Vi mancano i begli RTS di una volta? Siete ancora in lutto per il fatto che Electronic Arts ha ucciso e seppellito la saga di Command & Conquer anni fa? Allora siete nel posto giusto, perché in questa recensione (giunta con colpevole ritardo, lo so) parliamo di Tempest Rising, che ho giocato e testato su PC grazie a un codice gentilmente fornito dal PR.
Andiamo per gradi. Di che cosa parliamo? Tempest Rising è il nuovo strategico in tempo reale sviluppato da Slipgate Ironworks usando l’Unreal Engine 5 e pubblicato da 3D Realms e Knights Peak. Il gioco è ufficialmente disponibile su PC via Steam in due edizioni: Standard Edition (39,99€) e Deluxe Edition (49,99€).
Dopo aver completato le campagne e provato il multiplayer per un totale di oltre 30 ore, è il momento di tirare le somme. In questo articolo non ci saranno spoiler di sorta, quindi leggete pure tranquilli.
Welcome back, Commander
Tempest Rising nasce come un omaggio al genere degli strategici. Gli sviluppatori danesi di Slipgate sono chiaramente avidi fan del genere e sono cresciuti passando migliaia di ore sui vecchi classici, come hanno dichiarato in diverse interviste. Tutto questo è molto evidente nel prodotto che hanno confezionato: Tempest Rising è un RTS vecchia scuola che si pone come un erede spirituale dei grandi classici del genere, in particolare Command & Conquer 3: Tiberium Wars, a cui è apertamente ispirato.
Il titolo è ambientato in un 1997 alternativo, con la Terra che è stata sconvolta dalla guerra nucleare dopo la crisi di Cuba e che ha visto l’insorgere di una nuova risorsa misteriosa e potente al tempo stesso, la Tempest appunto, per controllare la quale si scatena un conflitto su scala globale.
A livello di contenuti sono presenti due campagne single player con undici missioni ciascuna, mentre il comparto multigiocatore offre le partite personalizzate, le schermaglie (skirmish), il multiplayer classificato (ranked) e le classifiche (leaderboard).
Il gameplay loop di Tempest Rising è noto: in soldoni si costruisce la base, si raccolgono risorse e si potenzia l’economia per costruire un esercito più forte possibile, con cui poi annientare il nemico. Fin qui nulla di nuovo sotto il sole, come dicevano gli antichi. I controlli, il ritmo, persino le scorciatoie da tastiera: il feeling è esattamente quello di un RTS old-school, anche a livello di interfaccia, quasi sempre molto chiara e pulita. È un’esperienza immediatamente familiare per chi ha vissuto l’epoca d’oro del genere, e questo effetto nostalgia funziona bene, senza però risultare sterile. Il gioco non è un banale clone, ma un tributo sincero e consapevole, fatto da chi chiaramente ama questo tipo di meccaniche.
Anche i comandi sono immediati e reattivi. In generale il gameplay loop funziona, diverte e mette alla prova: il ritmo è sempre molto frenetico, a tratti pure troppo, e comandare decine di soldati, caccia bombardieri e mezzi corazzati con cui fare terra bruciata è elettrizzante.
Al momento sono disponibili due fazioni, la Global Defence Forces e la Tempest Dynasty, con una terza, i Veti, in arrivo prossimamente. Ogni fazione presenta il proprio stile di gioco e tecnologie dedicate. Un aspetto in cui il gioco eccelle è proprio il suo gameplay asimmetrico. Le due fazioni sono diverse non solo esteticamente, ma anche nella gestione delle risorse, nelle unità, nei tech tree e nei poteri che è possibile usare: la GDF punta più su spionaggio, aeronautica e tecnologia avanzata, mentre la Tempest Dynasty punta tutto su fanteria e veicoli pesanti, per un approccio più brutale e diretto. Questa diversità si sente, e rende interessante rigiocare la campagna o affrontare sfide multiplayer con un altro stile.

Preparatevi a mettere alla prova il vostro mouse, perché vi basteranno 10 minuti per entrare nel giro e iniziare a cliccare freneticamente sullo schermo come dei forsennati.
