La storia tra Blizzard e Turtle WoW è probabilmente arrivata al suo epilogo. Il tribunale distrettuale della California, presieduto dal giudice Stephen V. Wilson, ha emesso un’ingiunzione permanente a favore di Blizzard su tutte e sette le cause d’azione presentate dalla compagnia di Irvine. Il verdetto ordina la cessazione immediata e definitiva di ogni attività legata al popolare network di server privati di World of Warcraft.
Il documento ufficiale, consultabile su CourtListener, non lascia spazio a interpretazioni. I convenuti, identificati come AFKCraft Ltd. (società registrata a Hong Kong), insieme a numerosi sviluppatori nominati singolarmente, devono “immediatamente e permanentemente cessare” ogni forma di sviluppo, programmazione, gestione, distribuzione, marketing e promozione di qualsiasi server privato o emulato, compreso il client moddato e il progetto Turtle WoW 2.0 in Unreal Engine 5 (già cancellato dal team lo scorso dicembre).
Inoltre l’ingiunzione vieta ai responsabili di trasferire a terzi il software client, il codice sorgente, i materiali promozionali e gli account social di Turtle WoW, anche nell’ottica di creare un eventuale “successore” del progetto. In pratica Blizzard ha chiuso ogni possibile scappatoia, estendendo il divieto a qualsiasi futura società controllata dai convenuti.
La causa era stata avviata nell’agosto del 2025, quando Blizzard aveva accusato i gestori di aver costruito un vero e proprio business fondato sulla violazione della proprietà intellettuale. Secondo la documentazione, Turtle WoW aveva generato milioni di dollari tramite donazioni, utilizzando e modificando asset originali del gioco senza alcuna autorizzazione e promuovendo il tutto tramite campagne social e collaborazioni con streamer.
A ottobre i responsabili del server avevano risposto con una lettera aperta, proponendo a Blizzard di creare un ecosistema regolamentato di server comunitari, citando esempi come City of Heroes Homecoming e Project 1999 di EverQuest. Evidentemente la proposta non è andata a buon fine.
Le due parti hanno raggiunto un accordo confidenziale in parallelo alla sentenza. I termini non sono pubblici, ma il documento depositato in tribunale specifica che Blizzard prevede di richiedere l’archiviazione completa del caso entro la scadenza di 60 giorni, fissata all’8 giugno 2026. Entrambe le parti hanno rinunciato al diritto di appello.
Al momento della sentenza, il sito di Turtle WoW risulta ancora online, ma le donazioni sono state disabilitate. Sulla subreddit e sul forum di TurtleCraft il dibattito è acceso. Il team ha rilasciato un breve messaggio su Discord chiedendo uno o due giorni prima di comunicare ufficialmente la propria posizione.
Segnaliamo che, ad oggi, i server di gioco risultano ancora online e giocabile. Il sito turtlecraft.gg è raggiungibile, il forum funziona regolarmente e diversi giocatori confermano sui social di riuscire a loggare normalmente. Nonostante l’ingiunzione ordini la cessazione immediata delle attività, come detto la scadenza effettiva fissata dall’accordo è l’8 giugno, il che potrebbe spiegare perché i server non siano ancora stati spenti.
Ora la community si interroga sulla possibilità che il progetto sopravviva in qualche forma, considerando che buona parte dell’infrastruttura sarebbe ospitata al di fuori della giurisdizione statunitense, probabilmente tra Regno Unito ed Europa dell’Est. C’è chi ipotizza un possibile trasferimento dei server in paesi meno cooperativi con le autorità USA e l’adozione di donazioni esclusivamente in criptovalute per aggirare il blocco dei circuiti di pagamento tradizionali. Lo scenario resta tuttavia molto incerto e il team non ha ancora rilasciato una comunicazione ufficiale completa.
Questa vicenda ricorda inevitabilmente quanto accaduto con Nostalrius nel 2016, server privato chiuso dopo la lettera dei legali di Blizzard, ma che in seguito spinse la compagnia ad annunciare ufficialmente World of Warcraft Classic nel 2017. Diversi utenti su Reddit e nei forum speculano che Blizzard potrebbe annunciare un vero e proprio WoW Classic+ alla prossima BlizzCon 2026, il che spiegherebbe la tempistica dell’azione legale. Un copione già visto, insomma.
Qualunque sia il destino di Turtle WoW, non si può negare che il progetto abbia rappresentato per anni la migliore esperienza “Classic+” disponibile, con contenuti originali come l’espansione Mysteries of Azeroth, nuovi raid, dungeon, zone e combinazioni razza-classe che non hanno nulla da invidiare a un’espansione ufficiale. Di tutto questo avevamo parlato quando il team aveva presentato l’imponente Patch 1.18.1, intitolata Nightmares of Ursol, andando avanti imperterrito nonostante la causa in corso.
