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No Man’s Sky Next – Recensione nel 2018

No Man’s Sky Next – Recensione nel 2018

No Man’s Sky era stato distrutto un po’ in tutto l’internet a seguito della sua uscita due anni fa. Anche noi di MMO.it, io in primis, avevamo dato seguito alle polemiche, recensendo il gioco in modo estremamente negativo e citando tutta una serie di promesse non mantenute: menzogne vere e proprie che uccisero la credibilità di Sean Murray ed Hello Games.

Da quei tempi, tuttavia, di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia. Oggi, con l’update Next su PC, PlayStation 4 e Xbox One, No Man’s Sky giunge alla conclusione di un percorso di miglioria che ha portato infine all’aggiunta dell’agognato multiplayer.

Per questo è opportuno rivedere le opinioni espresse in precedenza e proporre una recensione revisionata del titolo.

 

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Sia chiaro anzitutto questo: io sono più di ventitré anni che videogioco, bene o male, e non ho mai visto un cambiamento così grande in un titolo già rilasciato, che non fosse un MMO.

No Man’s Sky è stato completamente rivoluzionato praticamente in ogni suo aspetto, un po’ come se questo fosse il secondo capitolo e non semplicemente il primo aggiornato da quanti sono i cambiamenti e le migliorie.
Come con la recensione precedente, l’analisi inizierà a partire dai pianeti per poi addentrarsi nel volo atmosferico e infine nello spazio.

La parte di gioco “planetaria”, in cui si è fisicamente a terra sui pianeti, non ha niente a che vedere con ciò che si era visto in sede di release nell’agosto 2016. Innanzitutto, Next ha aggiunto la visuale in terza persona, sorprendentemente piacevole anche per chi, come me, predilige solitamente quella in prima. Una buona aggiunta che alcuni richiedevano e che tutto sommato male non fa.

Ma soprattutto la questione qui è quella del contenuto: delle feature; delle cose da fare.
Rispetto alla release, la quantità di attività è salita drasticamente. Già con l’update Foundation si era data agli utenti la possibilità di creare le proprie basi – e questo ha aperto tutta una nuova parte di gioco che precedentemente non era stata minimamente scalfita. L’acquisire risorse per craftare ciò che serve per la base e l’atto di costruirla in sé sono novità di estremo rilievo per un titolo che prima era sostanzialmente fine a se stesso e non offriva altro se non una “esplorazione” di tristi pianeti al giocatore.

 

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Peraltro, la scelta di un pianeta dove costruire la base è perfettamente integrata col resto del prodotto: i pianeti, migliorati drasticamente nella loro generazione procedurale, sono sufficientemente diversi gli uni dagli altri per offrire al giocatore un sacco di opzioni. Le creature, anch’esse proceduralmente generate, sono rivoluzionate rispetto agli aborti del gioco base. La flora è plausibile e perfino gli oceani brulicano di vita.
Sott’acqua è possibile costruire basi e strutture, e rispetto al prodotto base c’è perfino la possibilità (late game) di girare i pianeti con un veicolo.

Tutto, e questo è fondamentale, è integrato bene: per potenziarsi serve costruire la base, e per costruire la base servono risorse. Per ottenere le risorse occorre esplorare, e per esplorare meglio serve costruire la base. Il cerchio del gameplay sui pianeti si chiude in modo coerente.

C’è da segnalare comunque una certa penuria nella quantità di oggetti piazzabili e generalmente nella varietà delle basi: non siamo su Minecraft, per dirla in parole povere, ma per quel che il gioco pretende possiamo dare una sufficienza piena al comparto planetario e di base building. L’esplorazione, migliorata com’è stata, è insomma ben più che sufficiente.

 

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L’ingresso di una piccola base su un pianeta tropicale.

Il volo atmosferico, una volta saliti sulla propria navicella, non ha niente a che vedere con la ciofeca che era stata proposta nel gioco base. Precedentemente si era su dei binari e di fatto non si poteva salire liberamente oltre una certa quota, ed il controllo dell’astronave era terribile e castratissimo, limitando la libertà del player in modo incredibile e prendendolo anche un po’ per stupido. Oggi invece l’astronave si muove piuttosto bene all’interno dell’atmosfera, ed è possibile salire e scendere di quota quanto si vuole.
Si può quindi esplorare il pianeta dall’atmosfera, dall’orbita o da pochi metri dal suolo. Scontato, forse, ma non troppo: alla release non era così.

Una volta giunti nello spazio, la quantità di cose da fare aumenta. C’è tutta una buonissima parte dedicata alle Capital Ship, le navi giganti sulle quali si può atterrare, dette Freighter. Acquisendone una ci si può salire sopra, e perfino costruirci dentro tutta una serie di strutture della base planetaria, così da poter fare i nomadi spaziali. Dalla plancia di comando si può comandare una flotta di fregate più o meno numerosa – una delle forme di progress più late game che ci sono – e mandarle in missione.