Modalità single player
Concentriamoci sulle due campagne. Le missioni sono varie e ben progettate, anche se alcune risultano un po’ meno interessanti. La campagna dei Tempest Dynasty è molto più ispirata (almeno io personalmente ho avuto questa impressione).
Ogni missione presenta almeno un obiettivo principale e numerosi obiettivi secondari, legati anche all’esplorazione della mappa, obiettivi che ampliano la varietà di situazioni e aumentano un po’ la longevità. All’interno di entrambe le campagne, comunque, ci sono alcune missioni diverse e un po’ particolari, quasi da gioco tattico alla Commandos, in cui ci si trova a poter comandare solo una piccola manciata di unità speciali con cui dovremo compiere un incarico particolare, ad esempio infiltrarci in una base o liberare dei prigionieri: una variazione sul tema che alcuni potrebbero apprezzare e altri odiare, a seconda dei gusti.
Al termine di ogni missione ci sarà un breve filmato e il classico briefing col nostro superiore. Anche questo richiama tantissimo Command & Conquer, ma non aspettatevi gli iconici filmati live action con attori in carne e ossa: in Tempest Rising le cutscene sono realizzate col motore di gioco. Certo, vedersi impartire gli ordini direttamente da Michael Ironside, Tim Curry o Tricia Helfer ha tutto un altro effetto, ma bisogna capire che Tempest Rising non è un gioco tripla A e giustamente la software house ha scelto di concentrare maggiori attenzioni e risorse su ciò che più conta in un RTS: il gameplay duro e puro.

I briefing di intermezzo tra una missione e l’altra sono ben realizzati, ma a volte mancano un po’ di pathos.
Inoltre è presente un sistema di progressione che si esplica attraverso due differenti alberi delle abilità, Dottrina e Armeria: entrambi permettono di sbloccare potenziamenti attivi e passivi che si rivelano utilissimi nel corso della storia, come ad esempio bombardamenti orbitali, munizioni perforanti o un maggior raggio di visione delle unità. In generale il senso di progressione è buono, e verso la fine della campagna vi sentirete una vera e propria macchina da guerra.
Purtroppo non è presente un sistema di veterancy: in parole povere ad ogni scenario bisogna ricreare il proprio esercito da zero, e non è possibile portarsi dietro le proprie truppe da una missione all’altra come succedeva in La Battaglia per la Terra di Mezzo (un altro storico RTS firmato Electronic Arts). Questo non è necessariamente un difetto: il gioco è stato bilanciato così e ci sta, ma un sistema di unità veterane avrebbe permesso di creare un legame con i propri soldati e dare un senso di continuità alla campagna.
Finire entrambe le campagne vi occuperà circa una ventina di ore, forse di più a seconda della difficoltà. In fin dei conti la campagna mi è piaciuta, anche se chiaramente il finale lascia aperte molte porte per futuri sviluppi.
Pathfinding e difficoltà
Come ogni gioco, però, anche Tempest Rising ha i suoi difetti, e alcuni sono piuttosto evidenti già dopo qualche ora.
Il primo problema riguarda il pathfinding, ovvero il sistema che fa muovere le unità sulla mappa. Chi conosce gli RTS sa già di cosa parlo: ordini a un gruppo di soldati di raggiungere un punto e loro… si incastrano, si dividono, prendono la strada più lunga o – ancora peggio – passano proprio davanti alle torrette nemiche pronte a sparare. Non è un disastro, intendiamoci, ma è uno di quei problemi atavici del genere, che qui purtroppo non è stato risolto completamente (nonostante gli indubbi miglioramenti rispetto ai giochi di una volta).
Un altro punto critico è la leggibilità. Durante gli scontri più intensi l’azione a schermo è molto caotica e non è facile distinguere al volo tutte le unità, soprattutto se non si conoscono già a memoria i modelli. Questo non è un dettaglio secondario: in un RTS così frenetico la capacità di leggere immediatamente la situazione con un colpo d’occhio è essenziale. Anche qui, non parliamo di una situazione disastrosa, ma secondo me gli sviluppatori potrebbero apportare dei miglioramenti per rendere più chiara la leggibilità.
