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Documenti rubati e cause milionarie per Ashes of Creation: Steven Sharif scappa con le carte (e coi soldi)?

Documenti rubati e cause milionarie per Ashes of Creation: Steven Sharif scappa con le carte (e coi soldi)?

Stando alle ultime informazioni che circolano online, e specialmente a quelle ritrovabili in uno degli ultimi video dello youtuber Kira, che ha seguito la vicenda Ashes of Creation ben prima che esplodesse, il drama infinito che sta investendo l’ormai ex progetto sembra spostarsi prepotentemente verso un piano legale.

Sarà sicuramente nelle prossime settimane (e forse mesi) che verrà fuori il vero contenuto di questo sfacelo, tramite atti legali, accuse contrapposte e rivelazioni che potrebbero emergere solo in tribunale.

Il nuovo punto di partenza sta nel ruolo di tale Jason Caramanis: un soggetto che sarebbe stato notevolmente coinvolto nell’iniziale finanziamento del progetto già nel 2015–2017 circa (come “creditore” o comunque finanziatore), quindi presente fin all’origine della storia.

Questo entrerebbe in frizione con un elemento di comunicazione pubblica attribuito per anni a Steven Sharif: l’idea che non ci fossero figure terze, board e direttori e che fosse solo lui, unico uomo al comando (come peraltro confermato dalla sua unica presenza nel Board of Directors).

Secondo gli ultimi leak, sono emersi messaggi privati tra Jason e Steven che costituirebbero la prova provata del fatto che Jason fosse nel quadro da subito. Da qui, però, la vicenda prende una piega ancora più concreta e documentabile, perché, al netto dei leak e delle chat che si possono leggere online e che vengono in modo più o meno lecito esposte dai content creator, è nei depositi in tribunale che iniziano a comparire date, cifre e soprattutto una ricostruzione ufficiale (per quanto di parte) degli eventi.

Secondo quanto riportato da Kira, che a sua volta rimanda ad un video di NefasQS (youtuber che ha dedicato ampio spazio alla faccenda con lunghi approfondimenti), il 9 febbraio la società TFE Games Holdings avrebbe depositato una causa presso la Clark County District Court (Nevada). I convenuti indicati sarebbero in primo luogo proprio Steven Sharif e John Moore.

Ma che cos’è esattamente TFE Games Holdings? Ebbene, questo è forse il punto più interessante. La qualifica che TFE si attribuisce è quella di una Delaware LLC, “successor in interest” di Intrepid Studios. In altre parole, è una società a responsabilità limitata (LLC) del Delaware, che afferma di essere diventata proprietaria degli asset di Intrepid a seguito del disastro accaduto a quest’ultima impresa, tramite una Article 9 private sale (Uniform Commercial Code).

TFE Games Holdings era di fatto un creditore privilegiato di Intrepid Studios, che secondo le leggi della California (ma anche del resto del mondo) può rivalersi in fretta sui beni del suo debitore senza passare attraverso procedure burocratiche complicate. In termini semplici: quell’Article 9 è il meccanismo tipico dei prestiti garantiti. Se un’azienda va in default, il creditore privilegiato può riscuotere immediatamente il suo credito. Questo, in ambito societario, può includere conti, crediti, IP e attrezzature come PC e dispositivi, ma anche e soprattutto archivi, dati e documentazione. Questo sarebbe essenziale nel momento in cui TFE subentrasse ad Intrepid e fosse quindi tenuta a rispettarne anche gli obblighi (per esempio in materia di pagamento dei dipendenti). E in effetti, TFE sostiene di aver acquisito tutto ciò che rientrava negli asset di Intrepid Studios, inclusi “i registri e la documentazione interna”.

Ed è qui che scatta l’elemento paradossale del contenzioso: se davvero TFE è “successor in interest” di Intrepid, perché TFE sta facendo causa per ottenere documenti e accessi che dovrebbero esserle garantiti per via della sua posizione di creditore privilegiato?

La risposta (secondo l’impianto accusatorio) è che una parte di quei record e soprattutto le credenziali di accesso a piattaforme e conti sarebbero ancora nelle mani di Sharif, che non ha alcuna intenzione di darli al creditore privilegiato (cioè TFE).

Il primo grande tema della causa, come viene descritto, non è tanto chi ha rubato e che cosa, ma chi detiene le chiavi delle casseforti figurate nelle quali ci sono le informazioni necessarie per scoprire come sono andate davvero le cose.

TFE sostiene che Sharif sarebbe in possesso di ricevute e fatture degli ultimi tre anni, payroll record dal 2016 e credenziali d’accesso a sistemi cruciali, e che avrebbe rifiutato di consegnare il materiale.

La motivazione addotta è estremamente pratica: senza quei documenti non si potrebbe procedere correttamente con la chiusura ordinata di Intrepid, non si riuscirebbero a pagare i dipendenti ed i creditori e, soprattutto, sarebbe più difficile gestire gli obblighi collegati al WARN Act.

Sempre secondo l’accusa, la vicenda si incastrerebbe in una timeline molto precisa. Una roadmap potremmo quasi dire, se fossimo su Kickstarter:

  • 18 gennaio 2026: Sharif avrebbe ricevuto un avviso secondo cui un creditore privilegiato (TFE, appunto) avrebbe rivendicato un profitto maturato su Steam da 3,5 milioni di dollari. TFE sostiene che quei soldi sarebbero stati attesi per pagare dipendenti e creditori.
  • 19 gennaio 2026: Sharif si sarebbe dimesso da CEO.
  • 31 gennaio 2026: Intrepid emette gli avvisi del WARN Act.
  • 2–3 febbraio 2026: iniziano i licenziamenti.
  • 9 febbraio 2026: deposito della causa.

