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Deathloop – Recensione

Deathloop – Recensione

Il viaggio nel tempo sta tornando ad essere una tematica molto affrontata dalla cinematografia hollywoodiana e dai videogiochi. Basti pensare a Tenet, l’ultimo film di Christopher Nolan uscito nelle sale l’anno scorso, oppure alla commedia romantica Palm Springs con Andy Samberg, disponibile su Amazon Prime Video.

Per i videogiochi la situazione appare la medesima. Affascinato della scoperta e dell’esplorazione del viaggio nel tempo e delle sue implicazioni, anche il medium videoludico sta partorendo prodotti dalle grandissime potenzialità, mischiandoli a meccaniche di gioco rielaborate e mostrando nuovamente di cosa è capace la nostra forma d’arte preferita. Solo quest’anno possiamo contare sull’uscita di Returnal, Outer Wilds e, adesso, di Deathloop, il nuovo action stealth e immersive sim sviluppato da Arkane Lyon ed edito da Bethesda.

La nuova opera dello studio francese incastra i giocatori in una struttura di gioco in cui il tempismo e la concatenazione degli eventi sono vitali, con l’obiettivo di spezzare il maledetto loop temporale che tiene ancorato il protagonista Colt nella pericolosa isola di Blackreef. Deathloop è un videogioco in grado di stupire, portando gli utenti ad assaporare un’esperienza coinvolgente forgiata dall’eredità di Dishonored e da elementi degli immersive sim ampiamente collaudati.

Anche il contesto che circonda il nuovo videogioco di Arkane è altresì interessante da analizzare: Deathloop è, infatti, disponibile sia su PC via Steam e Bethesda.net che su PlayStation 5, in esclusiva temporale per un anno. La produzione del titolo è però da ricondurre ad Arkane, Bethesda e ZeniMax, studi associati comprati dalla cara e vecchia Microsoft: un punto di arrivo di un’industria che si dimostra complessa e più che mai interconnessa, cercando anche di sbriciolare le barriere narrative esacerbanti erette da anni di insensata console war.

Suggerisco però di non perderci troppo in chiacchiere: soltanto leggendo fino alla fine questa recensione riuscirete a spezzare il loop, tornando finalmente alle vostre occupazioni quotidiane. Qui di seguito il trailer di lancio di Deathloop con la canzone Pitch Black, composta appositamente per il gioco.

 

 

Muori, svegliati e muori ancora

Spezzare loop temporali non è esattamente un lavoro semplice, soprattutto se tutti cercano di ucciderti. Deathloop si ambienta nella baia di Blackreef, in cui uno strano marchingegno tiene attivo un loop temporale che permette ai Visionari (personaggi ricchi, influenti e fuori come dei balconi) di vivere in un perenne stato di festa. Ma Colt non ha intenzione di continuare a vivere in quella che, ai suoi occhi, è null’altro che una prigione temporale. Il nostro protagonista si risveglia sulla spiaggia della baia e immediatamente comincia a ricordare di aver vissuto altri loop e altri giorni: la sua memoria non si resetta alla fine della giornata come quella di tutti gli abitanti di Blackreef. Per loro ogni giorno è lo stesso giorno, con la convinzione che sia il primo dall’inizio di questo terribile loop.

Ha quindi inizio la sua (e nostra) missione di spezzare il loop, una volta per tutte. A cercare di fermare il nostro operato c’è Julianna, una cacciatrice estremamente agile e precisa, che utilizzerà ogni mezzo necessario per ucciderci e far ripartire il loop: questo, infatti, riparte ogniqualvolta la giornata finisce o quando Colt perde la vita. Ci risveglieremo nuovamente sulla spiaggia, un po’ intontiti, ma ci ricorderemo di tutte le informazioni che abbiamo raccolto fino a quel momento. Lo studio costruisce una narrazione accattivante, mettendo in gioco personaggi poliedrici e profondi, ben caratterizzati nei dialoghi soprattutto grazie ad un voice acting eccelso sia in lingua originale che nel doppiaggio in italiano. Una narrativa fatta di esplorazione, scoperta e raccolta di informazioni durante tutti i loop, al fine di trovare le finestre di tempo perfette per poter ammazzare tutti i Visionari e spezzare definitivamente la bizzarria scientifica.