In cambio l’intelligenza artificiale è davvero aggressiva, anche a difficoltà media. In più di un’occasione mi sono trovato a sudare freddo nel cercare di contenere un assalto o nel gestire due fronti contemporaneamente. È un tipo di difficoltà vecchio stile: Tempest Rising non prende per mano e non fa sconti. E, in un’epoca dove molti titoli cercano di essere fin troppo più accessibili, questo approccio può risultare sorprendentemente appagante per chi cerca un po’ di pepe.
C’è però un problema molto fastidioso, che riguarda non la difficoltà in sè, ma nello specifico il bilanciamento della difficoltà. Questo infatti risulta molto altalenante: alcune missioni risultano facili, persino banali da completare, mentre altre sono estremamente frustranti. A volte la curva di difficoltà si impenna in modo un po’ artificoso, con orde nemiche che attaccano in continuazione e pochissimo tempo per organizzare una difesa. Ho passato una notte intera a sbattere la testa contro una missione intermedia nella campagna dei GDF, che mi ha fatto tirare giù tutti i santi dal calendario.
Tutto questo non rappresenterebbe un problema grave, se non fosse che purtroppo non si può cambiare difficoltà a campagna in corso: se volete alzare o abbassare difficoltà, dovrete ricominciare da capo. Per fare un esempio, se iniziate a livello “difficile” e poi vi accorgete che non riuscite più ad andare avanti, l’unica soluzione è ricominciare la campagna da zero. Spero che prima o poi rivedano questa cosa, perché è indice di un design davvero obsoleto.
Per il resto in Tempest Rising mancano le unità navali e qualsiasi forma di combattimento navale o marino. Un vero peccato. Naturalmente non si tratta di una mancanza grave, ma è giusto segnalarlo.
Comparto grafico e sonoro
Dal punto di vista tecnico, Tempest Rising si difende bene. Come detto il gioco utilizza Unreal Engine 5 e, pur senza far cadere la mascella, presenta un comparto grafico ottimo per un RTS. Le mappe sono leggibili, le unità ben realizzate e, se si zooma al massimo, si nota un livello di dettaglio nei modelli molto soddisfacente. Solo l’effetto del fuoco è un po’ deludente, ma vabbè.
Ma, quel che è più importante, il titolo è ben ottimizzato: ho giocato in 2K con tutte le opzioni al massimo, attivando giusto un tocco di DLSS, e il gioco è sempre andato fluido senza tentennamenti a 120 fps. E in un RTS, dove la reattività è fondamentale, questa è un’ottima notizia. A livello di pulizia ho incontrato qualche sporadico bug e crash nei primissimi giorni, ma devo dire che le ultime patch hanno migliorato notevolmente la situazione.
Per quanto riguarda il sonoro un plauso va fatto alla soundtrack, firmata da Frank Klepacki, compositore statunitense noto proprio per la storica serie strategica di Electronic Arts. Un mito assoluto. Il suo stile è inconfondibile: riff metal, ritmi martellanti, tracce piene di energia. Ascoltare queste sonorità “cazzute” mentre si combatte una battaglia all’ultimo sangue è qualcosa che carica di cattiveria e adrenalina. Se volete, potete ascoltare una selezione di tracce direttamente su YouTube o Spotify.
Anche le voci dei vari personaggi, interamente doppiati in inglese, sono molto azzeccate. A tal proposito, una nota sulla localizzazione: il prodotto è interamente tradotto in italiano a livello testuale, quindi interfaccia e sottotitoli. La traduzione mi è parsa impeccabile, senza particolari errori o strafalcioni da segnalare.
Comparto multiplayer
Il comparto online di Tempest Rising funziona generalmente bene a livello tecnico. I server reggono, le partite scorrono fluide. Ovviamente i match online sono ancora più frenetici di quelli single player, e spesso si concludono nel giro di pochi minuti. Il meta è ancora tutto da scoprire, ma le basi sembrano solide.
