L’IP di Ultima potrebbe tornare a Richard Garriott nel 2027

L’IP di Ultima potrebbe tornare a Richard Garriott nel 2027

La proprietà intellettuale di Ultima, senza dubbio una delle più importanti nella storia dei videogiochi, potrebbe tornare almeno in parte nelle mani del suo creatore originale: Richard Garriott.

Meglio conosciuto come Lord British, Garriott sostiene di poter riottenere a partire dal 2027 alcuni dei diritti d’autore sulla serie Ultima, ceduti a Electronic Arts nel lontano 1992.

La notizia è potenzialmente enorme, ma richiede diverse precisazioni. Anzitutto non significa di per sé che Electronic Arts perderà automaticamente l’intera proprietà intellettuale, né che Ultima Online verrà consegnato a Garriott e meno che mai che sia già in sviluppo un nuovo capitolo della saga.

Il punto nevralgico è per il momento ancora giuridico: riguarda infatti una particolare disposizione del diritto d’autore statunitense, il cosiddetto diritto di terminazione, che potrebbe produrre una situazione nella quale copyright, marchi e diritti sui diversi giochi della serie risultino divisi tra più soggetti.

Tutto è iniziato quando Electronic Arts ha depositato negli Stati Uniti due nuove domande di registrazione del marchio Ultima. Le richieste riguardano, rispettivamente, un non meglio determinato software videoludico “scaricabile” ed una fornitura di videogiochi online (qualcosa che pare simile al concetto di Game as a Service). Si tratta qui evidentemente di categorie più adatte al mercato videoludico moderno; concetti ben diversi da quelli che hanno fatto la fortuna di Ultima nel passato (che in origine erano peraltro distribuiti tramite supporti magnetici).

Com’era lecito aspettarsi, questo deposito ha immediatamente alimentato le speculazioni su un possibile ritorno di Ultima, anche se una registrazione del marchio non dimostra di per sé l’esistenza di un nuovo gioco.

Il canale YouTube Inside Games ha quindi contattato Richard Garriott, chiedendogli se sapesse qualcosa delle iniziative di Electronic Arts. Ed è stato qui che si è aperto uno scenario nuovo, a partire dalla risposta di Garriott. Questi ha raccontato di aver provato, approssimativamente una volta ogni dieci anni, a discutere con Electronic Arts una possibile rinascita della serie. Secondo la sua ricostruzione, il publisher avrebbe manifestato inizialmente un certo interesse, salvo poi interrompere ogni volta le trattative.

Ora Garriott sostiene di non dover più attendere una concessione volontaria di Electronic Arts. La cessione dei diritti sarebbe avvenuta nel 1992 e, trascorsi 35 anni, il creatore potrebbe esercitare il diritto di terminazione previsto dalla legge statunitense. Il primo momento utile sarebbe quindi il 2027.

Questa spiegazione rende anche più comprensibili alcune dichiarazioni criptiche del 2024, quando Garriott aveva affermato di credere che avrebbe riottenuto Ultima Online “presto”, senza però poter fornire ulteriori dettagli. Addentriamoci dunque maggiormente nel nodo giuridico della quesitone.

Va innanzitutto corretta un’imprecisione circolata nelle prime ricostruzioni della vicenda: la norma invocata non è la Section 230, bensì la Section 203 del Copyright Act statunitense.

La Section 230 generalmente citata nel dibattito su internet riguarda invece la responsabilità delle piattaforme per i contenuti pubblicati dagli utenti e non ha nulla a che vedere con il recupero dei diritti su un’opera. Peraltro, di Section 230 e dei suoi concetti si parla abbastanza di frequente proprio qui su MMO.it quando ci occupiamo di censura online e di sistemi di controllo, ban e limitazione degli utenti: il nostro pubblico dovrebbe essere preparato.

Qui siamo invece di fronte alla Section 203, che permette all’autore di un’opera, o in determinate circostanze ai suoi eredi, di porre fine a una precedente cessione o licenza dei diritti d’autore. La disposizione fu introdotta per offrire agli autori una seconda possibilità quando il valore futuro delle loro creazioni non era prevedibile al momento del contratto. Un autore giovane potrebbe, ad esempio, cedere un’opera per una somma relativamente modesta e scoprire molti anni dopo che essa è diventata una proprietà di enorme valore.

Secondo ChatGPT (che citiamo sempre quando ci viene in aiuto per questi concetti giuridici del mondo statunitense) il principio viene spesso riassunto come “regola dei 35 anni”, ma non implica un ritorno automatico dei diritti allo scoccare del trentacinquesimo anniversario: l’autore deve inviare al titolare una comunicazione formale, indicando la data in cui la terminazione diventerà efficace. Ci vuole, in altre parole, un’azione della parte. E ci sono termini stringenti a cui sottostare, i principali dei quali avrebbero dovuto essere rispettati già nel 2025.

Quanto Garriott vuole ottenere è plausibile, ma non è ancora possibile considerarlo un risultato acquisito. Per far decorrere la terminazione già nel 2027, Garriott dovrebbe aver notificato l’atto necessario entro il 2025. Non è stata finora resa pubblica la documentazione contrattuale o procedurale che consentirebbe di verificare esattamente quali diritti siano coinvolti.