A fornire una solida base c’è una progettazione dei livelli di grande pregio: un level design che raccoglie a piene mani l’eredità di Dishonored e costruisce un’ambientazione coinvolgente e perfetta a livello spaziale, con landmark e punti di riferimento che permettono ai giocatori di orientarsi e di apprendere la conformazione della mappa dopo poche ore di gioco, acquisendo una grande maestria nella valutazione dei suoi punti deboli e di forza. Ogni anfratto di questa città dal sapore retrofuturistico è ricco di dettagli, e si mostra agli occhi del giocatore in modo plausibile, catapultandolo in ambienti curati, artisticamente stupefacenti e in grado di trasmettere il retrogusto lunatico e fuori di testa che caratterizza la scrittura del titolo. Ogni quartiere della ridente Blackreef, divisa in Updaam, Il Complesso, Porto di Karl e Fristad Rock, ha le sue peculiarità e i suoi segreti, cambiando eventi ad ogni fase della giornata.

Per spezzare il loop Colt ha la possibilità di visitare i quattro quartieri in quattro momenti diversi della giornata (mattina, mezzogiorno, pomeriggio e sera): in base alla fase della giornata, in un quartiere succede una cosa o un’altra, una porta è aperta e un personaggio chiave è presente, oppure c’è un pacco che viene recapitato proprio in quel momento in quel determinato posto.

 

 

Arkane modella un ecosistema in cui l’influenza di Colt è percettibile: la giornata su Blackreef sarebbe sempre la stessa se noi non intervenissimo, ogni azione dei giocatori è valorizzata. Per un coinvolgimento completo nell’esperienza, è però necessario prestare attenzione ai particolari, esplorare gli ambienti più volte e ascoltare le conversazioni degli NPC per raccogliere informazioni utili da studiare in una seconda sede. A rendere il tutto leggermente confuso è un mixing dell’audio tridimensionale un po’ altalenante, che in diverse occasioni non permette una rapida comprensione dei suoni circostanti: ascoltare i passi e i dialoghi di sottofondo è importantissimo.

A volte crea confusione anche l’intelligenza artificiale, che in alcuni punti ha regalato momenti di divertimento o di leggero fastidio: questa a tratti concede comode fasi di stealth, in cui nessun nemico volge lo sguardo a Colt e si può tranquillamente sgattaiolare e uccidere chiunque. In altri casi, invece, ci si ritrova a fare i conti con un’attenzione disumana degli NPC.

 

Distorsioni nel loop

Dal punto di vista grafico, Deathloop presenta una cura maniacale nell’illuminazione, nelle animazioni e nelle texture: un comparto visivo elegante e di impatto. I movimenti del nostro protagonista sono fluidi e ben coreografati, spettacolari da osservare nella frenesia dell’azione. Visitare i quattro quartieri in momenti differenti della giornata regala scorci mozzafiato e restituisce sensazioni differenti, col tono di gioco che cambia visibilmente: i colori e la palette in ogni ambientazione sono in grado di trasmettere una vasta gamma di emozioni all’utente.

Qualche nota negativa concerne la versione PC del gioco, poiché è quella provata da noi della redazione, in cui il frame rate è un po’ ballerino con lievi problemi di ottimizzazione. Si tratta comunque di piccoli disagi tranquillamente risolvibili con il tempo e con aggiornamenti successivi, certo nulla che impedisca una tranquilla fruizione dell’esperienza di gioco. Questa, infatti, mesmerizza il giocatore in un gameplay dinamico e immediato, come da marchio di fabbrica di Arkane.

 

Deathloop recensione deathloop steam

Spy Story

Per accentuare le tonalità di gioco e della sua narrazione, la software house francese si gioca il sette bello con una colonna sonora eccezionale. Questa ha manifestato le sue grandi potenzialità già nei trailer di gameplay e cinematic pubblicati precedentemente al lancio ufficiale del gioco. Le tre canzoni disponibili (Pitch Black, Down the Rabbit Hole e Dèjà Vu) sono composte da Sencit, FJØRA, Samantha Howard, Haqq e Lady Blackbird: una playlist che già ad un primo ascolto, anche distratto, riproduce delle sonorità specifiche, dipingendo una spy story à la James Bond: un tratto musicale inconfondibile per gli amanti dell’iconica serie cinematografica di 007.