Preferisco non scendere maggiormente nell’analisi del multiplayer, perché il bilanciamento in un RTS è sempre una materia spinosa che richiede lunghi mesi di studio e apprendimento. Quello che posso dire è che gli sviluppatori ascoltano i feedback della community e hanno già pubblicato diverse patch per correggere alcune unità ritenute troppo forti o troppo deboli.
Per il resto, prevedo che il meta cambierà completamente quando verrà resa disponibile la terza fazione dei Veti, che al momento è “coming soon”.
Peace Through Power
Infine, prima delle conclusioni permettetemi una breve riflessione di tipo pù concettuale. Nonostante gli sviluppatori si siano impegnati nel costruire un mondo e una narrativa credibili, bisogna riconoscere che il compito è riuscito solo in parte: a livello di lore e worldbuilding, purtroppo, Tempest Rising non è un gioco particolarmente intrigante o affascinante. Gli manca un po’ di quel carisma, quella scintilla che avevano StarCraft e Command & Conquer. La stessa risorsa che dà il nome al gioco (la Tempest appunto) non ha lo stesso fascino esoterico del Tiberium, né della Spezia di Dune. Anche i personaggi, a parte un paio, sono tutti piuttosto anonimi e dimenticabili. C’è poco da fare: uno come Kane dei Nod non si trova da tutte le parti. Chissà, magari se faranno Tempest Rising 2…
Per il resto, il gioco non è innovativo in nulla e nemmeno ci prova. Alla base Tempest Rising rimane un RTS concettualmente semplice, lontano dalla profondità strategica di titoli come Supreme Commander. Come primo esponente di un nuovo franchise e una nuova IP possiamo comunque ritenerci soddisfatti, ma non aspettatevi una rivoluzione. Tempest Rising è puro Ancien Régime.
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Voto - 7/107/10
CONSIDERAZIONI FINALI
In conclusione Tempest Rising è un prodotto relativamente facile da inquadrare. Si tratta di una sentita lettera d’amore al genere degli RTS. Non è innovativo da nessun punto di vista, ma tra le due campagne single player, le schermaglie e il multiplayer classificato, i fan del genere si troveranno subito a casa.
Tempest Rising è un RTS ben fatto e molto divertente, ma non privo di limiti. Ci ho giocato per oltre 30 ore con grande gusto, ma alcune cose mi hanno convinto un po’ meno: segnalo in particolare i problemi di bilanciamento e l’impossibilità di cambiare livello di difficoltà senza ricominciare da capo la campagna. Oltre a questo bisogna riconoscere che il gioco non ha il carisma e il fascino di un Command & Conquer, ma non lo si può condannare per questo. Per fortuna c’è Frank Klepacki che tiene alta la bandiera con una colonna sonora potente e adrenalinica.
Il paragone con Command & Conquer 3 è inevitabile e voluto dagli stessi sviluppatori: se quel titolo resta ancora oggi un punto di riferimento del genere RTS, Tempest Rising è come uno studente giovane, ancora da sgrezzare, ma che impara in fretta dal maestro. Consigliato ai nostalgici degli strategici vecchio stile, che possono tranquillamente aggiungere mezzo punto al voto finale. Peccato solo per la mancanza di un po’ di coraggio, che avrebbe potuto elevare di molto il valore dell’opera.
Voto finale: 7/10

Giornalista pubblicista, Plinious trova che non esista niente di più comunicativo dei videogiochi, in particolare quelli online. Da sempre appassionato di gioco di ruolo e MMORPG, ama immaginare ed esplorare mondi fantastici in cui perdersi dieci, cento, mille e una notte. La sua storia online inizia con Guild Wars Nightfall e prosegue con decine di MMO occidentali, da World of Warcraft a Warhammer Online, da Guild Wars 2 fino a Sea of Thieves.





Speriamo mettano qualche nuova unità operativa più avanti, ovviamente ogni riferimento a Tanya è puramente voluto…
Adoro invece le torrette Gatling, davvero molto utili (se usate bene), per una volta.
Concordo con il voto, bel gioco, ma potevano osare di più.
🤭👍