Ereditare gli account dei morti? Forse uno spiraglio arriva dalla Cina

Ereditare gli account dei morti? Forse uno spiraglio arriva dalla Cina

Una recente sentenza cinese potrebbe rappresentare un importante passo avanti per il riconoscimento degli account e degli oggetti virtuali come parte del patrimonio digitale di una persona.

Il caso, deciso dal Tribunale Popolare del distretto di Shijingshan, a Pechino, riguarda una madre che ha ottenuto il diritto di subentrare negli 87 account di gioco appartenuti al figlio deceduto. Il publisher dovrà modificare i dati di identificazione associati ai profili, permettendole di continuare a utilizzarli.

Come tutti ben sappiamo, gli account di natura videoludica (ma non solo) possono avere in sé un valore inestimabile, tramite i giochi acquistati, i personaggi sviluppati per migliaia di ore ed i loro oggetti rari, valute virtuali e, ormai sempre più rilevanti, contenuti pagati con denaro reale.

Quando il titolare muore, però, tutto questo rischia di scomparire o di rimanere nelle mani della piattaforma. I termini di servizio definiscono infatti quasi sempre gli account come personali e non trasferibili, anche quando il loro valore economico e affettivo può essere considerevole. Questo è lo standard in Occidente, da Valve a Blizzard.

In Cina dunque un giocatore, indicato dai media cinesi con il cognome Gu, è morto per una malattia il 30 maggio 2025. Nel corso degli anni aveva registrato 87 account verificati con il proprio nome all’interno dello stesso gioco. Dopo la sua morte, la madre Chen ha chiesto alla compagnia che gestiva il titolo di modificare l’identità associata ai profili, trasferendoli a suo nome. L’altra erede di primo grado, la figlia dell’uomo, ha rinunciato formalmente alla propria quota relativa agli account.

L’azienda ha inizialmente rifiutato. Secondo il contratto accettato dal giocatore, la proprietà degli account, dei dati e degli oggetti virtuali sarebbe rimasta in capo alla compagnia, mentre all’utente sarebbe stato concesso soltanto un diritto d’uso limitato e personale.

Il publisher sosteneva inoltre che gli account, essendo sottoposti alla verifica dell’identità reale, fossero inseparabilmente collegati alla persona del giocatore e non potessero quindi essere trasferiti dopo la sua morte. Si potrebbe qui aprire una lunga discussione sull’opportunità di legare in modo eccessivamente oneroso un account online ad una persona fisica precisamente identificata, rendendolo indissolubilmente legato a lei, un tema che oggi in Europa è come sappiamo quasi all’ordine del giorno.

Ma in Cina il tribunale non ha accolto questa interpretazione. Secondo i giudici account, personaggi, oggetti e altre risorse digitali possiedono un valore d’uso e possono avere anche un valore economico. Sono inoltre il risultato del tempo, delle energie e talvolta del denaro investiti dal giocatore.

Il collegamento con il documento d’identità è stato considerato principalmente uno strumento amministrativo e di sicurezza, che non rende il diritto d’uso così strettamente personale da farlo necessariamente scomparire insieme al titolare. Il tribunale ha quindi stabilito che il diritto di utilizzare gli 87 account faceva parte dell’eredità e ha ordinato alla compagnia di collaborare alla modifica dei dati entro 15 giorni dall’entrata in vigore della sentenza.

Secondo i resoconti cinesi, nessuna delle parti ha presentato appello.

Una situazione simile esiste già nel mondo fisico. Non tutto ciò che entra in un’eredità deve necessariamente essere un oggetto posseduto in piena proprietà: possono essere trasmessi anche crediti, partecipazioni, licenze, diritti contrattuali e altre posizioni economicamente valutabili.

Nel caso dei videogiochi online, il giocatore non possiede ovviamente il database, i server, il codice sorgente o il copyright sul gioco. Può però avere un interesse economicamente rilevante nei confronti del publisher, consistente nella possibilità di accedere ai personaggi, disporre degli oggetti ottenuti e continuare a godere del servizio.

Il punto della sentenza è quindi il seguente: la società può anche dichiararsi proprietaria dell’infrastruttura e dei dati, ma questo non implica necessariamente che i diritti di godimento, sfruttamento ed accesso dell’utente debbano estinguersi automaticamente alla sua morte.

Per chi fosse giuridicamente curioso, abbiamo utilizzato ChatGPT (che ha anche generato l’immagine di copertina) per capire un po’ la base legale della decisione, che sembra trovare il proprio fondamento nel Codice Civile cinese, entrato in vigore nel 2021, e specialmente nell’articolo 127. Tale articolo contempla espressamente la tutela dei dati e dei beni virtuali online. La norma risulta in realtà piuttosto generica e non definisce nel dettaglio che cosa costituisca proprietà virtuale, ma riconosce che tali risorse possono essere oggetto di protezione giuridica.

Al contempo, l’articolo 1122 adotta invece una definizione molto ampia di “eredità“: ne fanno parte tutti i beni personali legittimamente appartenenti alla persona al momento della morte, fatta eccezione per quelli che non possono essere trasmessi per legge o per la loro stessa natura.

Questa formulazione permette di comprendere nel computo ereditario anche nuove forme di ricchezza non espressamente elencate dal legislatore, compresi account, valute virtuali, attività economiche online e oggetti ottenuti nei videogiochi. Il problema diventa quindi stabilire quali elementi abbiano una natura patrimoniale e quali, al contrario, siano inseparabili dall’identità e dalla sfera personale del defunto. Come abbiamo visto, la Corte cinese ha in questo caso ritenuto sussistente la valutazione patrimoniale degli account videoludici.

Essendo la Cina un paese di Civil Law, come buona parte degli Stati occidentali con l’eccezione del mondo anglosassone del Regno Unito e degli Stati Uniti, le sentenze non fanno direttamente ed espressamente precedente. Quindi, non è che automaticamente ora in Cina è stato sancito che nell’eredità debbono essere compresi anche i beni digitali o gli account; semplicemente, un’importante corte del Paese ha preso atto del problema e ha risposto in maniera illuminata e condivisibile, dando un possibile esempio alla Cina stessa e al mondo su come affrontare temi apparentemente secondari, ma che in realtà giorno dopo giorno diventano immensamente rilevanti nelle nostre vite.

 

Fonte

 

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Xerotos

Riflessione estremamente interessante,
se penso al mio account di steam di media grandezza (400 giochi circa) ogni tanto mi capita di chiedermi cosa succederebbe al mio account se io morissi, i miei genitori non sono interessati ed i parenti più prossimi hanno già il loro account steam. Sarebbe bello poter “donare” alla propria morte il proprio account steam o altri account come quelli di Battle Net e altre piattaforme ad una persona ancora in vita in modo che la mia “eredità” non vada persa ma sopravviva nel corso degli anni.

Ultima modifica 1 mese fa da parte di Xerotos
Zap

per curiosita’ cosa giocava con 87 account lol?

CM@TRIX dj PRODUCER

era un gold farmer questo fidati

Lorenzo "Plinious" Plini

AHAHAHA non ci avevo pensato
Effettivamente può essere :D

CM@TRIX dj PRODUCER

hahaha io subito cinese 87 account su un gioco, gold farmer mi è venuto naturale pensare a questo

Ultima modifica 1 mese fa da parte di CM@TRIX dj PRODUCER
Zap

allora per una volta giustizia è stata fatta