Voi che ne pensate? Credete che il server troverà un modo per sopravvivere o sarà davvero la fine di Turtle WoW?
With litigation beginning nearly 8 months ago, judgment has been entered in favor of Blizzard against TurtleWoW on their Copyright Infringement case. As a result of this verdict, the largest Classic Private server is immediately and permanently ordered to cease and desist all… pic.twitter.com/92cuLHcg54
— Wowhead💙 (@Wowhead) April 12, 2026

Turtle Wow ha risposto………ha rilasciato una nuova patch xD xD xD
e quindi non ha ancora risposto. Il termine dei giochi è a giugno.
Ognuno con un minimo di dignità dovrebbe boicottare Blizzard domani.
Una manciata di ragazzetti in un scantinato hanno fatto meglio di lei negli ultimi 15 anni senza milkare l’utenza e vengono pure costretti a chiudere dalla “legge”. Sarà che il concetto di giustizia sociale è troppo complesso per il gregge dei giocatori di wow.
Giustizia sociale per un videogioco
Spero il tuo post sia satirico
Spero che qui quello satirico sia tu o vuoi solo fare risaltare i tuoi deficit? Il “videogioco”—> Sono triliardi di informazioni, miliardi di dollari, milioni di persone , migliaia di dipendenti. Ha letteralmente formato una generazione.
Non proprio: sembra che ci abbiano lucrato un bel po’.
Se ricordo bene dall’inizio della guerra Russia-Ukraina e l’avvento delle sanzioni, in Russia la pirateria è legale. Perciò spero che Turtle continui a vivere in territorio Russo
speriamo di no dai.
l Pandino del Destino: Una favola di grasso e copyright
C’era una volta, nel lontano 2018, un tizio.
Un tizio non voleva l’ultimo SUV di plastica; lui voleva l’anima.
Così, scava nei bassifondi di internet e si porta a casa una FIAT Panda scassata.
Ma non una Panda qualunque: una col leggendario motore FIRE, quel pezzo di ferro che se gli dai due martellate e un po’ di sputo, ti porta pure su Marte.
Il tizio apre il cancello del suo campo e dice agli amici: “Venite, si sgargia a scrocco!”.
E tutti lì a fare i matti nel fango, tra testacoda e risate, felici come bambini con le ginocchia sbucciate.
A un certo punto, però, al tizio prende la mano.
Decide che quel Pandino deve diventare un’opera d’arte.
Rifà la testata, monta sospensioni che manco un Hummer, scarichi che sputano fiamme e mappa la centralina con la precisione di un chirurgo.
Inizia a farci il Tuning vero: “Ci metto il frigo bar, i sedili riscaldati e magari un alettone in carbonio, che non serve a niente ma fa sognare il Nürburgring”.
Ci spende un capitale, ma lo fa per amore del grasso e della velocità.
Gli amici (che nel frattempo sono diventati migliaia) restano a bocca aperta: “Uau, ma questo non è più un Pandino, è un’esperienza religiosa!”.
Molti decidono di dargli una mano: chi porta una cassa di birra, chi sgancia un cinquantone per l’olio nuovo.
Uno, per non farsi mancare nulla, mette su pure una WebRadio e chiama dei DJ un po’ scappati di casa per animare le corse nel fango.
Tutto bellissimo, finché un giorno, all’orizzonte, compare una flotta di berline nere metallizzate.
Sono i MEGAMANAGERS© di Stellantis.
Hanno facce tristi, cravatte troppo strette e la puzza sotto il naso.
Guardano il campo del tizio e dicono:
Il tizio prova a spiegare che la sua Panda è “diversa”, che è un tributo, che è fatta di passione e non di dividendi.
Ma i MEGAMANAGERS© hanno i legali con le ZANNE AFFILATE©.
Dopo un po’ di fumo, carte bollate e minacce di sequestrare pure il campo, il tizio e gli amici devono scendere a patti.
Il Pandino resta, forse, ma con le ruote sgonfie o sotto un telo, mentre Stellantis si allontana soddisfatta per aver protetto un mercato che comunque non esiste.
E vissero tutti felici e contenti… tranne quelli che volevano solo farsi un giro nel fango col motore FIRE.
va bhe, era chiaro, per me è andato avanti anche più del dovuto turtle wow, anche se la blizzard ha le sue magagne, ma qua sono d’accordo con lei, alla fine è lei che deve decidere se permettere o no di utilizzare i suoi assets e il suo programma, a quanto pare, a differenza di altre case videoludiche, blizzard non è d’accordo a questo tipo di utilizzo.