Purtroppo, soprattutto in multiplayer, la parte dedicata alle Capital Ship è piuttosto buggata: spesso ci si bugga tra le texture e si cade nel vuoto spaziale, morendo senza speranza, oppure si viene catapultati fuori dalla nave dopo un warp. Inoltre non è possibile, ancora, evocare due o più Freighter: se si gioca in multiplayer, soltanto un giocatore può, per ogni sistema, utilizzare la sua nave madre. Ma pare che questo problema verrà presto risolto: restiamo trepidamente in attesa.

Il sistema di progress spaziale è stato decisamente migliorato nella scelta delle navi, anch’essa generata proceduralmente, e nella quantità di cose da fare e di opportunità offerte nelle stazioni spaziali, che però rimangono tutte uguali e prive di personalità.

Insomma quello che qui preme notare è che No Man’s Sky, da bozza infima qual era, oggi può veramente dire qualcosa: ha un gameplay coerente in tutte e tre le fasi di gioco, diverte e impegna. È poi ciò che si chiede ai videogiochi: coerenza e divertimento.

Anche lamentele di tipo “realistico” fatte a ridosso dell’uscita due anni fa cedono di fronte alle migliorie attuate nel titolo. Adesso i pianeti sono davvero corpi celesti grandi e possenti, lo spazio è veramente esplorabile e viene data quell’idea di grandezza e sterminatezza tipica del cosmo. I pianeti ruotano su se stessi creando il ciclo giorno e notte (non più quindi un’illusione, com’era alla release), ed è possibile atterrare in zone d’ombra, di luce o di crepuscolo.

 

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Il multiplayer è la ciliegina sulla torta di un prodotto migliorato drasticamente. Giocare con amici, seppure con qualche problema, è divertentissimo. L’architettura è prettamente peer-to-peer, quindi aspettatevi problemi di connettività se non siete dotati di buone connessioni.

In ogni caso l’atto dell’esplorazione è ancora più bello se fatto in compagnia, e alcune feature, come quella delle Capital Ship, si adattano perfettamente ad un utilizzo multi-utente. Fino a quattro persone possono partecipare alla stessa partita e, per esempio, entrare tutte nella medesima Freighter ed esplorare insieme, warpando di sistema in sistema e poi prendendo le proprie navicelle private e andando in giro ad esplorare, salvo poi ritornare tutti alla base per l’ennesimo salto nell’iperspazio. Molto bello.

Anche la cooperazione nella costruzione delle basi (un po’ buggata, a dire il vero) e nella ricerca delle risorse può rivelarsi determinante per tagliare il tedio: se più persone necessitano di risorse diverse, ognuno può andare a prenderne una e poi scambiarle, limitando quindi il farming selvaggio.

A parte la scala dei pianeti, che si stagliano giganteschi su uno spazio piccolo, le distanze sembrano comunque reali, rese bene dal nuovo sistema di guida nello spazio. Certo, gli asteroidi sono praticamente ovunque e in realtà un po’ tutto sembra fatto genericamente a caso, però la formula funziona: adesso il gioco ha davvero qualcosa da dire.

 

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Va però rimarcato come No Man’s Sky non sia il salvatore e redentore dei giochi dello spazio, nè il simulatore del tutto, nè sicuramente un complesso gioco spaziale dalle mille sfaccettature. È un’opera semplice ma gratificante, che adesso offre spunti di divertimento notevoli grazie al multiplayer e riesce a regalare soddisfazioni anche a chi solitamente si diletta in prodotti più multiformi.

No Man’s Sky è quello che è: un gioco in cui si gira per i pianeti e adesso ci si costruiscono le basi, con delle meccaniche che finalmente funzionano e che rendono giustizia almeno ad una parte delle tante promesse (mai realizzate) che erano state lanciate dal team di Sean Murray prima dell’uscita nel 2016.

Perdoniamo dunque la pubblicità ingannevole, le feature mai implementate e la chiusura comunicativa dei primi mesi? Ora in parte possiamo farlo. Rimane, per un’ultima redenzione, da aspettarsi un ulteriore lavoro di ottimizzazione sul prodotto e magari una strategia di comunicazione che perlomeno accetti gli errori passati, o al massimo che faccia finta di niente: il passato è passato e la prima versione di No Man’s Sky non esiste più. Ora è un gioco completamente diverso e molto, molto più gradevole.

 

 

3.5

Considerazioni finali

Perchè rilasciare un gioco con così tanto potenziale quando era così incompleto? Questa è la domanda fondamentale che bisognava porsi nell’estate 2016, quando No Man’s Sky uscì e fu stroncato da critica e pubblico.

A distanza di due anni, la situazione è migliorata drasticamente, al punto che bisogna fare un plauso agli sviluppatori per aver continuato ad aggiornare e a migliorare un titolo che già aveva venduto tantissimo.

Bravi quindi, Hello Games, per idee e realizzazione, un po’ meno per i tempi. Ma d’altronde, come si dice in questi casi, “meglio tardi che mai”.

La nostra scala di valutazione

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