Ma le colonne sonore ispirate ai film di spionaggio e thriller del secolo scorso raggiungono il loro apice proprio nelle sezioni con cutscene animate: lo stile di animazione, i colori e le musiche richiamano alla memoria il grande classico di Alfred Hitchcock Vertigo, adattato in italiano come La donna che visse due volte. La sola locandina del film con lo sfondo arancione e la persona stilizzata in nero rende lapalissiano questo accostamento. Inoltre le colonne sonore durante le fasi di gioco si mantengono sui medesimi stili, con molte percussioni e sezioni di chitarra rockeggianti in stile anni ’60 di alta qualità. È poi perfettamente comprensibile al giocatore, senza uno stacco netto che poteva risultare straniante, quando viene avvistato da un nemico ed è necessario sbrigarsi nella carneficina, correre ai ripari nelle gallerie oppure teletrasportarsi su qualche cornicione.

 

Dèjà Vu

in Deathloop il paragone con Dishonored viene quasi automatico. Colt può infatti muoversi silenziosamente, arrampicarsi ovunque e utilizzare armi bianche, pistole, fucili e poteri speciali molto simili ai doni dell’Esterno dei tre Dishonored.

La costruzione della mappa, la grande possibilità di interazione e l’utilizzo dei poteri concedono ai giocatori una vasta gamma di approcci alle missioni, con percorsi nascosti tutti da scoprire e passaggi, a volte, neanche immaginati dagli sviluppatori: la presenza di gameplay emergente aggiunge punti alle possibilità di gioco, portando il valore dell’esperienza su tutto un altro livello. Il gameplay loop ingaggia correttamente l’utente e anche il gunplay, scendendo nello specifico, è molto soddisfacente: un buon feeling dello sparo sblocca la possibilità di entrare nei livelli e compiere carneficine di NPC, un altro modo per completare il titolo ed ottenere le informazioni di cui abbiamo bisogno.

Come già accennato in precedenza, Colt potrà acquisire informazioni utili per scovare i Visionari e ucciderli. Queste verranno conservate in ogni loop grazie alla memoria del protagonista. Con un approccio rogulite leggero e piacevole, invece, le armi acquisite verranno perse ad ogni reset, a meno che non si infonda del “Residuo”, un materiale collezionabile da alcuni oggetti di gioco: una sorta di increspatura temporale che si può utilizzare per trasportare armi e poteri tra i vari loop ed essere, quindi, più preparati all’azione elaborando una strategia di gioco. Ad ogni arma è possibile applicare dei perk che modificano alcuni suoi aspetti (gittata, recupero vita, danni, ecc.), ma tali perk possono anche essere utilizzati per dare abilità passive al nostro Colt. Queste modifiche, assieme alla selezione della zona e al cambiamento dell’orario, hanno luogo in una schermata disponibile unicamente prima di entrare nella zona selezionata.

La presenza di questa interfaccia, per quanto comoda ed intuitiva da navigare, spezza il coinvolgimento del giocatore attraverso numerosi caricamenti e altre schermate di riepilogo: una frammentazione dell’esperienza un po’ troppo esagerata. Diversi titoli possiedono schermate di selezione e inventario introdotte come menu contestuali: un esempio tra tutti è il Pip-Boy nella serie Fallout. Le alternative per rendere più fluido il passaggio da una zona all’altra e meno frammentata l’esperienza erano immaginibili e possibili, ma è giusto specificare che si tratta di una minuzia.

L’esperienza in singolo giocatore è comunque stupefacente e richiede un investimento di circa una ventina di ore per completare la trama principale. Ma bisogna anche considerare la possibilità di riaffrontare il loop con maggiori informazioni acquisite e mantenute in nostro possesso, così da rendere le ulteriori run di gioco meno pesanti e più libere per provare stili, approcci e metodi creativi per uccidere i Visionari. Completando la storia principale l’esperienza, comunque, manca di qualcosa: un vuoto colmabile con la modalità multigiocatore, la quale permette di vestire i panni di Julianna.

