocità d’azione è il loro punto forte e se non fermati in tempo vi tempesteranno di colpi senza darvi il tempo di capire neanche da quale lato stanno attaccando. Ma la versatilità ha un prezzo: questi personaggi cadono come foglie al vento dopo un paio di colpi ben assestati. Difficilmente finiscono la stamina e le loro tecniche si focalizzano sul debilitare e fare danni diretti al nemico. Inoltre non bisogna scordare l’incapacità degli assassini di tenere una posizione difensiva a lungo come le altre classi.

Gli ibridi (Giustiziere, Valchiria e Nobushi) sono classi che mischiano aspetti delle categorie sopra riportate per creare degli eroi situazionali che danno il loro massimo in particolari momenti e zone della mappa. Sono più imprevedibili dei loro compagni perché possono essere giocati in modi differenti: tutti ci aspettiamo che un assassino attacchi o che un eroe pesante difenda, ma con gli ibridi non è così scontato. Ovviamente ciò li rende mediocri in quel che fanno rispetto alle classi specializzate ma negli scontri uno contro uno un campione del genere è l’ideale.
For Honor Orochi

A livello di bilanciamento il gioco è a buon punto: ad esclusione dell’Orochi le altre classi risultano ben equilibrate, con pro e contro definiti. Non possiamo aspettarci di resistere all’assalto di due avversari con un assassino, come non possiamo pensare di metterci ad inseguire qualcuno con uno Shugoki.

Come detto l’Orochi si conferma un caso a parte in questo quadro. Da un assassino ci si aspetterebbe falle nella difesa e nella resistenza, invece no. L’Orochi ad ora è L’Eroe: non solo è rapido e versatile, ma i suoi attacchi infliggono moltissimi danni e a tutto ciò si somma un’incredibile resistenza e un consumo di stamina inferiore rispetto ai compagni. Quindi, a discapito del fatto che gli assassini non sono tra gli eroi più semplici da giocare, l’Orochi stupisce per immediatezza ed efficacia.

In ogni caso, fattore determinante in ogni scontro di For Honor risulta sempre l’abilità del giocatore, per cui un buon player potrebbe uscire anche da situazioni che lo vedono palesemente in svantaggio.

 

Comparto artistico e tecnico

Sul piano artistico For Honor non delude e gli ambienti costituiscono quanto di più fine ci si potrebbe aspettare da un titolo del genere. Gli scenari sono ispirati e non nascondono un’attenzione per i piccoli particolari. Non è raro soffermarsi a guardare quel che ci circonda, lasciando in disparte il rumore della battaglia. A livello paesaggistico morire è un’occasione per sfruttare la visuale spettatore e godere di un’inquadratura globale della mappa (con possibilità di zoomare) che non trascura neanche l’ambiente esterno al campo di gioco, ribadendo l’attenzione posta al coinvolgimento di tutti i sensi nella fruizione del titolo.

A livello di character design si poteva fare di più: non solo i modelli disponibili sono pochi, ma anche la personalizzazione delle armature, la scelta dei colori e dei simboli da applicare sono limitati. Non è certo un fattore determinante per l’esperienza ludica, ma sarebbe stato gradevole poter personalizzare di più il proprio eroe così da poterlo percepire come un’estensione di noi stessi.

Il comparto sonoro fa la sua parte: For Honor è completamente doppiato in italiano, ma a spiccare nella furia della battaglia sono i suoni: le armi che si scontrano, le armature che si frantumano e le urla dei soldati risultano particolarmente efficaci.

Tecnicamente invece il titolo si copre di lode e infamia. Possiamo lodarlo per la gestione delle risorse e il peso risicato sulla RAM, cosa che lo rende godibile da molti utenti, per lo stato in cui è stato consegnato al pubblico (non vi sono glitch o bug evidenti) e per il lavoro effettuato nella costruzione di un combat system appagante e ben elaborato.

Di contro però dobbiamo segnalare i problemi legati alla connettività. La scelta dell’utilizzo dei server P2P (ove i player stessi fanno da host alla partita) resta inspiegabile e del tutto ingiustificata, rivelandosi in ultima istanza una decisione nociva per i giocatori, alle prese con continue pause del gioco, disconnessioni e inspiegabili abbandoni delle partite che spesso riportano alla mappa del mondo eliminando il match in corso. Altro fattore di demerito è la lunghezza dei caricamenti, che si possono protrarre per svariati minuti sia nelle partite ad otto giocatori che in quelle a due. Inoltre l’assenza di un sistema di punishing per chi lascia le partite eleva all’ennesima potenza la frustrazione per le continue pause in-game causate da giocatori che abbandonano le partite. Un peccato se contiamo che il gioco avrebbe anche le potenzialità per imporsi come e-sport.

 

 

3.5

Considerazioni finali

Tirando le fila del discorso, For Honor è un titolo immersivo e avvincente, che si fa amare e riesce benissimo in quel che offre: sonore mazzate medievali. Non è un gioco nato per essere goduto in maniera casual, ma per essere apprezzato con concentrazione e un mindset da vero predatore. Per gli amanti del genere For Honor ha tutto quello che si può volere: scenari accattivanti, diverse classi e svariati play style. Ciononostante ancora fatico a capacitarmi di alcune scelte di connettività volute da Ubisoft che rovinano l’esperienza di gioco, in particolare sul versante competitivo. Per il resto l’unica perplessità riguarda la longevità di un titolo del genere. Quanto a lungo terrà incollati i giocatori? Qui gli sviluppatori dovranno stupirci con contenuti sempre freschi e idee nuove per non far scadere questa guerra nella monotonia. Da questo punto di vista il season pass e i contenuti post-lancio già annunciati fanno ben sperare.

La nostra scala di valutazione

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