Ashes of Creation: Steven Sharif colpisce ancora, arriva la sua versione dei fatti

Ashes of Creation: Steven Sharif colpisce ancora, arriva la sua versione dei fatti

Procede la saga di Ashes of Creation (o di quello che ne rimane) con la puntata che tutti aspettavamo e che era chiaramente nell’aria: quella riguardante le dichiarazioni di Steven Sharif, che dopo alcune settimane di silenzio è finalmente tornato a farsi sentire, anche se forse non nel modo che ci si poteva aspettare.

Sharif ha infatti intrapreso lui stesso un’azione legale, che come da consuetudine americana si chiama Sharif vs. Dawson, Ogden, Fette, Bartles, TFE Games Holding LLC. È dalle carte depositate per avviare la contro-causa che può dunque evincersi una “risposta” del Director di Intrepid Studios (ruolo che, vale la pena ricordarlo ancora una volta, formalmente a quanto pare svolgeva solo lui stesso).

La causa, si legge già nel primo paragrafo,

ha l’obiettivo di fermare la board of directors di Intrepid, fuori controllo, dal distruggere intenzionalmente la Compagnia, attraverso licenziamenti dell’intera forza lavoro e l’aver creato per ciò appositamente una crisi […].

L’atto iniziale di questa azione legale si preannuncia quindi piuttosto succoso, dal momento che capovolge le versioni precedenti e urla immediatamente ad una sorta di complotto o per lo meno di ammutinamento all’interno di Intrepid Studios. Ma vediamolo nel dettaglio.

Dopo aver dichiarato gli obiettivi ed il motivo dell’azione legale, emerge subito un quadro pseudo-persecutorio nel quale pare che Sharif voglia sostenere la volontà di distruggere lui come persona da parte di questi soggetti. Questo il paragrafo 2:

La comunità dei giocatori aspettava ansiosamente la release di Ashes of Creation da molti anni. I Convenuti hanno ben capito che il successo – o il fallimento – di Ashes of Creation sarebbe stato un affare eccezionalmente pubblico e personale all’Attore. E hanno anche capito che il suo successo sarebbe stato eccezionalmente profittevole: pertanto, i Convenuti del Board hanno intrapreso una serie di atti per garantire solo a se stessi i profitti di quel successo, a spese dell’Attore e di Intrepid come compagnia.

Giusto perché siano chiari a tutti i termini un po’ più giuridici, per “attore”, o Plantiff, si intende colui da cui la causa deriva (in questo caso, Steven Sharif) e per “convenuto”, o Defendant, chi la causa la subisce (in questo caso, TFE Games Holdings e gli altri soggetti citati prima, di cui dopo vedremo qualcosa).

In ogni caso, le accuse diventano in seguito ancora più pesanti: secondo Steven Sharif c’è stato un vero e proprio complotto dentro Intrepid Studios, la cui crisi non sarebbe stata un fallimento operativo, ma il risultato di un piano diabolico avviato nel 2024 da Rob Dawson, descritto come principale finanziatore dello studio, per prendere il controllo della società e poi spogliarla dei suoi asset, tra i quali figurano in special luogo la proprietà intellettuale e vari segreti industriali, trasferendoli a una nuova entità controllata da lui (proprio TFE Games Holding).

Secondo Sharif, Dawson avrebbe imposto una ristrutturazione nel maggio 2024 acquisendo un maggiore potere di voto e un board allineato (tra cui Ryan Ogden, Theresa Fette e Aaron Bartels), accusato di aver violato vari doveri fiduciari per garantire lo svolgimento del complotto.

La strategia descritta era quella di “far morire di fame” Intrepid per giustificare una chiusura, fatto comprovato da presunti tentativi di deviare ricavi verso conti controllati da Dawson/TFE. Quando il Plaintiff avrebbe contestato l’operazione e avvisato un creditore di vecchia data (probabilmente un finanziatore importante del progetto), i convenuti avrebbero reagito licenziando quasi tutta la forza lavoro. L’atto aggiunge che i convenuti avrebbero poi scaricato la colpa pubblica arrivando a depositare documentazione definita falsa per nascondere la composizione reale del board, e che ora starebbero cercando acquirenti per Ashes of Creation, così, sostanzialmente, da riassorbirselo senza Sharif di mezzo.