 

Deathloop recensione deathloop steam

Proteggi il loop

Nessuno immaginava la presenza di una modalità multigiocatore in un gioco come Deathloop, invece questa c’è ed è anche ben strutturata. Nel menu principale, i giocatori possono scegliere se spezzare il loop oppure proteggerlo. Nel secondo caso si impersonerà il sopraccitato personaggio di Julianna, antagonista di Colt. Il nostro obiettivo, quindi, cambia radicalmente: se prima era uccidere tutti i Visionari, ora è quello di proteggerli e appunto di uccidere Colt. Si tratta di una modalità sapientemente congegnata, che ci permette di invadere le partite di altri giocatori o dei nostri amici.

I due personaggi hanno differenti caratteristiche di base: Colt, una volta ammazzato, avrà la possibilità di ritornare in gioco per altre due volte, grazie al potere di “Ripresa” presente anche nel corso della storia principale. Un’animazione riavvolge il tempo e Colt è di nuovo nella mischia: il comportamento dei giocatori è, quindi, più avventato rispetto a quello più silenzioso e preciso di Julianna. La spietata sicaria ha a disposizione unicamente l’effetto sorpresa e un’abilità che le permette di mimetizzarsi, ma una volta messa al tappeto lei non tornerà più in vita come la sua nemesi.

Lo scontro in multigiocatore a prima vista può sembrare sbilanciato, ma in realtà ha un suo bilanciamento concesso anche dal level design: l’eterna battaglia tra Colt e Julianna è un mix adrenalinico che costituisce un perfetto contorno ad una storia principale già di per sé ottima.

 

Accessibilità

Spesso nelle recensioni questa sezione non viene quasi mai inserita, ma in Deathloop ci sono una serie di funzionalità che rendono molto difficile, o impossibile, fruire il gioco per persone con disabilità. Can I Play That?, sito di informazione e critica composto da giornalisti con disabilità, recensisce e parla di videogiochi secondo l’ottica dell’accessibilità e permette a tantissime persone che masticano un po’ di inglese di comprendere quali sono alcune delle barriere architettoniche che possono essere abbattute nel mondo dei videogiochi. Courtney Craven, co-fondatrice della rivista, ha fatto un’analisi molto interessante su Twitter che mette in luce alcune problematiche di Deathloop.

Tra queste c’è l’impossibilità di rimappare completamente i comandi, ingrandire i sottotitoli o modificare la grandezza dell’interfaccia utente. In tutto l’elenco stilato dalla Craven, uno in particolare riguarda la narrativa: Colt, durante le fasi di gioco, ha le allucinazioni e vede delle scritte sui muri e pavimenti che sono molto importanti per la storia e i toni della situazione. Secondo la giornalista, queste scritte non sono modificabili e il font è poco leggibile. Il consiglio, pertanto, è quello di leggere Can I Play That? e di prestare attenzione anche al tweet di Courtney Craven.

 

Deathloop recensione deathloop steam

  • voto finale
4

Considerazioni finali

Deathloop è un videogioco di pregevole fattura, caratterizzato da una storia accattivante e coinvolgente, con un design dei livelli incredibilmente accurato e ricco di particolari, che permette ai giocatori di valutare e tentare differenti approcci per riuscire a spezzare il loop e liberare la baia di Blackreef. Un prodotto ottimo, che mostra nuovamente la grande maestria ed eleganza di Arkane nell’elaborare opere stealth e immersive sim di grande qualità. Siamo davanti ad una spy story di fantascienza dal retrogusto piacevolmente pulp, accompagnata da una colonna sonora che incalza l’azione di gioco e regala canzoni per una grande playlist. Dispiace solo per la mancanza di feature per l’accessibilità, un’IA non perfetta e un’ottimizzazione per PC un po’ ballerina.

In ogni caso, uno dei titoli più attesi dell’anno arriva finalmente sugli scaffali e cattura l’utente in una struttura geniale, esplorando le grandi potenzialità del medium videoludico. Un loop dal quale è difficile staccarsi.

 

La nostra scala di valutazione

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