Vale la pena ribadire che qui non stiamo parlando di copyright: il copyright non deve essere rinnovato da Electronic Arts per impedire il ritorno dei diritti, poiché il diritto di terminazione non ha niente a che fare con la scadenza dei diritti d’autore ceduti: permette invece all’autore di interrompere una cessione ancora valida, purché siano rispettati tutti i requisiti previsti dalla Section 203.

 

Richard Garriott

Richard Garriott nel 1993.

Quali diritti potrebbe recuperare davvero Garriott?

Chiarito il concetto derivante dalla Section 203, si pone un’ulteriore domanda fondamentale dal sapore quasi archeologico: quali diritti egli abbia effettivamente ceduto nel 1992. Perché è su questo che si baserà l’eventuale restituzione.

Ultima nacque dal lavoro di Garriott all’inizio degli anni ’80. In seguito, egli fondò Origin Systems insieme al fratello Robert, al padre Owen e a Chuck Bueche. La società crebbe fino a diventare una delle software house più importanti del periodo, pubblicando titoli leggendari come la saga di Ultima e quella di Wing Commander.

Il 25 settembre 1992 Electronic Arts acquisì Origin attraverso uno scambio azionario valutato circa 35 milioni di dollari. Secondo le ricostruzioni storiche dell’operazione, Garriott accettò contestualmente di trasferire a EA anche alcuni copyright personali relativi a Ultima.

Proprio qui sta il nocciolo: la Section 203 può essere utilizzata soltanto contro una cessione effettuata dall’autore. Se determinati diritti appartenevano già a Origin Systems e passarono a Electronic Arts attraverso l’acquisizione della società, Garriott potrebbe non avere alcun diritto personale di terminazione su di essi. Se invece fu lui a firmare direttamente il trasferimento dei propri copyright, la sua posizione sarebbe molto più solida.

 

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E che dire di Ultima Online?

Ultima Online è tuttora attivo ed è gestito da Broadsword Online Games per conto di Electronic Arts, così come anche Dark Age of Camelot. Nel 2026 il team ha continuato a pubblicare aggiornamenti, eventi, modifiche al PvP e contenuti per New Legacy: non siamo quindi davanti a un prodotto completamente abbandonato.

La Section 203 contiene una protezione per le opere derivate realizzate prima della terminazione. Un’opera derivata già prodotta legittimamente può continuare a essere utilizzata anche dopo il ritorno dei diritti all’autore originario. Il precedente titolare non può però creare liberamente nuove opere derivate basate sui diritti che gli sono stati sottratti.

Applicato a Ultima Online, questo principio suggerisce che Electronic Arts potrebbe tranquillamente continuare a sfruttare e possedere Ultima Online, in quanto opera derivata, precedente alla eventuale terminazione. Peraltro, il recupero del copyright non comporterebbe neppure la consegna materiale del codice, delle infrastrutture, dei server o dei database di Ultima Online. Il diritto d’autore su un’opera è ovviamente giuridicamente distinto dalla proprietà delle copie e dei supporti materiali nei quali essa è conservata.

Richard Garriott dovrebbe tornare sull’argomento durante il Dragon Con 2026, che si terrà a settembre in Georgia, dove è atteso come ospite. Per allora potrebbe fornire maggiori dettagli sulla procedura avviata, sui diritti interessati e soprattutto sui suoi eventuali progetti futuri.

Fino alla pubblicazione di documenti più precisi, la notizia deve quindi essere presa con più di un grano di sale. Aspetteremo ulteriori notizie da questo fronte.

 

 

Fonte 1, Fonte 2, Fonte 3

 

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CrisTian M@TriX DJ producer

Richard Garriott. posso ricordarvi il suo ultimo gioco meglio di no? non credo più in lui e non credo che sia in grado oggi di rifare il miracolo cioè tirare fuori un gioco innovativo nei prossimi anni. quell’obbrobio di Shroud of the Avatar qualcuno se lo ricorda?? beh una delle più grandi delusioni ludiche della storia di cui nessuno parla, ma che lui sostiene essere un capolavoro. credo che abbia fatto il suo tempo

Tankard

SotA secondo me è il classico esempio di come molte volte non basta il nome blasonato per tirare fuori un bel gioco. Ai tempi le aspettative erano altissime, aveva tirato su una cifra interessante in crowdfunding (oltre a KS avevano poi proseguito tramite il loro sito) ecc ecc, ma i risultati li conosciamo. E sia chiaro che di nomi illustri che hanno fatto la stessa fine o peggio ne possiamo dire diversi altri.
Per questo motivo ogni volta che viene annunciato il nuovo gioco di un “ex-qualcosa”, continuo a dire che non bisogna farsi ingannare dal curriculum, dai giochi creati 20 anni fa ecc ecc, perché aver fatto dei gioconi anni fa non è automaticamente garanzia di riuscire a fare altrettanto oggi, magari pure dopo tot anni fuori dal giro, scontrandosi con una situazione molto diversa dai bei tempi.
E di conseguenza, a maggior ragione dubito quando vedo annunci di MMORPG di gente che è alla primissima esperienza, con un team composto da quattro gatti e con budget ridicoli. Non dubito della bravura, ma dei limitati mezzi che si scontrano con un genere che richiede grandi risorse e dove appunto ha fallito anche gente con curriculum di tutto rispetto.

Ultima modifica 19 giorni fa da parte di Tankard