È arrivata la risposta ufficiale della Commissione Europea a Stop Killing Games, l’iniziativa dei cittadini europei che mira a combattere la pratica di rendere inaccessibili i videogiochi quando gli editori decidono di chiuderne i server online. L’esito non è quello che i sostenitori speravano.
La CE ha comunicato di non poter proporre una legislazione vincolante che obblighi i publisher a mantenere i videogiochi accessibili dopo la fine del loro ciclo commerciale. Al tempo stesso, però, il movimento non si ferma e ha già una strategia alternativa ben precisa.
La decisione era attesa e, almeno in parte, prevedibile. La Commissione ha motivato la propria posizione richiamando i diritti di proprietà intellettuale esistenti a livello europeo. Infatti i diritti d’autore dell’Unione Europea affermano che i titolari dei diritti godono di diritti esclusivi sulle proprie creazioni e, dunque, imporre un obbligo legale a mantenere un gioco in funzione si scontrerebbe con questi diritti.
La CE ha però precisato che il quadro normativo attuale già prevede alcune tutele per i consumatori, come ad esempio l’obbligo per i publisher di informare gli acquirenti sulla durata e sulle condizioni di termine del contratto prima dell’acquisto. Nella nota ufficiale si legge:
In questa fase la Commissione non può proporre un obbligo legale per mantenere giocabili i videogiochi dopo che smettono di essere forniti commercialmente.
In compenso, la Commissione si è impegnata a incontrare i rappresentanti dell’industria e dei consumatori entro la fine del 2026 con l’obiettivo di elaborare un codice di condotta sulla gestione del fine vita dei videogiochi e di promuovere una campagna di sensibilizzazione sui diritti dei consumatori.
This decision is not unexpected. But we were prepared. Hence, we’re pushing forward with @Europarl_EN ammending #StopKillingGames to the Digital Fairness Act. We can move on without the Commission and their non-decision, as @accursedfarms mentioned before: https://t.co/UqQ9AsJo4J https://t.co/3yCboNzOih
— Stop Killing Games Official (@StopKilingGames) June 16, 2026
La risposta del fondatore dell’iniziativa, Ross Scott del canale YouTube Accursed Farms, non si è fatta attendere. In un video pubblicato nelle ultime ore, Scott ha chiarito che l’esito della Commissione “non ha molta importanza” per la traiettoria del movimento, perché lo sforzo legislativo principale si è spostato direttamente al Parlamento Europeo, dove l’obiettivo è inserire emendamenti specifici nel Digital Fairness Act, la normativa europea sull’equità digitale ancora in fase di elaborazione.
Inoltre Scott ha ricordato che 45 membri del Parlamento Europeo hanno già firmato una richiesta formale di indagine legislativa sul tema e che il movimento può contare sul sostegno della maggioranza in aula. “Siamo nella posizione di approvare una legislazione al riguardo anche senza la benedizione della Commissione“, ha dichiarato Scott, aggiungendo che la campagna è attiva parallelamente anche in California.
Infine, nel video Scott ha dedicato ampio spazio alle dichiarazioni dell’ESA (Entertainment Software Association), lobby statunitense del settore videoludico, accusandola di aver diffuso informazioni false sull’iniziativa.
La storia di Stop Killing Games è lunga. L’iniziativa era nata in seguito alla chiusura di titoli come The Crew e Anthem. Dopo aver superato il milione di firme nell’estate 2025 e aver visto l’UE verificare ufficialmente le 1.294.188 firme valide — di cui 77.030 provenienti dall’Italia — la delegazione del movimento si era recata a Bruxelles lo scorso 23 febbraio per presentare la proposta alla Commissione.
L’incontro era andato positivamente, ma già allora era chiaro che la strada sarebbe stata lunga. La decisione di ieri è il punto di arrivo di quel percorso davanti alla Commissione, e il punto di partenza di quello in Parlamento. Chi volesse supportare l’iniziativa può farlo dal sito ufficiale.
Voi che ne pensate? Siete delusi dalla risposta della Commissione Europea o ritenete che il percorso parlamentare possa portare a risultati concreti?

ma io farei una petizione per salvare i videogiocatori di MMORPG quelli veri oramai estinti.
Eh, quella ci vorrebbe…
ahha vero
Quando persino i socialisti europei sono meno socialisti di te…
Come già scritto in passato e ribadisco ora: iniziativa del tutto inutile e insensata: è uno spreco di tempo, risorse e soldi su un problema che di fatto non esiste.
Beh oddio… si può essere d’accordo o meno, ma dire che il problema non esiste è oggettivamente non vero dai.
Mah, non lo credo, tutto sto casino ha preso vita solo perché sto tizio non può giocare al suo giochino preferito quando in realtà questo “non problema” esiste da decenni, perché nessuno si è mosso prima?
Premesso che forse sarà un “non problema” per te, questo non vuol dire che non lo sia per tutti… Ma alla domanda “Perché nessuno si è mosso prima?” ti rispondo non lo so ma anche sticazzi? Cioè chissene frega di cos’è successo 5, 10 o 20 anni fa, l’importante è che si stia facendo ADESSO.
Altrimenti seguendo questo ragionamento nessuno dovrebbe fare mai nulla al grido di “eh ma perché nessuno l’ha mai fatto prima?”
E così l’umanità rimane all’età della pietra :D
Non credo che risolvere questo falso problema faccia rimanere l’umanità all’età della pietra.
Si sta cercando di dare peso ad un problema marginale e di nicchia che interessa pochi, proprio perché nessuno si è mosso nel passato.
Sarebbe più utile scomodare la commissione europea per problemi più importanti di questo.
Tutto questo perche’ il tipo non poteva piu’ giocare al suo giochino di corse.
Al ridicolo non c’e’ limite.
Ma avranno il diritto di fare quello che gli pare con il software che hanno creato o no?
No perchè lo hanno venduto, è venduto significa di mia proprietà, impariamo un po di legge, almeno la base.
Quello che fanno loro invece è un noleggio, quindi dovrebbero calare il prezzo e cambiare la comunicazione nei vari negozi digitali e non, perchè non è un acquisto, ma un noleggio.
Infatti, assurdo che i diritti dei giocatori vengano etichettati come “ridicoli”. Quanta ignoranza.
Ma venduto cosa? Ma l’ hai mai letto un contratto nella tua vita?
Quello che ti danno è una licenza di utilizzo, che possono revocare in qualsiasi momento.
se venduto non significa possesso, allora piratare non significa rubare.