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PLINIOUS EX MACHINA – L’IRRESISTIBILE FASCINO DEI GIOCHI MEDIOCRI

PLINIOUS EX MACHINA – L’IRRESISTIBILE FASCINO DEI GIOCHI MEDIOCRI

Hai il pomeriggio libero da impegni e doveri, una gran voglia di nerdare e almeno un paio d’ore di completa tranquillità. Potresti giocare ai migliori titoli che l’industria videoludica abbia sfornato, veri esempi di arte digitale.
E invece clicchi sull’icona di un gioco perculato da tutti.

Ovviamente sto esagerando un po’, ma è per rendere l’idea. Nella mia vita ho giocato tanto, e spesso a giochi belli. Non sempre però. Anzi, devo ammettere che più di una volta ho dedicato il mio tempo a giochi mediocri, non per forza brutti, ma sicuramente controversi.

I prodotti mediocri hanno un grande vantaggio, ed è quello che non ti aspetti niente da loro. Iniziando a giocarli senza un hype esagerato, spesso riservano delle sorprese in positivo. E poi, anche all’interno di un gioco non propriamente felice, puoi sempre trovare quella feature, quella meccanica di cui ti innamori e che ti porta a investire nel titolo più ore di quante ne avresti previste. Può essere un’ambientazione peculiare, il sistema di crafting, i dialoghi a scelta multipla o chissà che altro.

 

Alla ricerca del tempo perduto (giocando)

Proprio come i capolavori, i giochi mediocri ovviamente non hanno genere di appartenenza: possono essere GdR, MMO, strategici o persino giochi di guida. E spesso riescono nell’ardua impresa di rubarti il tempo che altrimenti avresti dedicato a un titolo ben più rinomato.

Volete degli esempi?

Nel 2005, mentre il mercato degli strategici era monopolizzato da quel capolavoro di Rome: Total War, io scelleratamente trascuravo il titolo di Creative Assembly per giocare a Imperial Glory, strategico ambientato durante le guerre Napoleoniche (una specie di Empire: Total War ante litteram).

 

giochi mediocri Imperial Glory

Non pago, un anno dopo mi recai al mio negozio di fiducia (Queen Computer Shop <3) per comprare Rise and Fall: Civilizations at War, un RTS piuttosto raffazzonato che impallidiva completamente di fronte allo stesso Rome. Ma fu ancora peggio quando colpevolmente trascurai The Elder Scrolls IV: Oblivion, non esattamente un giochino da poco, perchè troppo impegnato a vincere la Master League in Pro Evolution Soccer 2008 (col senno di poi, uno dei peggiori PES).

Non è finita qui. Nel 2009, mentre tutti gli appassionati di racing game si deliziavano con Colin McRae Dirt 2, io passai l’estate giocando a Fuel, un gioco di guida ambientato all’interno di open world gigantesco e liberamente esplorabile. Ambientazione post-apocalittica a parte, il gioco era una ciofeca a livello di gameplay e guidabilità delle vetture. Però caspita che tramonti.

 

giochi mediocri fuel

Nello stesso anno, invece di dedicare il mio tempo a Mass Effect perdevo le giornate giocando a Rise of the Argonauts, un action RPG ambientato nella Grecia classica. A un comparto grafico claudicante si aggiungeva un pessimo sistema di combattimento, però la trama che prendeva a piene mani dall’epica era tanta roba, per me che andavo al liceo classico.

Storia simile per Stronghold 3 e Stronghold Crusader 2, dolorosamente mediocri per me, fan della storica saga a sfondo medievale di Firefly Studios.

Anche in fatto di MMO non mi sono fatto mancare gli esempi. Potrei citare il fallimentare LEGO Universe, oppure Wander (che definire mediocre è un complimento: quello era proprio una schifezza), o ancora Linkrealms, che abbiamo strammato lo scorso ottobre per la gioia incontenibile di Asczor. E a dirla tutta anche The Elder Scrolls Online al lancio era un titolo poco più che mediocre, funestato da una marea di bug, problemi tecnici e di connettività, caratterizzato da un gameplay quantomeno piatto con centinaia di quest fotocopia e una scarsa libertà d’azione. Meno male che poi è migliorato, altrimenti sai che noia.

Potrei continuare ancora a lungo, ma la sostanza si è capita. A questo punto, la domanda è: perchè? Perchè dedicare tempo e attenzione con prodotti che non se lo meritano?

Non è facile trovare una risposta. Pensi che siano peccati di gioventù, e in parte sicuramente è vero, dato che quand’ero poco più che un bambino non sapevo discernere tra un gioco ben pubblicizzato e un gioco davvero bello. Però c’è dell’altro.

Forse è tutta una questione di testa. Perchè quando gioco a un tripla A particolarmente acclamato c’è una vocina dentro di me che dice che devo impegnarmi, che devo concentrarmi, altrimenti non me lo sto “godendo” appieno. D’altronde vorrai mica giocare a The Witcher 3 senza prestare attenzione alla narrativa? A Planescape Torment senza leggere ogni singola opzione di dialogo? A Oblivion senza quella mod che migliora incredibilmente il gameplay? Inevitabilmente, nella mia testa inizio a farmi un sacco di seghe mentali.

 

giochi mediocri Oblivion

Queste pressioni invece scompaiono di fronte a un titolo mediocre, che posso permettermi di giocare “male”, magari rushando senza fare molta attenzione alla storia. Paradossalmente è in quei momenti che penso davvero a divertirmi, che poi è ciò che bisognerebbe fare in ogni videogioco. Grazie a questo loro fascino perverso i giochi mediocri spesso riescono ad avvinghiarmi nella loro tela, un po’ come un uomo tenebroso piace più alle donne di un ragazzo acqua e sapone.

Insomma, questa è la mia confessione. E voi? Ditemi che non sono l’unico a cui capita. Scommetto che, là fuori, l’irresistibile fascino dei giochi mediocri ha stregato più persone di quante sembra.

 

 

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