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Nintendo vs Unione Europea: perché da noi non può distruggervi la console da remoto

Nintendo vs Unione Europea: perché da noi non può distruggervi la console da remoto

Vi riportiamo oggi un breve approfondimento di natura giuridica sulla questione Nintendo Switch e Bricking, cioè la possibilità che Nintendo si è auto donata di rompervi letteralmente la console da remoto nel momento in cui vi scoprisse a giocare a software pirata.

Subito una parola di conforto: per fortuna, in Europa Nintendo non lo può fare.

In questo articolo il desiderio è di approfondire i temi giuridici della questione, per dare un po’ di consapevolezza (e forse speranza) agli utenti italiani ed europei che troveranno di certo utile capire i dietro le quinte delle norme cui sono sottoposti.

La storia in breve è questa: recentemente Nintendo, da sempre estremamente preoccupata per la violazione del copyright sui suoi dispositivi e per i suoi giochi, è completamente impazzita inserendo nella sua EULA per gli Stati Uniti la seguente clausola:

You acknowledge that if you fail to comply with the foregoing restrictions Nintendo may render the Nintendo Account Services and/or the applicable Nintendo device permanently unusable in whole or in part.

Tradotto, “Se non si rispettano le restrizioni precedenti [che hanno a che fare con il copyright e la sua violazione], Nintendo può rendere i Servizi Account Nintendo o il dispositivo Nintendo rilevante completamente inutilizzabili in tutto o in parte”.

L’EULA è un vero e proprio contratto tra le parti: nonostante non ci sia una firma o un atto di accettazione solenne da parte di noi utenti, quando si preme “accetta” e si gioca al gioco si compiono dei comportamenti per facta concludentia che dimostrano di sottostare allo stesso contratto.

I comportamenti per facta concludentia sono tutti quelli che dimostrano in modo inequivocabile che si vuole fruire di una certa cosa sottostando pertanto alle condizioni di utilizzo di quella cosa lì.
Ad esempio, quando si sale sull’autobus non si stipula col guidatore un contratto solenne, ma il fatto stesso di esserci saliti dimostra la volontà di venire trasportati, e quindi anche la volontà di accettare le condizioni per le quali si può venire trasportati: in questo caso il pagamento del biglietto, e le conseguenze negative se il biglietto non lo si paga. Lo stesso è per i videogiochi: premere accept e giocare al gioco è comportamento per facta concludentia.

Dunque Nintendo ha costretto gli utenti americani a sottostare al suo volere: se Nintendo scopre qualcuno che usa un software pirata sulla sua console, può da remoto letteralmente distruggere quella console (ovviamente non è che esplode, semplicemente viene resa inutilizzabile). Questo in gergo è definito bricking.

Il “bricking” di una console da remoto implica solitamente un’azione automatica che interviene direttamente sul firmware del dispositivo, rendendolo inutilizzabile. Attraverso un update remoto, il dispositivo è costretto a scaricare e installare una versione del firmware che disattiva le funzioni principali o impedisce l’avvio. È chiamato “bricking” proprio perché la console diventa di fatto “un mattone” (brick), cioè completamente inerte e inutilizzabile.

La situazione in Unione Europea è completamente diversa e, a causa delle norme che regolano la vendita dei beni sul territorio europeo, è del tutto impedito a Nintendo di comportarsi qui da noi nel modo con cui si comporta altrove.

Le fonti del diritto per cui ciò avviene sono sostanzialmente due: la Direttiva 2019/771 (che già abroga la 1999/44, aggiornandone la disciplina) e la Direttiva 93/13. La prima delle due, la 771, è la più nota e probabilmente la prima che verrebbe citata per un caso del genere, ma anche la seconda non va sottovalutata.

La Direttiva 2019/771 chiarisce che qualsiasi bene acquistato dal consumatore deve essere conforme al contratto e utilizzabile pienamente dal proprietario, salvo ovviamente specifiche violazioni di legge.

Questo atto normativo definisce che cosa rende “conforme” un bene e indica chiaramente che il bene venduto deve mantenere le sue caratteristiche e funzionalità durante il periodo di garanzia. Inoltre, prevede che in caso di difetto il consumatore ha diritto al ripristino della conformità, alla sostituzione o riduzione di prezzo. Di fatto, ciò implica che un intervento diretto del produttore volto a rendere inutilizzabile il bene (come il brick di una console) sarebbe contrario ai principi che regolano la conformità e la tutela dei consumatori, risultando pertanto una pratica sproporzionata e contraria al diritto europeo.

Si noti peraltro che quest’ultimo punto è tornato in auge recentemente a causa del caso Google Pixel 6a, laddove Google è stata costretta a correre ai ripari dopo che si sono susseguiti alcuni esempi di Pixel 6a che prendevano letteralmente fuoco durante la carica. Google ha pertanto offerto ai consumatori o la sostituzione della batteria, o la riduzione del prezzo, tramite un buono sconto da 150€ sul Google Store o un bonifico di 100€ direttamente sul conto bancario.