 

Nel racconto di Kira, questa sequenza ha un peso enorme perché crea un nesso causa-effetto: prima arriva l’avviso sul profitto di Steam, poi seguono le dimissioni e l’inevitabile catena di WARN Notice e relativi licenziamenti.

A questo punto si passa dal piano “accessi e record” al piano strettamente economico. Secondo l’accusa, ci sono circa 17,4 milioni di dollari di misappropriation e spese personali non autorizzate tra il 1 gennaio 2016 ed il 31 gennaio 2026. Si tratta di fondi scomparsi presumibilmente a vario titolo, nessuno dei quali incoraggiante:

  • spariti tramite prestiti personali a soci senza documentazione;
  • spariti a causa di trasferimenti diretti a soci;
  • spariti per via di trasferimenti a conti vari senza un apparente collegamento imprenditoriale con Intrepid e Ashes of Creation;
  • spariti per via di spese su carte personali rimborsate dall’azienda;
  • spariti a causa di pagamenti di straordinari e compensi al di là di quelli salariali;
  • spariti per via di pagamenti a familiari e amici;
  • spariti tramite pagamenti a John Moore e altri investitori;
  • spariti in commingling (commistione tra fondi aziendali e personali).

 

A latere, si parla anche di circa 12 milioni di dollari in “rimborsi” non meglio identificati per spese di business che, secondo TFE, sarebbero prive di documentazione di supporto.

Ma non è finita qui: l’accusa sosterrebbe che circa 130 milioni di dollari siano stati raccolti per Ashes of Creation e che di questi, 10–20 milioni sarebbero non tracciati come spesa di sviluppo, con l’insinuazione che siano finiti in spese personali o altri usi illeciti.

Questo è il punto nevralgico circa la definizione di “scam” affibbiata ad Ashes of Creation, ma è importante rimarcare che per ora si tratta di mere accuse, sulle quali la verità non è stata determinata.

C’è infine un tema immobiliare, come tipico dell’attività di Steven Sharif (che ricordiamo, prima di essere l’unico direttore di Intrepid Studios fu molto attivo nel mercato immobiliare): a quanto pare nelle carte delle cause si fa riferimento anche ad un immobile a San Diego acquistato tramite prestito. TFE sosterebbe che per ottenere il prestito sarebbero stati qualificati investimenti come guadagni, che l’immobile sarebbe stato venduto per circa 8,5 milioni, e che il prestito non sarebbe stato ripagato a Intrepid. Sharif avrebbe trattenuto i profitti e John Moore avrebbe beneficiato della casa (questi è indicato come “spouse”, coniuge), fondando anche una pretesa di arricchimento ingiustificato.

Il riassunto complessivo di quanto richiesto da TFE Games Holdings può essere riassunto così:

  • esclusivamente contro Moore: circa 6,6 milioni di prestiti degli azionisti non ripagati;
  • per i trasferimenti di denaro non documentati: circa 5,9 milioni contro Moore e circa 4,8 milioni contro Sharif, con anche accuse di essersi pagati due volte per gli stessi servizi.

 

Nonostante si debba rimarcare ancora una volta come questa narrazione sia unilaterale, certo fonda un impianto processuale coerente e preciso, con date, importi e una teoria generale di come sono andate le cose. Ad oggi, 14 febbraio 2026, non c’è ancora stata alcuna risposta di Steven Sharif, e finchè non avverrà questa, e non ci sarà una sentenza o per lo meno una misura cautelativa della Corte, tutto questo rimane ciò che è: un’accusa, o “complaint”, per dirla all’americana. Non una sentenza.

Ricordiamo che Ashes of Creation era stato annunciato nel lontano 2016 e finanziato con oltre 3 milioni di dollari su Kickstarter nel 2017. L’ambizioso MMORPG fantasy open world era arrivato in early access lo scorso dicembre, per poi chiudere improvvisamente meno di due mesi dopo. Il prodotto è stato rimosso dalla vendita su Steam, con molti utenti su Reddit che riportano di aver ricevuto un rimborso anche superate le due ore di gioco e i 14 giorni dall’acquisto. Vi invitiamo quindi a provare se anche voi siete toccati dalla questione.

 

 

Fonte 1, Fonte 2, Fonte 3

 

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Anonymous

Ma c’è ancora gente che dona su kickstarter

Anonymous

questo è giornalismo! solo tu potevi farlo.

L' Apostata di Confraternita

Il cosiddetto “board” è solo un’unione di creditori che dopo tanti anni di promesse non mantenute sono riusciti a mettere Sharif con le spalle al muro per costringerlo ad uscire in early grazie ad una scrittura privata che uno di questi si era fatto firmare, ottenendo di fatto il controllo dell’azienda. Fino a Novembre 2026 c’è stato solo Sharif a gestire il tutto. Infatti vista la situazione debitoria insostenibile confrontata con il guadagno di circa 4 milioni avuto da Steam nel periodo del lancio, questo gruppo aveva deciso di rimuoverlo dall’amministrazione dell’azienda proponendogli di conservare solo il ruolo di direttore creativo per impostare una strategia di rientro sul lungo corso che avrebbe previsto comunque la conclusione del gioco e l’uscita, ma con spese e asset ridotti.
La risposta del fuffaguru è stata quella di sparire col malloppo applicando la sua exit strategy che si era organizzato da tempo.

Anonymous

Più di una volta ho richiesto il rimborso(ho 57 ore in totale)ma sempre rifiutato per la questione ore e i 14 giorni d’acquisto.

MFM

In sostanza ha fregato 17 milioni di dollari in 10 anni?