Quest’ultimo punto è particolarmente interessante perché è quello che prende in esame il discorso della composizione del Board of Directors, nel quale appunto stando alle carte ufficiali dello Stato della California c’era solo Steven Sharif. Tuttavia, occorre precisare che nonostante l’atto sia stato depositato in primo luogo nel 2015, c’è stato un possibile aggiornamento il 30 dicembre 2025 (lo si legge in alto a destra). Che sia questa la chiave del mistero e la prova del complotto? Secondo Sharif, almeno, lo è.

 

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Come sono andate le cose secondo Steven Sharif

Vediamo adesso qual è la versione dei fatti che Steven Sharif riporta cronologicamente nell’atto.

Dopo una fase iniziale in cui Intrepid avrebbe sviluppato asset chiave (IP e trade secret tanto agognati) e reperito finanziamenti, il rapporto con Rob Dawson sarebbe peggiorato sensibilmente dall’inizio del 2023: Sharif sostiene che Dawson, intravedendo un potenziale ritorno economico elevato, avrebbe appunto iniziato una pressione crescente per ottenere controllo, arrivando a minacciare di bloccare fondi necessari per i pagamenti ai dipendenti.

Il punto di svolta, nel racconto, è maggio 2024: Sharif afferma che Dawson avrebbe imposto un “global settlement/restructuring”, cioè una sorta di riassestamento societario che, tramite conversioni e modifiche ai vertici e nei sistemi di potere di Intrepid, lo avrebbe portato a diventare azionista di maggioranza e a consolidare controllo finanziario e di governance della società (pur lasciando a Sharif il controllo creativo sul gioco formalmente previsto da un accordo tra soci). In seguito, Dawson sarebbe entrato direttamente nel board insieme al suo associato Ryan Ogden, e nel tempo sarebbero stati aggiunti altri membri ritenuti allineati alla sua visione.

Arrivando al 2025, Sharif sostiene che il board avrebbe spinto per ottenere un immediato ritorno economico e di visibilità passando da Steam, con la famosa release in early access e con rassicurazioni a CommerceWest Bank sul fatto che i ricavi Steam avrebbero coperto debiti pregressi.

Da qui, l’atto descrive quella che definisce una manovra di pignoramento auto-interessata: secondo Sharif, già nel 2025 il board avrebbe preparato un’operazione basata sul già visto in altre occasioni Article 9 per trasferire gli asset (in particolare IP e trade secret) a una nuova entità controllata da Dawson (TFE), senza notifiche adeguate ai creditori privilegiati. Praticamente, si sono trasferiti asset a titolo di garanzia a TFE.

Finisce il 2025 e, sempre secondo Sharif, inizia a questo punto un conto alla rovescia verso il disastro:

  • 7 gennaio: nei documenti che regolano chi ha la garanzia sugli asset compare TFE. Da quel momento TFE diventa il soggetto primario che, in caso di fallimento, può rivendicare/gestire quel collaterale e avviare la procedura di escussione.
  • 14 gennaio: riunione con investitori/finanziatori: qui si discute della crisi e delle prossime mosse.
  • 15 gennaio: Sharif dice di aver fatto whistleblowing verso CommerceWest (la loro banca, ed anche un loro creditore), avvisandoli del fatto che ad Intrepid venivano fatte operazioni sospette su asset e ricavi dati in garanzia a soggetti dubbi.
  • 16 gennaio: è la fine: viene dichiarato fallimento e si avvia la private sale (Article 9) per trasferire gli asset pignorati. A questo punto i creditori privilegiati, in ordine in base al loro privilegio, e con TFE in testa, possono iniziare ad entrare in possesso dei beni dati loro in garanzia.
  • 18 gennaio: CommerceWest invia una default letter (in buona sostanza dice che la banca considera la situazione critica e reagisce a tutela dei suoi crediti).
  • 19 gennaio: Sharif si dimette. Nella sua versione non è sparito: sostiene di essersi dimesso perché non condivideva le questioni sui licenziamenti ed il fatto che i compensi ai dipendenti fossero saltati, ma era contrario alla chiusura. Dichiara anche un contesto di pressioni e minacce.