L’altra direttiva rilevante è la Direttiva 93/13/CEE sulle clausole abusive nei contratti con i consumatori, tuttora in vigore, che impedisce esplicitamente l’introduzione di clausole contrattuali che comportino una limitazione sproporzionata dei diritti del consumatore. Questa direttiva impedisce alle aziende di imporre condizioni contrattuali che determinano uno squilibrio significativo dei diritti e degli obblighi a danno del consumatore. In questo senso, una clausola che consentirebbe a Nintendo di disattivare integralmente una console acquistata legalmente per un comportamento illecito legato a singoli software sarebbe ritenuta abusiva, in quanto sproporzionata e eccessivamente penalizzante per il consumatore.

Queste due direttive, insieme ai principi generali del diritto quali quello di proporzionalità e di proprietà, definiscono qui da noi un quadro normativo decisamente più favorevole al consumatore. In tale contesto, Nintendo è giustamente limitata nella sua capacità di agire drasticamente avverso ai consumatori (arrivando perfino al punto da distruggere da remoto i suoi stessi prodotti), potendo al massimo impedire l’utilizzo di software specifici ottenuti illegalmente.

 

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Luisen

Premesso che non me ne frega niente della Nintendo: mai comprato nulla di loro e mai lo farò.
Il caso però è singolare: qui non si tratta di un software ma di un prodotto fisico che viene acquistato e non concesso in “licenza” o a “noleggio”.
Siamo oltre la legalità perché di fatto il produttore distrugge un qualcosa che lui stesso ha venduto, senza possibilità di contestazione da parte del cliente finale.
Mi sembra molto strano che in america sia concessa una cosa del genere.

La confraternita dei nerf 2 la vendemmia

Ma ripeto la soluzione ce l’ha sempre il consumatore finale, non comprare, boicottare e finisce la farsa in pochi mesi, tutto qua, adesso che si è saputa la notizia quanto scommetti che non è cambiato nulla nelle vendite di questa console? siamo noi il male di noi stessi a volte, continuamo ripetutamente a finanziare con i nostri soldi i nostri stessi carnefici e quindi di che vogliamo lamentarci? come per stop killing game, serve a nulla, non servono le firme serve che si chiude il portafoglio su aziende che praticano queste cose punto, non c’è altra soluzione, non capiranno mai finchè non gli tocchi il loro punto debole ovvero i soldi.

Luisen

Guarda ti racconto questa perché ha dell’assurdo, non c’entra nulla con i giochi ma dà l’idea del comportamento di alcune multinazionali.
Tempo fa ho spedito un pacco tramite ebay, “costretto” ad utilizzare la convenzione che hanno con packlink che fa da mediatore con il corriere.
Trasmetto peso e dimensioni e spedisco, la consegna va a buon fine.

I problemi cominciano dopo 15 giorni: mi arriva la notifica di un sovraprezzo del 200% da pagare come differenza perché secondo loro ho dichiarato un peso e delle misure diversi da quelli rilevati dal corriere e a prescindere, mi avrebbero sottratto i soldi direttamente dalla carta di credito che ho utilizzato per pagare.

L’errore non era mio ma loro e si è trattato di una semplice trascrizione: io ho dichiarato il peso del pacco di 0,22kg e loro hanno scritto 22kg facendo scattare il sovraprezzo.

Per dimostrare che si sbagliavano e aprire quindi una contestazione per richiedere un rimborso, ho dovuto sottostare alle loro regole ferree:
1) Mandare solo la foto che fa vedere il pacco sopra la bilancia che indica chiaramente il peso
2) Qualsiasi altra informazone fotografica o testuale non sarebbe stata considerata
3) Senza la foto non avrebbero preso nemmeno in considerazione la contestazione.

Fortuna vuole che ho fatto la foto del pacco sopra la bilancia, ma solo perché io non mi fido MAI DI NESSUNO.

Non hanno un numero di telefono a cui rivolgersi e fanno tutto tramite email o webchat.

In quel momento mi sono sentito vessato e preso per i fondelli e ho fatto l’unica cosa che potevo fare come consumatore per tutelarmi: bloccare la carta impedendo così la sottrazione illecita dei soldi.

Dopo giorni interi a parlare con un operatore della webchat ho risolto e mi hanno riconosciuto il rimborso.

Ora, avendo bloccato la carta e di conseguenza non mi hanno sottratto nulla, dovrò tenerla bloccata per non ricevere nulla o, come spero, dovrebbro essersi accorti che l’addebito è stato bloccato e di conseguenza non dovrebbero procedere al rimborso.

Morale: la multinazionale ha sempre ragione a prescindere dagli errori che fa e applica di conseguenza le regole sul consumatore che, nel migliore dei casi, può contestare ma rimane a suo carico tutto l’onere.

Kymn

Nintendo, PRRRRRRRR

Impe
E con questo, Long live piracy!
DarkCloud87

YARRR