Ubisoft ha ufficializzato una modifica ai termini della sua licenza d’uso (EULA) che sta facendo molto discutere giocatori e osservatori dell’industria. In un momento già delicato per il publisher francese, questo aggiornamento segna un ulteriore passo in avanti verso un modello di distribuzione e fruizione dei videogiochi sempre più limitativo per l’utente finale.
Tra le novità più controverse spicca una clausola, che potete vedere in calce all’articolo, che impone agli utenti di eliminare o distruggere ogni copia di un videogioco una volta che questo viene ritirato o messo offline. Nello specifico, il punto 8 del nuovo accordo stabilisce che, in caso di cessazione della licenza, l’utente “deve disinstallare immediatamente il prodotto e distruggere tutte le copie” in suo possesso. Non viene chiarito come Ubisoft potrebbe far rispettare questa norma, soprattutto nel caso di copie fisiche, ma il solo fatto che sia presente solleva non poche perplessità sul rispetto del diritto al possesso personale di ciò che si è acquistato.
Questo aggiornamento dei termini contrattuali arriva in un momento molto delicato, in cui il dibattito sulla preservazione dei giochi digitali è sempre più acceso. Il movimento Stop Killing Games, nato proprio in seguito alla chiusura di The Crew da parte di Ubisoft, ha raccolto oltre un milione di firme e richiama l’attenzione su un tema cruciale: la scomparsa definitiva di prodotti acquistati legalmente, senza alcuna alternativa per l’utente.
L’aggiunta di una clausola che impone la distruzione del gioco suona per molti come un’aggressione diretta al concetto di proprietà videoludica. Certo, non ci sono prove che questa modifica sia una risposta diretta a questo movimento, ma le tempistiche sono quantomeno sospette.
A rendere ancora più preoccupante il nuovo EULA è un altro punto del documento, che concede a Ubisoft la possibilità di terminare l’accordo in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo. Questo significa, facendo un’ipotesi estrema, che l’azienda potrebbe legalmente lanciare un nuovo titolo per poi rimuoverlo immediatamente, revocando l’accesso agli utenti che lo hanno acquistato.
Nel frattempo l’immagine di Ubisoft ne esce ulteriormente danneggiata. Se siete interessati a sottoscrivere l’iniziativa Stop Killing Games potete andare sul sito ufficiale. La campagna terminerà il 31 luglio 2025 e, se raggiungerà l’obiettivo, il tema verrà discusso dalla Commissione Europea e potrebbe infine giungere al Parlamento Europeo.
Voi avete firmato?


Clausola che non rispetterà nessuno e sarà impossibile da verificare: già li vedo, gli impiegati della ubisoft andare a bussare alle porte di tutti coloro che possiedono i loro giochi per accertarsi che li hanno disinstallati o distrutto le copie fisiche.
ubsoft sempre all’avanguardia… nel sparare stupidaggini.
In pratica comprare un videogioco ora viene punito, beh complimentoni poi si lamentano della pirateria, come scavarsi la fossa da soli, io comincerei a boicottare tutto, mandiamoli in fallimento TOTALE, nessuno dovrebbe più comprare nulla, poi vediamo l’EULA dove se la mettono…
Che poi sinceramente sti grandi titoloni non ne vedo all’orizzonte poi da Ubisoft c’è solo da aspettarsi le solite copie, delle copie delle copie farlocche di titoli di 20 anni fa, quindi via di boicottaggio e che chiudesse una volta per tutte, spiace per chi perde il posto, ma adesso non si può punire chi compra onestamente i giochi, magari sudandosi i soldi con il duro lavoro.
Il problema è più grande di quanto si possa pensare e ha origini molto lontane, almeno 30 anni: quasiasi software, che sia un gioco, un programma o quant’altro, distribuito online o tramite copia fisica, non è considerato legalmente come un bene materiale ma come servizio.
Quando diciamo “acquisto un gioco” diciamo una cosa sostanzialmente sbagliata: noi non acquistiamo il gioco, noi acquistato il permesso di giocarci, cioè la licenza d’uso.
L’eula ne regolamenta i termini di utilizzo tra cui anche la cessazione.
Accentando l’eula, accettiamo anche le condizioni del produttore/distributore.
Va quindi cambiato non solo il modo di fare giochi e come distribuirli ma anche la letteratura legale associata ad essi.
In questo caso specifico l’unica cosa di concreto che può fare il potenziale giocatore/acquirente è non acquistare i giochi della ubisoft, o meglio, le loro licenze d’uso.
ditemi ancora che non si merita tutta la shitstorm degli anni passati, presenti e futuri…
SE LA MERITANO SI QUESTA VOLTA
hanno rotto le palle comunque, poi la pirateria vola a nozze se fanno queste cose. io spendo un sacco di soldi in videogiochi, ma se iniziano a mettermi paletti ovunque mi girano le palle