 

Arriviamo quindi al 3 febbraio, quando Valve chiude la partnership con Intrepid. Questo accade per tre ragioni fondamentali: dapprima Valve riceve richieste contrastanti su dove mandare i soldi. In seguito, arrivano vari creditori per ricevere soddisfazione delle loro pretese sui ricavi di Steam della vendita di Ashes of Creation. Poi gli utenti in massa chiedono il refund del gioco. Sharif aggiunge che, prima dei rimborsi, Intrepid avrebbe avuto diritto a circa 5 milioni di ricavi.

Infine, Sharif chiude la parte cronologica sostenendo che, dopo il collasso, TFE e i membri del board stiano cercando di ottenere accesso a materiali e sistemi non nei loro diritti e stiano sollecitando acquirenti per vendere Ashes of Creation e i relativi asset, con un rischio di danno imminente e irreparabile per la società e per gli azionisti residui.

 

Le richieste di Steven Sharif al giudice

Riassunto come per lui sono andate le cose, Steven Sharif domanda al giudice quanto segue:

  • Un’azione inibitoria che vieti ai convenuti di accedere, usare o vendere i materiali coperti da segreti commerciali.
  • Invalidazione/annullamento di atti societari compiuti in violazione di doveri fiduciari o legge, inclusa la chiusura e la procedura di liquidazione ai creditori privilegiati, ritenuta illegittima.
  • Risarcimento danni.
  • Danni consequenziali (pregiudizi ulteriori, come danni reputazionali per Steven Sharif, che discendono dall’illecito).
  • Danni punitivi (tipici degli Stati Uniti, per condotte ritenute particolarmente gravi – come quelle che violano la sacralità del mercato).
  • Riforme di governance imposte dal giudice: rimozione dei Board Defendant (chiunque infine essi risultino essere), supervisione, interventi compensativi, ricomposizione delle strutture dirigenziali con requisiti di indipendenza.
  • “Disgorgement of profits”: restituzione degli utili e dei benefici illecitamente ottenuti
  • Risarcimento per spese legali e costi di giudizio.
  • Misure cautelari il prima possibile per fermare gli atti contestati e prevenire reiterazioni.

 

È lecito presumere che in primo luogo il giudice si pronuncerà sulle richieste di misure cautelari, che servono ad invalidare le decisioni della dirigenza, che Sharif definisce clandestina ed in mala fede. Sarà con ogni probabilità quello il prossimo passo che seguiremo, ben prima della sentenza. Come sempre vi terremo informati su questa ingarbugliata faccenda.

 

 

Fonte

 

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Jyk

Sta diventando sempre meglio.
quindi i complottatori vorrebbero cmq portare aoc in produzione, magari con altro nome. Audaci

5 milioni da steam vuol oltre 100k di persone che hanno pagato x un’alpha 😐

La confraternita della preveggenza ultraterrena

100k che hanno pagato per una robaccia del genere…non ho parole.

boyghell

perchè avete rimosso il mio commento? non ho detto nulla di offensivo….mi pare

Lorenzo "Plinious" Plini

Sorry c’è stato un piccolo ritardo nella pubblicazione, tutto a posto ora ;)

boyghell

ok , grazie :)

boyghell

normale prassi, visto che lo hanno denunciato fa una contro denuncia, tutto per rallentare la sentenza, ci vorranno anni prima che si giunga a una decisione del giudice, ma intanto una delle parti si sta godendo il malloppo, contento di non averci fatto due ore e di essere riuscito a farmelo rimborsare in tempo.

Kymn

Grazie dell’articolo. Qui va a finire come quel tizio che fece causa a Amazon per “gli anelli del potere” dato che lui aveva scritto una fanfiction. In parole povere: sto Sharif si ritroverà in mutande

Tankard

Quindi, lui si era licenziato per protesta, ma ora viene fuori che c’era un complotto per far fallire il gioco. Per caso Sharif è amico di Leslie Benzies? Perché la storia del complotto che deve affossare un gioco, impedirgli di avere successo, ecc ecc mi ricorda un po’ quella di MindsEye :D :D :D (anche se in quel caso non c’era una board di cattivi, ma prima se l’era presa con il publisher, per poi arrivare a dire che qualcuno aveva investito 1 milione di dollari per orchestrare una campagna diffamatoria).
Comunque in tutto questo, le cause che intrepid ha affrontato negli anni precedenti, tra cui quelle per conti non pagati e altri problemi, farebbero sempre causa del complotto? Quindi non pagavano il loro fornitore di servizi cloud per far fallire il gioco?